Siamo figli dell’esistenza che rinasce

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Fummo primi in questa lotta di piccolo esistere. Miracolati. No, non direi e non perché non sono credente. Non sempre il cavaliere si riconosce, il più delle volte si maschera da ossimoro e finge, recita, mugugna, miagola, non ruggisce, non scatena in sé l’emozione più cruda che lo domina. Siamo figli dell’esistenza che rinasce, della paura, della disdetta. Siamo figli del dolore e della gratitudine, a chissà chi. Tu lo sai? Siamo figli delle cicatrici che indossiamo con orgoglio e tanto timore, paura di mostrare il segno che rese fragile, cristallizzò il momento. Rottura drastica, frattura dell’osso che prescinde il volere. Siamo figli di Cisplatino, cara mia. Quel liquido che odiasti e vomitasti, ti fece contorcere lo stomaco e rigettare la tua anima, odiarla. Siamo figli di Contraddizione. Amiamo, stringiamo, strangoliamo e urliamo contro il nostro stesso veleno.

Libertà di espressione. Ce lo si può permettere ora. Ritratto dolce e genuino, sembra un disegno abbozzato di una bambina. È forse una fregatura?

Non credo, il mento vuole imparare ad abbassare l’aspettativa. Vorrebbe fare in modo di addolcire la mano che lo rese statua, imbevendolo nell’essere arto. Vuole forse credere in una rinascita? Detesto pensare ad una possibilità. Vorrebbe vuotare l’anima mescolata al senno. Vorrebbe rischiare ed abbandonare il veleno, portato sempre con caparbietà nella frazione di vissuto che l’accompagna alla scontrosa e fragile sonnolenza. Forse anche diurna la sua. Siamo figli della realtà che ci si prospetta.