Va’ dove ti porta il cuore

186

«Sai qual è un errore che si fa sempre? Quello di credere che la vita sia immutabile, che una volta preso un binario lo si debba percorrere fino in fondo. Il destino invece ha molta più fantasia di noi. Proprio quando credi di trovarti in una situazione senza via di scampo, quando raggiungi il picco di disperazione massima, con la velocità di una raffica di vento tutto cambia, si stravolge, e da un momento all’altro ti trovi a vivere una nuova vita.»

“Va’ dove ti porta il cuore” è il titolo di uno dei primi libri che mi ha colpito di più nella mia vita da lettrice: si tratta di una raccolta di lettere scritte da una nonna alla sua unica nipote, lontana, dove la prima si confida, racconta le sue giornate, scrive di ricordi e riflessioni su qualsiasi cosa gliene susciti. Fino a confessare un intimo passato nascosto per anni a tutta la sua famiglia. Spesso comincia facendo considerazioni su aneddoti della giornata, da cui possono derivare digressioni, scaturire vecchi ricordi; riempie le lettere di teorie dedotte dall’esperienza, che molte volte sembrano essere vere e proprie massime di saggezza.

L’autrice del romanzo è Susanna Tamaro, che, dopo aver esordito nell’ultimo decennio del 1900, sembra aver pubblicato un notevole numero di romanzi, racconti e libri per ragazzi.

Qui Olga, questo il nome della nonna, scrive alla nipote di tutte quelle cose di cui non riuscirebbe a parlare, specialmente a causa della diversità dei loro caratteri. La ragazza è sempre stata testarda, come sua madre. Per questo Olga vorrebbe avere con lei un rapporto diverso da quello che aveva con la propria figlia, per proteggerla come non è riuscita a fare abbastanza con quest’ultima, morta in un incidente lasciandole la bambina di cui prendersi cura. Ora che la bambina è diventata una donna, Olga ha solo il cane e i suoi fiori di cui occuparsi.

In queste pagine ci svela con sincerità e umana umiltà il suo passato: errori, tradimenti, rimpianti e motivi per cui essere grata. Questo ci viene raccontato per gradi, attraverso flashback, in un diario che non risulta banale bensì molto poetico. Per il tono introspettivo su cui è basato, il romanzo ha avuto successo un po’ in tutto il mondo, tanto da ispirare l’omonimo film del 1996. Il libro in questione è del 1994, ma nel 2006 è stato pubblicato il sequel “Ascolta la mia voce”, nel quale è la nipote ora la protagonista, in cerca delle sue radici.

Alcuni passaggi di “Va’ dove ti porta il cuore” sono toccanti, alcune riflessioni colpiscono tanto per la loro semplicità quanto per la loro veridicità. Come quelle sul destino: col passare del tempo, soprattutto “quando la strada alle tue spalle è più lunga di quella che hai davanti”, ci si accorge che esso non dipende solo da noi, e che dalle scelte che facciamo viene condizionata non solo la nostra vita, ma anche quella di chi ci sta vicino. Sembra davvero una frase banale, ma se ci pensiamo bene è la realtà. Olga scrive a sua nipote che la vita è piena di bivi e che “qualcuna di queste deviazioni l’hai imboccata senza accorgertene, qualcun’altra non l’avevi neanche vista; quelle che hai trascurato non sai dove ti avrebbero condotto, se in un posto migliore o peggiore; non lo sai ma ugualmente provi rimpianto. Potevi fare una cosa e non l’hai fatta, sei tornato indietro invece di andare avanti”.

Tra riflessioni sul tempo atmosferico e sui ricordi passati emerge timidamente la personalità fragile e preoccupata di una donna che per anni ha dovuto essere forte e che ora si confida in un paio di mesi di lettere, mai spedite. Il titolo del romanzo vuole essere per la ragazza un prezioso consiglio giustificato lettera per lettera dall’esperienza di Olga. Se riusciamo a capirlo, tale dono è innanzitutto per noi.