Una lettera per te

Tutto invecchia ma non il cuore ed i nostri sentimenti....

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Una lettera per te. Te la scrivo per dirti grazie per tutto quello che mi hai dato per essere sempre stato accanto a me.

Ti ricordi, come è sbocciato il nostro amore? Era di Maggio, il mese più bello dell’anno e profumato dalle rose, protetto e benedetto dalla Madonna. Con una partenza così, questo amore doveva andare per forza bene. Sono convinta, che tutto era già scritto nel grande libro della vita, dove ognuno nasce con un percorso già tracciato ,e che fosse stato il destino che noi ci dovessimo incontrare.

Difatti, quella Domenica pomeriggio, ero andata a ballare a Villa Sorriso, mai avrei immaginato che quel giorno, mi sarebbe cambiata così l’esistenza. Tu lì c’eri capitato per caso, mentre io, ero stata trascinata dalle amiche, per scansare un po’ di malinconia, che da un po’ mi accompagnava.

Lettera per te. Era un periodo molto brutto, avevo vent’anni e da pochi mesi avevo perduto mia madre.

Non mi potevo rassegnare, lei ancora era giovane, per me era l’unico punto di riferimento, senza di lei mi sentivo perduta. Per fortuna sei arrivato tu, che piano, piano, con tanta delicatezza, mi hai saputo consolare e farmi ritrovare la serenità e la gioia di vivere. Diverse volte, quel pomeriggio, m’eri venuto a chiedere di ballare ed io ti avevo risposto sempre di sì. Non so nemmeno il perché, forse è che nelle tue braccia ci stavo bene. Mi avevi colpito eri così serio, incuriosita ti avevo chiesto di dove eri, perché a Senigallia non ti avevo mai visto, a quei tempi tra giovani ci si conosceva tutti. Quando mi hai detto che eri di Ancona ti avevo chiesto: “Ma davvero sei proprio di Ancona?” Mi avevi risposto di sì.

Ti avevo guardato perplessa.

Noi eravamo un bel gruppetto di amiche e avevamo conosciuto altri ragazzi di Ancona. Devo dire la verità, non li credevamo tanto, ci sapevano fare con le chiacchiere, si credevano che con quella parlantina di poterci abbindolare e poi, alcuni, si davano importanza, perché venivano su dal capoluogo di regione. Gli piaceva di fare i grandi, si lodavano abbiamo questo, abbiamo quello, però quando li conoscevi più a fondo, scoprivi che non avevano nemmeno un soldo per far cantare un cieco, proprio come eravamo noi. Tu eri così diverso, con la tua serietà mi avevi conquistato.

Quella sera quando ci siamo salutati, mi avevi dato l’appuntamento alla Domenica dopo, ma io avevo un altro impegno.

Un’amica di mia madre mi aveva invitato per qualche giorno a Firenze, dove si era trasferita. Io ,all’infuori della mia città, non avevo mai visto niente, questo viaggio che mi pareva come la manna caduta dal cielo, non me lo volevo far scappare, quando mi sarebbe capitata un occasione così. E poi se devo dire la verità, anche se mi piacevi, di te chi si fidava! Chi ti aveva visto mai! Molti anconetani venivano su d’estate per andare a fare i furbi con le tedesche, e d’inverno volevano fare i bulli con le Senigalliesi . Ma noi ragazze, anche se eravamo di una piccola città ,mica eravamo tonte, non li stavamo nemmeno a sentire fin che non diventavano più seri.

Così ci siamo messi d’accordo d’incontrarci dopo quindici giorni.

Ti avevo dato l’appuntamento davanti alla casa di una amica, l’andavo sempre a prendere per andare a passeggiare giù lungo il mare. Quel giorno ero venuta anche in ritardo, convinta che tu non fossi venuto, invece eri ancora lì. E per fortuna che mi hai aspettato, come ci siamo rivisti c’è bastato uno sguardo, per capire che eravamo fatti l’uno per l’altro e da quella sera non ci siamo più lasciati. Così da quell’incontro che non avevo dato tanta importanza, scettica com’ero, invece era nato l’amore. Quando ci siamo fidanzati erano altri tempi, se due ragazzi innamorati che non vivevano nella stessa città non ti potevi vedere tutti i giorni e nemmeno telefonare, il telefono era roba da signori. I ragazzi che avevano la macchina erano solo “I figli di papà”.

Anche i treni erano pochi, così la lontananza è stata una sofferenza che è durata cinque anni.

Quando ci siamo potuti sposare eravamo così felici, ci sentivamo i padroni del mondo, eravamo giovani, innamorati e finalmente liberi di poter fare tutto quello che ci piaceva ,che cosa potevamo chiedere di più dalla vita! La vita con noi è stata generosa ci ha regalato una figlia ed un figlio straordinari ormai sposati. Mia figlia ci ha regalato due splendidi nipoti che sono tutta la nostra vita, ogni volta che ci abbracciano e ci dicono: “nonno o nonna ti voglio tanto bene!” Noi diventiamo pazzi dalla felicità. Peccato che abitano lontani e ce li siamo potuti godere poco.

Ora, da quel giorno che ci siamo incontrati, sono passati cinquant’anni, noi non siamo più due giovani e iniziano gli acciacchi, a volte mi pare di fare una sinfonia per tutte le volte che dico mi fa male qui o me fa male qua.

Ma c’è una cosa che è meravigliosa, il cuore non invecchia proviamo gli stessi sentimenti che con l’età sono diventati più profondi.

Oramai stiamo bene solo quando siamo insieme, e tenendoci per mano andiamo sempre avanti fin che il buon Dio vorrà. Ti voglio ringraziare per tutto l’amore che mi hai donato.

Mi hai fatto sentire così amata che nemmeno nei sogni più segreti avrei immaginato che un uomo mi potesse volere così bene. La cosa più bella e che ho molto apprezzato che mi sei stato sempre accanto tutte le volte che ho avuto bisogno di te.

Una lettera per te – di Maria Pia Marchetti