Scusa, ma non ti chiamo amore.

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Quando ci si definisce innamorati si elencano una serie di sensazioni molto forti, in alcuni casi destabilizzanti, come: “perdere la testa”, “cuore che batte forte” e tanti altri modi di dire per descrivere questo stato di euforia. Tutto ciò è molto bello, è uno stato di piacevolezza estrema che porta però con sè il rischio di perdere il contatto con la realtà.

Oggigiorno si tende a pensare che se non si è innamorati, non si può vivere un rapporto di coppia.

Ma deve necessariamente essere cosi?

Esistono storie d’amore che si rivelano fuochi di paglia, per i quali, una volta esaurito il sentimento, non ci sono più le risorse per rendere il rapporto più concreto, duraturo e più impegnativo.

I mass media ci propinano di continuo storie d’amore patinate dove i rapporti di coppia vengono spiattellati in una forma tale dove prevale l’esaltazione dell’amore romantico e passionale, del sogno d’amore, della magia dell’amore, ma poi… della maggior parte delle storie di questa infinita parata d’amore, non ne rimane più niente. Alcune di queste finiscono così come sono incominciate, e altre svaniscono come meteore.

Abbiamo imparato che l’amore è rischiare. Ma tutte queste storie di amore estremo, dietro celano sofferenze. Storie di abitudine, di chi ha paura di lasciare “per pena” e sentimenti messi in discussione perennemente. Persone che “muoiono di fame” nel vero senso della frase -eccessivo dimagrimento- depressione, autolesionismo, solitudine, isolamento, dissociazione di sè e chi addirittura compie atti violenti accecato dall’amore. Per cosa?

Un amore finito, che ha reso frangibile la persona. Questo è amare troppo.

Impariamo a volere bene agli altri e ad amare unicamente noi stessi.

C’è chi trae felicità e realizzazione da questa prima fase, ma allora sarà destinato ad una serie di inizi. Inizi fatti da gelosie ossessive, proibizioni, dedicare anima, tempo e tutto te stesso ad una persona, che non sei tu.

E se inizi non puoi smettere, devi farlo sempre, perchè ? Perchè è un obbligo, è la legge “di chi ama”.

Prova a porre le tue attenzioni su altri fattori, quelli che per te sono importanti nella vicinanza quotidiana, nelle consuetudini di ciascuno di voi, si può arrivare a un’ottima intesa non passando attraverso il trambusto degli spasmi amorosi, ma attraverso aggiustamenti reciproci che trovano la loro realizzazione nell’impegno quotidiano.

Questo modo di entrare in contatto con l’altro è più legato nell’agire con consapevolezza, – chi ama troppo si dimentica chi è davvero, perdendo la consapevolezza di sè – ma ci si può accostare con cautela, conoscerla in modo graduale, senza essere posseduti dalla frenesia di bruciare le tappe.

Sia chiaro che una situazione tale non si può etichettare come un rapporto di serie B, di contenimento o noia, anzi tutt’altro, sono i rapporti che durano di più nel tempo e che trovano stabilità. Un rapporto valido può nascere sì da una passione forte e romantica, ma altrettanto valido è il rapporto che non enfatizza la felicità subita.

Una volta passata la turbolenza d’amore si torna con i piedi per terra e ci si ritrova a fare i conti con il quotidiano, oramai dimenticato, le valutazioni e le considerazioni razionali – amare troppo è sinonimo di irrazionalità – che ci fanno rendere conto di aver dato troppo, e ci fa ricordare, e a volte ritrovare, chi siamo davvero.