Scrivendo guardando il Covid

28

Bastasse scriverne per dimenticare, senza remore né ripensamenti, cancellando l’occasione che questo periodo invece ce lo porteremo dietro per sempre, come il tempo, che sospeso ci ha chiusi in una bolla.

Momenti indelebili come il rapimento a Moro, Ustica, il 2 agosto alla strage di Bologna, Capaci e Borsellino, l’attentato alle torri gemelle, macchie indelebili di memoria, dove ognuno di noi si trascinerà addosso una storia, un sorriso, una maschera, mille maschere, milioni di maschere. Come se avere una piccola porzione di tessuto in viso ci facesse avere indietro questo anno di pensieri neri, dubbi, musica che muta scivolava sopra i vetri dei palazzi. Dove sui balconi sventolavano tricolori sbiaditi, quelli che non si vedevano dal mondiale 2006. Uffici che non erano veri uffici ma solo passaggi transitori allo smart working.

Feste negate, commiati rinviati o profusi sottovoce per quei cari per il loro ultimo saluto.

Ci ricorderemo di chi andava quattro volte al giorno a fare la spesa solo per non rimanere a casa; di chi non ha visto per mesi i genitori, gli affetti, l’amore lontano stretto in un lockdown trasformato giorno per giorno dentro il suono sfinente delle ambulanze, dei bollettini della protezione civile, autocertificazione a tempo. E di chi invece la mascherina la metteva sottobraccio come una pochette di Gucci. Oppure al collo, per fare tendenza, quasi fosse un nuovo ninnolo I-phone.

C’è chi questo Covid19 l’ha vissuto in trincea, medici, infermieri, che come soldati sono caduti uno dopo l’altro dentro una guerra oscura di un nemico subdolo; mentre le spiagge cominciavano timidamente a popolarsi, con la vana incoscienza, senza aspettarsi niente, quasi trascinati, quasi che abbronzati davanti al Covid potessimo essere più belli e quindi graziati.

Ma non c’è giustizia né meritocrazia, e il Covid19 questo lo sa, lui non fa prigionieri, prendendoti al petto, soffocandoti, togliendo le forze, il respiro, portandoti lontano, distante da tutto e tutti, per un lunghissimo, sospeso tempo, ovunque tu sia.


(Covid19, sbocciato nella primavera 2020)

(riflessione/pensieri/)

Scrivendo guardando il Covid- Roberto Serri