Una storia di guerra. Quel piccolo bambino …

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storia di guerra

Una storia di guerra – Poesia di Maria Pia Marchetti

Quel piccolo bambino era stato trovato
dai volontari della croce rossa
che dormiva sopra un prato.

Era sporco, sfinito, i vestiti strappati
e le gote ancora rigate di lacrime
per quanto aveva pianto.

I volontari piano, piano si erano avvicinati
e dolcemente lo avevano svegliato.
lui si era guardato intorno tutto addormentato
non si rendeva conto dove si trovasse.

Poi gli era tornato in mente
tutto l’orrore che aveva patito
e si era messo a gridare a squarciagola:
“Odio la guerra! Odio tutti quelli che sparano!”

Una volontaria vedendo quel corpicino
ancora scosso da singhiozzi
per fagli capire che lei
non gli voleva fare del male,
con dolcezza si era avvicinata porgendogli
un pezzo di pane e una tavoletta di cioccolata.

E le ha detto: “Hai fame?

Tieni e mangia tranquillo piccolino,
che poi ti accompagneremo a casa.

Ma lui tutto disperato rispose:
“A casa ma quale casa, che la mia
e i miei genitori non ci sono più!

Poi iniziò a raccontare l’orrore
che aveva vissuto dicendo che:
“Tutto era iniziato una sera
poco dopo che eravamo andati a letto
all’improvviso avevamo sentito che di fuori
stava succedendo qualcosa di terribile,
spari tanti spari gente che strillava ,
mia madre molto impaurita
aveva capito il pericolo incombente,
mi aveva fatto alzare in fretta
Mi aveva fatto entrare dentro l’armadio
e nascosto sotto tanti abiti
e mi aveva supplicato: “Qualunque cosa succeda
devi restare lì, fermo e buono
e per l’amor del cieli non parlare
con gli occhi pieni di lacrime lo aveva baciato.

Poi si era sentito sbattere
violentemente alla porta di casa
finche a forza di sbattere l’hanno abbattuta
erano entri uomini inferociti
che gridavano minacciosi
parole per me incompressibili.

Io che da una fessura dell’armadio
potevo vedere tutto, sono rimasto pietrificato
di fronte a tanta violenza.

Ma poi ho iniziato a sentire i lamenti disperati
di mio padre e di mia madre
che venivano barbaramente torturati,
per non voler cedere alla loro ideologia.

Ho provato tanto dolore, sentire tutte quelle grida
non poter fare nulla, mi straziava il cuore.

Di stare l’ nascosto non ce la facevo più,
stavo per uscire per correre là
da mio padre e da mia madre, stare con loro,
quando ho sentito una scarica di fucile
senza un grido per terra l’ho visti cadere.

Sempre più imbestialiti hanno iniziato a rompere tutto
E prima di andare via hanno incendiato tutta la casa
ed io sono rimasto lì dentro prigioniero
e impietrito dalla paura.

Capivo che con tutte quelle fiamme
per me non c’era più scampo.

Finche mi era sembrato di sentire
la voce di mia madre che mi implorava
di non aver paura e di uscire in fretta.

Dal terrore che avevo non mi ricordo
nemmeno più come avevo fatto ad uscire
da tutto quell’inferno.

Ho girato per un po’ di tempo nella città deserta,
quando stanco e affamato mi sono addormentato.

I volontari sentendo la sua tragica storia
con tenerezza l’ho hanno abbracciato
sapendo che negli occhi di quel bimbo
sarebbe rimasto per sempre
tutto l’orrore che aveva vissuto
anche se adesso l’avrebbero tenuto con loro.

Ma lui per tutta la vita avrebbe ricordato
quei momenti terribili
quando il padre e la madre gli avevano ammazzato!

Una storia di Guerra – Poesia di Maria Pia Marchetti