Il rischio (quasi un trattatello…)

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Vivere sulla Terra è stato da sempre rischioso. Il Sistema Solare addirittura è una compagine stellare e gassosa, che vive di equilibri sempre in bilico, in una fissità relativa all’osservatore. Rischiosa è stata poi la vita dell’uomo sul Pianeta. Immaginiamo gli ominidi, che vivevano sugli alberi e che poi discesero sul terreno, avventurandosi nella savana, a cercare di che sopravvivere; per non parlare della scoperta del fuoco e della sua accensione, con cui gli uomini primitivi rischiarono di bruciarsi i polpastrelli e non solo.

Possiamo dire quindi che la vita è rischio e che essa stessa derivi dal rischio. Il rischio è quella spinta in parte razionale ed in parte irrazionale, che permette di procedere in avanti.

Nascere è un rischio per il feto. Riuscirà il nostro eroe ad uscire dal tunnel uterino a colpi di testa e con il rischio di essere strangolato dallo stesso cordone ombelicale, che lo ha nutrito per nove mesi? Eppure l’orologio biologico, insito nella Natura, con una precisione svizzera, anzi diremo più che elvetica, al nono mese, giorno più, giorno meno, determinerà l’espulsione del feto dal corpo della madre, se non vorrà rischiare l’asfissia e poi la morte. E che dire del rischio che il feto corre fin dal suo concepimento? Se non sarà forte, perirà durante la sua formazione intrauterina e, se addirittura la donna non lo vorrà, sarà spacciato. La vita dunque è un rischio e solo attraverso il rischio si è fatta strada sul pianeta.

Oggi poi l’uomo rischia addirittura l’estinzione tra tempeste virali e turbolenze atmosferiche, in bilico tra la demenza umana e la sovrana sua intelligenza.

Anche la mia vita sentimentale è nata da un rischio, il più bello che io abbia corso. Innamorarsi è rischio di perdersi, ma anche di ritrovarsi e poi di perdersi e di ritrovarsi ancora. Innamorarsi è perdersi nell’altro, nell’accogliere l’altro, l’intruso, quello che non avevamo previsto, quello, semmai, che avremmo escluso assolutamente, se la razionalità non fosse stata offuscata dalla passione, quell’ondata travolgente che che la Vita stessa ha inventato, per poter proseguire il suo cammino, attraverso gli esseri umani, che nasceranno dal desiderio ardente o semplicemente dall’impulso sessuale, che appartiene ad ogni essere vivente e che ne assicura la continuità.

Rischioso è il momento in cui ci si dichiara all’altro, sia esso donna o uomo, non importa; rischioso per il dolore che dovremo provare in caso di non accoglienza, in caso di rifiuto. Il rischio è quell’impercettibile incertezza, che la ragione non può colmare; è l’adrenalina che ci spinge ad osare, a tentare dopo aver valutato il tutto.

Il rischio, però, può essere frutto d’incoscienza e può portare a conseguenze incontrovertibili. Può essere frutto di un malsano concetto di se stessi, che può portare appunto alla perdita stessa della vita. Il rischio implica l’esistenza di un pericolo incombente, che costella la nostra vita in ogni istante, anche se noi esseri umani abbiamo costruito delle certezze, per metterci al riparo da tutto quello che ci minaccia, illusorie sicurezze all’ombra delle quali proseguire, nell’oscurità dell’ignoto infinito.
Quando imperversò l’AIDS negli anni Ottanta, gli stessi rapporti sessuali furono minacciati attraverso il contagio, che travolse numerose “alme d’eroi”. Oggi il Covid19, l’innominabile, minaccia l’apparato respiratorio dell’uomo ed altri virus, meno invasivi, minano strati diversi delle società umane.

La Vita stessa però è più forte, sovrasta l’uomo ed il Pianeta; essa è come il sole, che prepotente sorge al mattino su tutto “l’emisperio”, per illuminare il cammino di noi tutti, vagabondi terrestri.
20 12 3020.


Il rischio (quasi un trattatello…)

Elena Opromolla