L’intrepida Giovanna va a far shopping: come liberarsi, in due sole mosse, del negoziante inopportuno

116

Vorrei citare un fatterello leggero, irrisorio, riconducibile allo scontro di due diverse concezioni: quella del negoziante indiscreto, educato al sospetto e quella del cliente, nella fattispecie la signorina Giovanna, l’anticonformista kamikaze per eccellenza che di suo voleva solo godersi con calma l’ORGASMO dello SHOPPING.

Come tutte le donne sanno bene, entrare a far la spesa in un”prendi tanto spendi poco” non è pura esplorazione, ma una perdita del sé appresso a tante cose inutili e carine. Un modo, insomma, per divagarsi dimenticando gli assilli quotidiani: il nirvana del consumismo.

Proprio così, lei vagolava a caccia del “Vetril“, con quel “segugio” del proprietario appresso, che invece a sua volta la stava proprio tampinando. (Ma quando se n’è accorta..!!) Sarebbe valsa la pena di sopportar tacendo, solo per lo sviluppo singolare che diede a quello scriteriato modo di gestire gli avventori.

Giovanna non gradisce l’insolenza, la malizia, né tutto ciò che è subdolo e cospiratorio: ne è allergica!

Per lei, che a volte pare quasi scusarsi d’esistere, certe licenze inutili e gratuite, palesano un’inferiorità dell’animo, anziché il contrario. Tale era l’indelicata diffidenza preventiva di cui, peggio di quanto sian soliti i colleghi, quel tizio stava ora veramente abusando.(Oltre ogni limite..!) Difficile non prenderla come una questione personale. Anche perché non mancavano certo due carine micro telecamere a far bella vista di sé. Dopo la quarta svolta a sinistra, di cui lo stolto segugio non s’era affatto vergognato..(ci tocca in media uno zuccone a testa ogni due mesi, con la relativa opzionale inkazzatura..)..l’altra decise di rendergli pan per focaccia: l’avrebbe fatto semplicemente impazzire. (La gente, fino a prova contraria, non va nei negozi per sentirsi il fiato sul collo, a tutti gli effetti insultata da quei comportamenti che pure in molti avranno riconosciuto…)

“Se non sei d’accordo, lo vai a far dalle tue parti, oppure installi telecamere, che oggi costano pure poco. E se non lo sai tu che le vendi..!”

Che spasso, dice, vederlo “Confuso e Infelice“, inseguirla nei cambi di corsia, da scaffale a scaffale, dietro ai ripensamenti studiati ad arte, e alle immancabili retromarce, con improvvise ripartenze. Sul finale, dopo aver trovato il prodotto che cercava, gli ha messo pure la ciliegina sulla torta. Proprio perché capisse qual’è il limite fra una malizia di routine, e l’aperta sfrontatezza. Gli ha fatto insomma il gioco del: “Cucù?” Proprio come in salotto (tanti) anni prima, faceva insieme a Popi, accucciate una di fronte all altra, separate dalla colonna del sottotavola, in salone. La testolina cicciosa cogli occhietti spalancati, simili a due acini d’uva, veniva consapevolmente ipnotizzata da quell’atmosfera di nascondimento.

Subito si coordinava al ritmo dell’allor giovane Giovanna, che appariva e scompariva qua e là della colonna, come pendola d’un “Cucù”.

Per poi riapparire all improvviso con spavento della micia (“gruu!!”) Ma anche accadeva il contrario: (scema d’una Giovanna!). Impagabile, ora, vedere la capa tonda del merciaio far lo stesso, fra l’incuriosito ed il perplesso, sempre più sbigottito e infine allarmato(!) per l’incomprensibile girotondo in cui l’assurda donnetta lo stava coinvolgendo. Zig zag fra gli scaffali. Destra..Sinistra..Destr..no:sinistra..No aspetta: destra!.Poi di nuovo destra..no, retromarcia!(“Cucù!?”). DA FOTO, l’espressione di quell’uomo, sempre più interdetto, che contrariamente a quanto s’aspettava, se la vide sbucare alle spalle d’improvviso, poiché..magra..s’era mimetizzata con la silhouette dello scaffale, a cui entrambi stavano ormai girando intorno.

Poi, con l’ultimo guizzo, s’era diretta al bancone, lasciandolo lì come un vero baccalà.

Nel mentre, la cassiera era ancor persa nel gioco del Sudoku, col quale ingannava il tempo.. Ma appresso arriva subito lui, trafelato. Apre di persona la cassettiera, e con gesto nervoso: “..Eco resto. Tu ppelò no viene più coppelale cua.. Tu no viene più! Capito?”  —Eh?! Ma perché fa così, è pazzo? I soldi non sono buoni? Mi spieghi: cosa le ho fatto?..–
(Lui non risponde, distogliendo lo sguardo con il broncio del bambino arrabbiato, che non sa, o non VUOLE..dire.)  –Allora..ma cosa le ho fatto?..
“Tu no viene pi qua. No viene piu: basta.”
—Ma perché!?
“Basta! Via, tu andale..!”
—Ma percheè?!..
(Niente! Il gestore non risponde più, limitandosi a mimare con un gesto il concetto sovraespresso..)
—-Ahò, ma mica sarai razzista per caso..!
“No, tu lazzista, tu lazzista!!.. Andale:basta!”

Vedi, chiunque pretenda stare in mezzo agli altri..a prescindere dalla propria nazionalità e cultura, dovrebbe farsi una disanima su come NON gli piacerebbe essere trattato, e comportarsi di conseguenza.

Nel caso di specie, cioè degli Esercenti (italioti compresi), dovrebbe esser chiaro che non esiste alcuna legge quantica, che possa tramutare in ladri, tutti gli organismi ogni qual volta varchino la soglia del sacro tempio: il negozio. Che rimane, pur sempre, un esercizio pubblico. Mentre invece, alcuni capatosta, si sentono come ancora dentro casa, magari in ciabatte, laddove i clienti figurerebbero come i purtroppo necessari invasori dell’intimità familiare. Eppure, è proprio questa l’impressione che si ha, entrando in alcune botteghe. (Il termine “bottegaio”;quando usato con disappunto, non è senza un motivo) A costoro bisognerebbe dire che, prima che acquirenti o meno, o taccheggiatori che siano entrano persone: ognuna con sofferenze pregresse, magari anche fresche e con la propria sensibilità da rispettare. A priori. Sennò, si resta a casa, a giocare col pulcino virtuale..senza improvvisarsi venditore solo perché c’è una certa legge Prodi che facilita le cose..

Tenere un negozio, o far bottega, è un’arte vera e propria, che prevede tatto, pazienza e intelligenza, senza retorica parlando…né ironia…

 ..Mia(h)o..!