Donne a cavalcioni d’asino di Sebastiano impalà

A Sebastiano riconosco il merito di essere uno straordinario “alchimista della parola”

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Dalla prefazione di Domenico Guarna

Non ho la presunzione di raccontarvi Sebastiano Impalà o la sua opera, ma spero di potervi trasmettere, con queste poche righe, uno spaccato della sua personalità che ritroverete tra le poesie di questa raccolta. Conosco Sebastiano da quasi un anno e mi sembra di conoscerlo da sempre. In pochi mesi siamo riusciti a creare un’amicizia solida che nel giro di poco mi ha fatto apprezzare la personalità di un uomo ricco dentro.

Sebastiano che attraverso la sua poesia si racconta, lo conobbi in occasione della presentazione della sua opera “Normanni e visi d’Arabi” dove m’illustrò alcune delle sue idee che subito mi conquistarono.

Ritiene ad esempio che la cultura sia un valore da condividere, che la poesia non sia un’opera da salottieri impenitenti ma che serva ancora oggi, o forse ancor di più oggi, per creare momenti culturali di condivisione come avvenne quel giorno di metà estate del 2017.

Egli crede che ancora oggi, il bello ed il buono, quello che i nostri padri greci chiamavano kalokagathia, debbano essere ricercati non solo nell’uomo ma anche in tutto quello che ci circonda, e che solo attraverso la ricerca costante di questi principi ci possa essere riscatto per la nostra terra e per la gente che vi abita.

La sua personalità vulcanica, energica, trascinatrice e passionale traspare nelle cose che scrive. La sua indole di viaggiatore emerge nei suoi scritti. Sebastiano saprà condurvi per mano in riva all’Arno con la poesia “Firenze, dicembre 2016” e poi a Roma tra i suoi silenzi e le notizie sui Tram, o ancora a Parigi con le sue luci o infine nei panorami della sua Sicilia.

Tema ricorrente è l’attenzione all’uomo contemporaneo che bene si coglie nella poesia “L’imbonitore di pensieri occasionali” dove emerge un uomo affaticato, forse ingiustamente accusato che trova ristoro solo nella bellezza del cielo.

La riflessione sull’uomo appare poi veemente nella poesia “Filosofo errante” dove l’uomo è in cammino sulle orme dei maestri del passato, disorientato per il vuoto che lo circonda dovuto ad un pensiero svilito dall’apparenza.

Sono poi chiari i rimandi che Sebastiano fa ai suoi affetti che vengono ampliati rispetto alla sua precedente opera “Normanni e visi d’Arabi” dov’era presente solo il legame con la sua terra d’origine, qui invece sono presenti anche gli affetti familiari oltre ad una poesia giovanile, “Iperuranio”, che molto ci dice sulla ricerca poetica che Sebastiano percorrerà da lì in poi.

Continua poi anche in questo scritto, la carica sensuale e passionale che vibra in molte poesie in modo ancor più chiaro e palpabile rispetto a Normanni e visi d’Arabi.

A Sebastiano riconosco il merito di essere uno straordinario “alchimista della parola” con le sue doti di ricercatore della stessa, riesce a creare versi di musicalità estrema.

E’ curioso per me rivedere quegli episodi che da racconto nelle pieghe di lunghe giornate diventano, trasformandosi, versi con un chiaro substrato filosofico e musicalità poetica.

Rivedo in questo libro che vi accingete a leggere l’essenza stessa di Sebastiano, fine osservatore e narratore delle umane passioni che con fare sornione osserva immagazzina e racconta.

Ma in questi suoi scritti vedo principalmente la grande vitalità che lo caratterizza, i suoi versi sono palpitanti, passionali e veri, attraverso queste sue opere in modo catartico si racconta e racconta l’uomo nei luoghi e negli incanti di questa terra.

E’ emozionante immedesimarsi in alcuni suoi versi e credo che questa sensazione pervaderà quasi tutti i lettori che si avvicinano a questo scritto con occhi curiosi ed affamati di vita.

Spero con queste poche righe, di avervi offerto una piccola chiave di lettura per entrare nel mondo di Sebastiano, un uomo dall’animo nobile, che cerca di raccontarsi e di raccontarci attraverso la sua poesia aprendo una finestra sul Mondo e sull’animo umano.

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