Libertà per i giornalisti

Un appello alla libertà di parola che sembra venire meno oggi in Macedonia.

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Siamo nel ventunesimo secolo, beneficiari di tante conquiste tecnologiche, scientifiche e di tante possibilità di vivere su questa nostra Terra, questo pianeta, come se fossimo su un vero e proprio paradiso.

Sono sicura che noi stiamo amando tutti i rappresentanti del genere umano, nonostante le nostre diverse provenienze, i colori della pelle, le distinte nazionalità, le lingue che parliamo, nonché le nostre tradizioni o confessioni religione. Una sola cosa è certa: apparteniamo tutti al genere umano. Ma quanta sia effettivamente l’umanità in ciascuno di noi rimane una questione che debba essere discussa in un modo molto più analitico di quanto possa essere fatto in una semplice e sintetica informazione pubblicata su un giornale quotidiano o su una rivista. In un tale contesto ci troviamo a domandarci: dove sta andando oggi questa nostra umanità?

O meglio, dopo tutti gli enormi sforzi fatti da ognuno di noi, in ogni parte del mondo, per conquistarla, dove se ne è andata?

A tal proposito, discuteremo brevemente della questione giornalisti i quale sono portatori di una missione importante ma molto pericolosa. Forse, direbbero in molti, che è sempre stato così, avendo un giornalista degli obiettivi molto sfidanti: non solo devono provvedere a tenere informato il mondo sugli eventi rilevanti, le notizie utili, ma devono anche esercitare la professione in un modo onesto, rispettosoe con atteggiamento deontologico. Spesso lo devono fare buttandosi a capofitto in situazioni che possono metterli nei guai in modo da non essre in grado di uscirne se non a seguito di una lotta dura e penosa.

Nel mio paese, in Macedonia, attualmente i giornalisti sono una categoria di personaggi che sono sempre esposti alle percosse dell’opinione pubblica.

Sono sicura che non sia così solo nel mio paese. Più o meno succede dappertutto nel mondo, soprattutto laddove i giornalisti non sono appoggiati o protetti dalle strutture governative. Forse la dove regna la democrazia, dove reggono il diritto e la giustizia, essere giornalista non è una questione di cui si debba discutere. Ma nel paese che si proclama di essere democratico, ma professa il contrario, dove libertà del pensiero è di fatto proibita, dove la corruzione del sistema statale é tanto profonda da non rendere facile garantire il dirtto alla giustizia dovuta, dove la democrazia è solo un parola scritta senza significato, nonché vissuta veramente molto poco.

In un paese così, i giornalisti sono costantemente esposti alle percosse di coloro che vengono criticati.

In particolare dai potenti (pieni di denaro) che o vogliono nascondere qualcosa o che sono coinvolti in affari proibiti. Cioè dai governatori, coloro che creano la politica legislativa e da cui dovrebbe dipendere la democrazia vera e propria. Se un giornalista osasse toccare questioni che in qualsiasi senso possano essere minacciose o rischiose per le posizioni politiche dei governatori stessi, allora si arriva al punto in cui si mette in questione la libertà stessa. Laddove non si trovino adeguate “prove di reato” con i quali potrebbero essere incriminati, per poterli segregare in carcere, allora s’inventano delitti non esistenti.

Vengono imputati di delitti mai commessi.

Tale fu il caso di un nostro collega, il giovane giornalista, Zoran Bozinovski, a cui fu imputata la pena di spionaggio! Già detenuto in precedenza (dal 2013), a seguito dell’estradizione del paese nel quale faceva un “quasi spionaggio”, e senza riuscire a vedere la luce della giustizia perché il tribunale attuale, corrotto dal gruppo governativo, non mette all’ordine del giorno la sua procedura.

Zoran Bozinovski aspetta ancora di essere convocato davanti al tribunale, per poter dire la sua verità e non quella raccontata dagli accusatori.

Questo succede in un paese che proclama di essere democratico, ma in cui la verità che si vive, ovvero ciò che succede davvero, è testimone di due fatti completamente opposti. La corruzione ha talmente chiuso le porte alla giustizia necessaria, dovuta, obbligata a tal punto che la disperazione diventa uno stato d’animo non solo di questo giovane giornalista, ma di tutti coloro che potrebbero trovarsi in una situazione simile se osassero dire apertamente la verità.

E proprio la verità sembra rimanga profondamente nascosta da qualche parte, in modo da non per non poter mai uscire per vedere la luce di una giustizia, equa, non corrotta, non deviata.

Il caso di Zoran Bozinovski è un appello, una richiamo al mondo intero, ragionevole e democratico, che dovrebbe reagire per dare al nostro/i giornalista/i almeno il diritto di poter comunicare il proprio pezzo di verità e la ragione per cui fu, ed è ancora una persona sospettata, non gradita e perseguitata. Un appello al risveglio di tutte le associazioni giornalistiche che devono una volta per tutte “rischiarire” i compiti del giornalismo contemporaneo e tutti i rischi con cui s’interfaccia questa armata molto importante di intellettuali, senza i quali non si potrebbe mai parlare di progresso. Sono loro, infatti, i fautori di importanti passi in avanti grazie ad un punto di vista neutro di cui spesso necessita il mondo intero.

A seguito di un lungo sciopero della fame messo in atto da Zoran Bozinovski, l’associazione dei giornalisti Macedoni adesso richiede per lui la difesa della libertà. Questa è l’unica azione necessaria nelle condizioni in cui si trova il nostro paese e soprattuto il nostro sistema giuridico privato dell’oggettività neccessaria.

Lettera di Zoran Bozinovski scritta dal carcere

2 COMMENTS

  1. Grazie almeno per questo commento, purtroppo scriviamo e leggiamo noi che troviamo pocchissima libertà nel proprio paese. Forse ci stiamo illudendo che la libertà c’ѐ, ma in sostanza non c’ѐ, cioѐ si puo’ avere solo se siamo economicamente liberi: se posso pagare, ne avro’ anche il mio spazio per pubblicare miei articoli, se no, evidentemente che no. Tale ѐ anche la giustizia: Zoran Bozinovski non aveva avuto ancora la sua procceduura giudiziale. In tutto questo periodo ѐ in rimanda.