Se Greta viene a dirci quello che già sappiamo.

Davvero bisognava aspettare Greta per prendere coscienza che stiamo gettando via il nostro mondo come fosse una cartaccia o un bicchiere di plastica?

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In questo brevissimo articolo non voglio parlare del tema che Greta Thunberg sbandiera ai quattro venti (per altro sono pienamente d’accordo con lei). Ma voglio mettere alla luce il meccanismo di amplificazione che ci desta dal torpore in cui troppo spesso viviamo e che i mass media cercano di cavalcare.

Guardiamo con ammirazione Greta.

Una bambina, una ragazzina che con il suo cartellone “Sciopero per il clima” sta riempiendo le prime pagine dei telegiornali e dei quotidiani da quasi un anno.

Guardiamo con affetto quel suo sguardo corrucciato. Ma proviamo a scendere nel suo messaggio, nelle sue modalità di comunicazione.

Davvero bisognava aspettare Greta per prendere coscienza che stiamo gettando via il nostro mondo come fosse una cartaccia o un bicchiere di plastica?

Purtroppo, noi esseri umani siamo fatti così: per prendere coscienza di quello che già sappiamo, abbiamo bisogno che qualcuno lo ripeta, lo sbandieri ai quattro venti, lo faccia diventare messaggio pubblicitario, notizia, scoop.

Sono sicuro che se Greta fosse stata una scienziata, una ricercatrice, una studentessa italiana, al massimo avrebbe conquistato un servizio secondario su un TG e una colonnina in un quotidiano.

Perché?

È lo stesso effetto che fa Roberto Saviano. Davvero dovevamo aspettare Gomorra per parlare di Napoli e della malavita infinita che non si riesce a debellare? Già l’omicidio a San Giovanni a Teduccio della settimana scorsa sembra dimenticato (dopo il saluto di Mattarella i TG non parlano più della situazione della periferia di Napoli).

Perché?

Probabilmente è colpa del qualunquismo che spesso riempie mass media e social media.

Qualunquismo può sembrare una parola offensiva, ma in realtà nasce addirittura da un movimento politico degli anni 40 di un certo (senza offesa) Giannini (www.treccani.it/vocabolario/qualunquismo/). Il qualunquismo è però definito anche come un atteggiamento di generica svalutazione di qualsiasi impegno ideologico.

Allora siamo abituati a prime serate in televisione a colpi di reality (ancora) o di tribune politiche che odiano qualunque cosa e chiunque. Per trovare qualcosa di veramente interessante bisogna scavare nei canali oltre il tasto sei (a parte la dinastia Angela e pochi altri che provano a illuminare il mondo della televisione).

E i social non sono da meno. Ritwittiamo odio, ripostiamo populismo.

Allora servono Greta, Roberto, Michela Murgia (si legga la polemica con Salvini di questi giorni).

Allora, scioperiamo e spegniamo la tv e i social.

O forse no, perché a dirlo non è Greta.