Una vita semplice

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Vi presento un classico:

Giobbe, romanzo di un uomo semplice di Joseph Roth, gigante della letteratura del Novecento.

La saga di una famiglia ebraica condensata in un libro che è quasi un racconto e che si legge tutto di un fiato.

Roth ci immerge nella vita di un uomo semplice. La modesta esistenza di Mendel, umile maestro che insegna, nella sua casa, la Torah ai bambini del villaggio, il tipico shtetl dei paesi dell’Europa orientale.

La giornata è scandita dall’orario delle preghiere, dei pasti, delle lezioni del pomeriggio. La casa è pervasa dal calore familiare allietato dai tre figli soggetti alla benevola seppur rigida disciplina paterna.

La banale, modesta ma rassicurante esistenza viene turbata dalla nascita di un quarto figlio, Menuchim, che si manifesta subito un bimbo malato, storpio, privo anche della parola.

E’ così che inizia il calvario della famiglia Singer, con il dolore e lo stupore di avere un figlio infelice mandato da Dio proprio in quella casa. E poi la chiamata in guerra dei due figli maggiori, la vita barcollante della figlia Miriam e poi, e poi….il viaggio ( o la fuga?) in America, la rinuncia alle ataviche tradizioni, allo svolgersi ininterrotto dei giorni tutti uguali, delle preghiere in sinagoga e delle cerimonie del sabbath..

Perché? Perché il dolore? Perché Dio ci mette alla prova?

Giobbe, uomo giusto e felice, venne messo alla prova da Dio che gli tolse i figli, la ricchezza e la salute, ma la sua risposta fu “Dio ha dato, Dio ha tolto: sia benedetto il nome del Signore”

Così è Mendel, come Giobbe non comprende perché Dio toglie tutto a lui che non ha mai commesso un peccato…ma forse non ricorda?

Non trova una risposta, e anche Mendel, nella sua disperazione, non nega l’esistenza di Dio, ma, come Giobbe, si piega pazientemente al suo volere mentre la moglie Deborah, sopraffatta dal dolore, si chiude nella sua disperazione, nel cieca e terrena fiducia nei confronti del rabbino che compie  miracoli; il rabbino ha promesso che un giorno suo figlio guarirà e lei aspetta pazientemente che arrivi quel giorno.

E’ l’epopea umana, che si eleva dal piccolo mondo quotidiano di vita e di rituali ebraici per rappresentare antropologicamente tutto il dolore di tutti gli uomini di tutti i tempi.

Per Mendel la salvezza è la fede incrollabile in Dio e alla tradizione ebraica, per i suo figli è l’America e la modernità, per altri è il destino , la sorte, il karma o il libero arbitrio…chissà..le risposte al dolore sono tante e tutte diverse.

Ciascuno di noi chiede il perché, cerca il riscatto dal dolore, dalle tribolazioni, e si trova a fuggire in qualche modo dal proprio mondo, dalla terra che ha visto nascere i nostri padri e i nostri nonni, alla ricerca di un futuro migliore, alla ricerca della felicità promessa.

Mendel è l’archetipo dell’ebreo orientale e della migliore tradizione yiddish, ma assurge in questo racconto a parabola di ogni uomo di ogni tempo, la sua è una vita semplice, una semplice vicenda umana.