Allucinazioni

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Chi è senza peccato scagli la prima pietra” è scritto dietro al bancone di questo bar immaginario in un quartiere immaginario di Rio, o forse mica tanto, la scritta capeggia infatti dietro al bancone del bar della favela Rocinha nel quale un barista immaginario chiamato Joao Lopes, negro, con quattro anelli d’oro nella mano destra, sta preparando un cocktail eccezionale a base di rhum e coca.

Il cocktail Joao Lopes lo chiama “cuba libre”.

E’ una sua specialità, dice di averlo inventato lui in un lampo di genio, in uno di quei momenti eccezionali nei quali l’intelligenza frigge e i concetti fuoriescono come acqua corrente.
Joao Lopes è depresso. Non fatevi ingannare dalle apparenze: è depresso. Non fatevi ingannare dall’aspetto di uomo forte e muscoloso, il cuore di Joao Lopes è a pezzi. E il cocktail Joao Lopes sa benissimo di non averlo inventato lui, gli unici che si bevono le sue parole (oltre ai suoi cocktail) sono quattro avventori sdentati che non hanno il cellulare e non sono connessi a internet. Tutti gli altri avventori, nonostante la povertà e la favela, il cellulare lo usano e parlano qualche parola in inglese.

Joao Lopes è depresso.

Si tocca gli anelli nelle dita. La scritta “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” gliel’ha incollata dietro al bancone una missionaria italiana una decina di anni fa. A lui era parsa una bella frase. Ma oggi niente ha più senso, nemmeno quella frase.
Ma ecco che all’improvviso una biondina con un vestito corto si piazza davanti al bancone (il bar di Lopes è in un vicolo scuro, puzzolente e affascinante); è una biondina dalla pelle chiarissima, gli zigomi sporgenti, l’espressione da stronza. E’ una di quelle donne che a Joao Lopes lo fanno impazzire.

– Versami da bere, coglione – dice la biondina.

A Joao piace quando le donne lo insultano perché, quando se le scopa, gli fa ingoiare gli insulti (e non solo).
– Versami da bere, ho detto -.
– Baby – dice Joao – tu sei un’apparizione, tu sei la mia ragione di vita, stasera. Lo vuoi un cuba libre?
– E’ la bibita che hai inventato tu? Ne parlano tutti qui nel nostro circolo. Dicono che è eccezionale.
– Ti devo confessare, baby, che in realtà non l’ho inventata io ma uno scrittore americano che ha passato un periodo della sua vita a Cuba. Io gli ho rubato l’idea e l’ho venduta come mia ai quattro sdentati che si ubriacano da me.

– La sincerità ti rende sexy. – dice la biondina – Sei sempre così sincero?

– Solo davanti a una bellezza come te.
– A casa ho dei problemi con l’impianto elettrico, tu magari me lo puoi aggiustare … Ti va di venire da me?
Joao non crede alle proprie orecchie. E ai propri occhi. Se li strizza e, quando li riapre, si accorge che davanti a lui non c’è la biondina supersexy ma uno dei suoi soliti avventori sdentati in compagnia di una sua fiamma, sdentata. Versa rhum e coca in due bicchieri distinti. Prende sette reais dalle mani del tipo magro e se li infila in tasca. Quelli bevono tutto d’un fiato e se ne vanno.
Joao rimane malinconicamente a fissare il muro della casa costruita a pochi metri dal suo bar, lungo la salita che dall’entrata della favela porta al quartiere Roupa Suja.

Nel quartiere Roupa Suja c’è un asilo, un bell’asilo con degli ottimi insegnanti di inglese. Un bell’asilo finanziato dai donatori americani, ebrei.

Joao conosce la direttrice dell’asilo. Si chiama Marzia, è una donna molto forte, evangelica, tutta d’un pezzo, che era amica della madre di Joao prima che la madre di Joao morisse. Marzia è nata povera e si è fatta da sola. Da sola è riuscita a rialzarsi da terra, a costruirsi una vita e un asilo. Joao chiude la saracinesca del bar e la biondina tira la sua maglietta da dietro.
– Joao, sono qui!
– Meno male che sei tornata. Vuoi che venga a casa tua?
– Tu vuoi venire a casa mia? Allora seguimi!
La biondina corre tra i vicoli e Joao la segue coi soli sandali ai piedi e si sporca i piedi di fango e di escrementi; passa, dietro alla biondina, davanti a un ostello nel bel mezzo della favela, un ostello per turisti che si chiama Roupa Feliz. Dopo l’ostello la biondina gira e rigira tra i vicoli, scale, baretti, chiesette evangeliche di una stanza, due al massimo, case con le televisioni accese, gatti, cani, narcotrafficanti adolescenti armati , la biondina davanti e Joao dietro. I due arrivano all’entrata della foresta.

– In questa foresta è stata ammazzata e sepolta molta gente. Tu ci verresti con me?

– Io non ho paura degli spiriti – dice Joao e subito si pente di averlo detto perché lui, di fatto, ha paura degli spiriti.
La biondina entra nella foresta e l’odore del legno, l’odore della notte è acre, nella foresta oltre agli spiriti dei morti ammazzati, ci sono i pipistrelli e i serpenti. E ci possono essere narcotrafficanti armati, nascosti, pronti a sparare. La biondina corre, corre, dove vuole andare?
Si ferma quando ormai non c’è più strada, né un sentiero, e dall’alto della vetta la notte di Rio appare in tutta la sua bellezza: in lontananza il lago, il mare, i picchi delle colline, della Pedra da Gavea, le strutture della Scuola Americana in controluce. Un pipistrello esce veloce come un razzo dalla chioma di un albero e si avventa sul volto di Joao che si prende un bello spavento e si gira verso valle consapevole che il ritorno al bar non sarà facile per niente.

La biondina ride. Joao voleva farsi una sana scopata nelle foresta con la stronzetta ma, quando si è recuperato dallo spavento causato dal pipistrello, si accorge di nuovo che non c’è nessuna biondina, è solo.
“Chi è senza peccato scagli la prima pietra” pensa e si dice che l’indomani si recherà nell’asilo di Marzia e chiederà alla direttrice se lo accetta. Se lo prende con sé. Non come volontario né come barman ma come alunno. Sì, Joao Lopes, cinquant’anni suonati, vorrebbe tornare ad averne quattro o cinque e vorrebbe essere accettato come alunno nell’asilo di Marzia.
E’ con questi pensieri che, mesto mesto, trova il cammino del bar. Davanti alla saracinesca chiusa la biondina lo sta aspettando.

– Joao, sei pronto per farmi godere? – dice.

Joao la stringe a sé, la stringe alle sue spalle forti da negro e la fa entrare nel suo monolocale sgangherato, sopra al bar, il cui accesso è segnato da pochi gradoni di mattoni rossi, che lui non ha mai avuto il coraggio di dipingere di grigio.