Divagazioni sul tema: chi siamo noi giovani?

Cos’è cambiato? Chi siamo? Non lo so.

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“Penso che sbagliamo quasi tutto, nei rapporti con le donne, tra noi, con lo studio, in famiglia, nel lavoro. Io vorrei che noi parlassimo, veramente. Per cercare di cambiarci, di essere diversi, nei comportamenti, dai nostri nonni. Per essere ma veramente, nelle cose di tutti i giorni, rivoluzionari.”

Era il 1978 e nelle sale usciva Ecce Bombo, il secondo lungometraggio di Nanni Moretti, un film per l’epoca coraggioso, diverso dal resto della produzione italiana di quegli anni. Ecce Bombo raccontava i giovani ex sessantottini e il loro disagio, la frustrazione e il fallimento perpetuo di tutti i giorni. Si interrogava sul ruolo che avrebbero avuto nel corso degli anni, sul posto a loro più consono che si riduceva inevitabilmente alla sedia di un bar, alla stanza di un amico, ad un prato nell’infinito nulla della periferia romana. La cinepresa che riprendeva i loro movimenti era statica, immobile come loro: l’entrata e l’uscita dei ragazzi dal campo visivo stava come quasi a dire ci sono – non ci sono più – eccomi, sono tornato.

Sono passati 38 anni e qualche generazione ma l’interrogativo rimane lo stesso di un tempo: chi sono realmente i giovani di oggi? Cosa hanno in comune con i loro padri?

Non lo so. Non posso saperlo. Posso tirare a indovinare, dall’alto dei miei vent’anni.

Qual è quel filo immaginario che lega le due generazioni? Il nulla. È il nulla – il centro della nostra vita, della nostra esistenza – ora come trentotto anni fa. Di cosa parliamo oggi? Come ci rapportiamo agli altri? Parliamo di frivolezze, di argomenti campati in aria per compiacerci e compiacere gli altri, siamo maschere, siamo il grottesco, nascondiamo abilmente la nostra interiorità per dar spazio al nostro io esteriore. Preferiamo essere apprezzati per chi non siamo, ce lo impone la società, ce lo imponiamo noi. Smettiamo di essere dei rivoluzionari. Ci nascondiamo dal mondo; dalle nostre paure. Fissiamo il vuoto e diventiamo parte integrante di esso: perché non reagiamo? Siamo alienati: ci isoliamo per vivere meglio, viaggiamo con la fantasia da soli, in disparte. Non sappiamo aiutare noi stessi, figuriamoci gli altri. Il mondo gira frenetico e noi lì, fermi immobili ad aspettare, chi? cosa?

Poi ci troviamo a fissare lo schermo di uno smartphone. Salviamo e carichiamo la nostra immagine riflessa su un social network, ci serve per espiare le nostre emozioni, a farci sentire bene nonostante ci sentiamo inadatti. Invece di aprire gli occhi e concentrarci sul nostro sguardo, perso come noi, evitiamo di confrontarci con noi stessi. Ci piace fare così, forse siamo sadici.

E io sto divagando, mi sono perso. Come quei giovani di trentotto anni fa al tavolo di un bar, al caldo in una stanza o sul prato sconfinato di una periferia in rovina.

Cos’è cambiato? Chi siamo? Non lo so.

2 COMMENTS

  1. ti leggo dalla parte di quella generazione di rivoluzionari dell’infinito nulla! Fai riemergere dal passato un film che è stato un punto di riferimento per la generazione di noi “giovani” prossimi sessantenni! Hai stabilito così un contatto emotivo e intellettuale che abbatte quelle posizioni un po’ rigide e legnose che naturalmente si creano tra generazioni distanti. È vero, le tue domande erano le nostre domande e anche le risposte possono assomigliarsi. Solo gli strumenti sono diversi ma la tecnologia, prodiga di novità, fornisce mezzi ma non soluzioni! L’essere ribelli e rivoluzionari per noi era sinonimo di impegno politico e intellettuale, salvo poi sfociare in un nulla di fatto, affondato dagli idoli crollati! Il personale contributo che voglio lasciarti, ringraziandoti per i contenuti del tuo articolo, è che la rivoluzione riguarda noi stessi: se abbiamo il coraggio di affrontare il decisivo percorso di conoscenza della nostra propria identità. La conquista di onestà e verità che ne deriva rappresenta un condizionamento per gli altri, poichè noi non siamo più complici di nessuna “opportuna” falsità.