Fino alla fine del mondo

14

Erano giorni che vagavo in quel mare di detriti e corpi accasciati. Mesi, forse, che avevo perso speranze e sentimenti, tanto che la vista della morte suscitava in me solo brevi sospiri di rassegnazione.

Quando era finita la società così come la conoscevamo? Non avevo neppure compreso come fosse iniziata la disfatta.

Una guerra, forse? O eravamo riusciti a distruggere il nostro pianeta ospite esaurendone le risorse? Dentro di me, continuavo a meditare su di un incidente nucleare… Inizialmente, ero uscito in cerca di risposte: dovevo incolpare qualcuno.Ed era difficile, senza internet ed i social media, poter arrivare alle notizie.

Eravamo ormai abituati troppo bene per sapercela cavare da soli…Ma infine non avevo una meta, trascinavo i piedi e non sapevo neppure per quale motivo.

Finché non lo vidi: un altro essere umano.

Ci fermammo, gli occhi spauriti. Quell’apocalisse non aveva migliorato la nostra razza… Molti avevano dato il peggio di sé, come bestie rabbiose messe all’angolo.

Eppure era davvero troppo tempo che non sentivo più neppure il suono della mia voce ed incontravo un volto con una parvenza di umanità.

Non avevo più nulla da perdere e, senza una ragione, mi avviai verso quell’uomo con un certo slancio.

Ci incontrammo a metà strada, tremanti.

Lui pareva mosso dal mio stesso bisogno di familiarità.

A nessuno dei due interessavano i trascorsi, la religione, il Paese di provenienza o il colore della pelle. Eravamo uomini. Eravamo sopravvissuti.

Ci abbracciamo, la testa poggiata sulla spalla dell’altro, come vecchi amici.

Piansi lacrime che non credevo neppure più di avere. Quel giorno trovai finalmente qualcosa da incolpare per la nostra resa: era stato l’odio.


Fino alla fine del mondo