Soddisfazioni

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Descrivere ogni emozione di certo non è cosa da poco: ognuna di essa sarà complessa da spiegare, ci sembrerà sia indescrivibile o, quantomeno, ardua da raccontare a parole.

Ma come poter definire, come poter declamare l’emozione che ci sopraggiunge dopo una soddisfazione? Cosa vuol dire davvero esser soddisfatti?

“Satís” e “fàcere”, fare abbastanza.

Letteralmente significa questo. Laddove per “satís” potremmo leggere anche “sazio”.

Fare abbastanza, di conseguenza, rende sazi, ma forse sentirsi soddisfatti è qualcosa in più di quell’ ”abbastanza”.

Di certo, in ogni azione che si compie, non può essersi fatto il sommo, il massimo effettivamente realizzabile, né tantomeno se tale atto viene ricevuto.

Ma moralmente sì, la tensione verso la perfezione ci rende soddisfatti e questa condizione di “soddisfazione” si raggiunge solo e soltanto se, eticamente parlando, ognuno sente di aver fatto magari non il massimo, ma quantomeno il possibile, nei limiti che le stesse possibilità d’azione ci permettono.

E solo allora si avrà la sensazione d’essere leggeri, come fossimo vuoti, poiché pieni di tutto.

Molto spesso, troppo comunemente, ci si sente soddisfatti, ma non si dà il possibile, e in fondo lo sappiamo. Siamo allora “finti” soddisfatti, paghi di quell’atto che definisce solo l’apparenza, solo l’estetica, solo l’esteriorità.

E appagarsi solo di esteriorità, rendersi soddisfatti solo di apparenze diviene squallore; ma ancor più squallida è la consapevolezza inconscia, occulta, di non sentirsi leggeri, ma di avere un peso sull’animo.

Quel peso ci riferisce che, arbitrariamente, ci siamo presi una lode immeritata, ci siamo vantati di qualcosa di infimo.

E, inoltre, è bene aggiungere che solitamente tanto quanto si riceve, tanto si è dato. Basterà allora bilanciare il peso reale delle azioni compiute per capire, in base al peso più o meno lieve che ci si ferma sul petto, quanto ci si possa ritenere soddisfatti di qualcosa.

E chi si crede sempre soddisfatto, dubito lo possa essere davvero.

E chi, d’altro canto, si pone nell’insoddisfazione permanente allo stesso modo dubito lo possa essere davvero.

Di Rosa Giada.