Un amico sconosciuto

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Aveva sempre un sorriso per tutti, non solo per chi gli offriva una monetina per il suo cappello logoro e sfilacciato, ma anche per lo sguardo curioso di un bambino ,per una donna che aveva paura di sfiorarlo anche solo con lo sguardo e perfino per chi ,sprezzante,lo evitava o lo criticava aspramente

Il suo sguardo era buono e il suo portamento quasi elegante, cosí ben presentabile in un antico doppio petto blu dai bottoni dorati.

Portava intorno al collo un foluard di  seta e un fazzolettino dello stesso colore nel taschino della giacca.

I pantaloni strappati e rattoppati mille volte ,erano stropicciati, ma consrvavano una certa inspiegabile dignitá.

Se qualcuno gli offriva qualcosa, ringraziava cortesemente e ai bimbi mandava un bacio leggero, da lontano, con tanta delicatezza, un bacio impalpabile, ma pieno di dolcezza.

Era sempre nello stesso posto, all’angolo dell’uscita dei treni, con qualsiasi tempo, quasi una statua umana ,che ormai la gente si aspettava di trovare lî, tra l’edicola e la porta rotante della stazione.

Fu triste non vederlo piú dopo quelle terribili giornate glaciali di novembre, qualcuno chiese informazioni, qualcuno raccontò di una sirena assordante nella notte,in molti non si resero neanche conto che non era piú lui l’uomo che, tutte le sere, all’angolo della stazione tendeva la mano, troppo spesso invano.

Eppure era diverso, questi aveva due stampelle poggiate al muro e un abbigliamento meno elegante.

Ma stranamente nessuno se ne accorse