Il colore Rosa e la storia di come ci ha distinti.

129

 

Ci hanno insegnato a distinguerci sin da quando siamo piccoli, un esempio lo facciamo con i colori. Tutine, vestiti e fiocchi rosa distinguono le femmine dai maschi, dove il blu è dominante.

Ma non è sempre stato così.

Nel 1918, Earnshaw’s Infants’ Department, rivista specializzata in vestiti per bambini, specificava anzi che «la regola comunemente accettata è che il rosa sia per i bambini, il blu per le bambine. Questo perché il rosa è un colore più forte e deciso, più adatto ad un maschio, mentre il blu, che è più delicato e grazioso, è più adatto alle femmine». Il rosa veniva visto più vicino al rosso ,mentre il blu veniva associato al colore del velo con cui veniva rappresentata la  Vergine Maria.

Nel diciottesimo secolo era perfettamente normale vedere un uomo vestito di un abito rosa con ricami floreali. Basti pensare al film “Il Grande Gatsby“, ambientato negli anni ’20, dove Leonardo Di Caprio in una scena indossa un abito gessato rosa. Oppure il fumetto dei Barbapapà, dove non era un caso che il padre fosse rosa e la madre nera.

A quel tempo i biglietti, i fiocchi dei nascituri, giornali non implicavano alcun significante di genere, il rosa era un colore asessuato.

Ma come siamo arrivati a trasformare il colore rosa associandolo ad una forte distinzione di genere? 

Negli anni successivi avvenne un’ assegnazione dei colori. Gli uomini cominciarono a usare abiti scuri legati al mondo degli affari, mentre i colori più chiari e tenui vennero associati alla sfera femminile. Così il rosa finì per essere identificato con le donne, divenendo presente nel vestiario, arredamento di casa e anche nei beni di consumo. L’abbigliamento di bambini e bambine iniziò a venire differenziato anche a causa della diffusione delle teorie di Freud legate alla sessualità e alla distinzione di genere.

Furono gli anni Ottanta a imporre definitivamente l’idea dei colori che segnalavano il genere d’appartenenza. In quegli anni si imposero definitivamente una serie di stereotipi legati all’infanzia e al mondo dei giocattoli: costruzioni, macchinine e soldatini per i maschi, bambole e cucine per le femmine.

A quel punto ebbero la meglio le strategie di marketing, e lo possiamo notare ancora oggi come veniamo distintamente differenziati.