La sfida delle differenze – Mia moglie è bianca

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Robert-Hugues Yaovi Nagbe

Mia moglie è Bianca

A volte ci perdoniamo gli errori, mai le differenze.” Yasmina Khadra. L’intera sfida sulle differenze sta proprio in questo.

Quando questo venerdì, a inizio serata, il mio amico al telefono mi annunciò che desiderava passare a trovarmi, capii subito che qualcosa non andava bene. La voce di Magloire era appena udibile, come se cercasse di confidarsi, ma allo stesso tempo si tratteneva, una parvenza di miscela tra esitazione e dispetto.

Quindici minuti dopo era a casa mia.

Nonostante il freddo in questo periodo di harmattan ci sediamo sotto la capanna di paglia immuni dalla possibilità di essere ascoltati da parte della mia famiglia. Aveva appena bagnato le labbra nell’acqua offertagli come benvenuto e posò il recipiente. ”Deve essere qualcosa di molto grave”, mi sono detto e la mia mente per un breve tempo era partita alla ricerca dei possibili motivi di un umore così pesante. I miei pensieri indugiarono un momento sul padre di Magloire. Ma il “vecchio-giovane”, come affettuosamente lo chiamavano i suoi familiari portava ancora con orgoglio i suoi settantanove. A prova di questo, lo zelo e l’autorità con cui ancora gestiva la reggenza del Cantone Bunuta.

Il mio amico si schiarì la gola come per riportarmi da lui e cominciò con queste parole:

”Manu, io sono combattuto. Non so cosa fare perché la linea rossa è stata oltrepassata …”

Colsi questo momento di pausa per chiedergli se avesse problemi nel suo lavoro. Ma lui scosse la testa e continuò:

  • “Si tratta della mia famiglia, più precisamente il mio focolare. Questa volta la guerra è stata dichiarata completamente tra Carolina ed il vecchio, al punto che lei ha dato l’ordine a mio padre di non mettere mai più piede in casa nostra, altrimenti sarebbe stata lei a dover andarsene … Penso lei abbia esagerato; non avrebbe dovuto rispondere alle provocazioni della mia famiglia. I miei genitori non hanno mai digerito la mia scelta di sposare una straniera, per l’aggiunta una bianca.

Erano già passati tre anni da quando Magloire era tornata a stabilirsi nel nostro paese dopo gli studi agronomici in Russia.

Aveva aperto una propria azienda per accompagnare le aziende alimentari della sub-regione dell’Africa occidentale. Stava facendo molto bene sul piano professionale. L’anno scorso, sua moglie, la “bianca”, come veniva chiamata ironicamente dai suoi genitori, l’aveva raggiunto e da quel momento la coppia aveva avuto anche una bella figlia, Lynn. Cinque anni prima, Magloire e Carolina si erano incontrati presso la facoltà e presto convolarono a nozze. Fu uno shock culturale terribile per i suoi genitori. Suo padre non aveva mai nascosto il fatto che gli aveva riservato nel paese la principessa Mounira, per permettere a Magloire di avere il trono della loro località.

È vero che le relazioni della coppia con la bella famiglia erano tese, ma nulla fin li era sconvolgente.

Il fatto che Magloire e Carolina si sarebbero fermati all’unica figlia era considerato un affronto per il padre del mio amico. Pertanto non avrebbero avuto un figlio maschio. La speranza di portare avanti la tradizione di capi nella sua famiglia sembrava essere destinata al fallimento. Da allora, suo padre non nascose più la sua avversione per quella che ormai era considerata come una intrusa, ancora di più visto che non era in grado di partorire un “figlio degno”, un figlio maschio a suo parere.

Magloire continuò come segue:

“Sono pieno di dubbi ora, forse non avrei dovuto sposare una straniera. La realtà di Carolina è molto diversa dalla nostra. Eppure, mai prima d’ora ho amato una donna così …”

Queste ultime parole di Magloire mi colpirono come una spada nei polmoni. Non potevo crederci di aver udito quelle parole da qualcuno cosi istruito e moderno che, seppur cresciuto secondo le tradizioni dei suoi genitori, per molti anni aveva condotto una vita occidentale. Decisi allora di sfogarmi, per condividere con lui la mia esperienza coniugale. Spesso, le persone sono ben lontane dall’immaginare quello che ognuno vive nel proprio matrimonio nonché in tutte le interazioni quotidiane. La vita è tutt’altro che finzione. In quanto esseri viventi, abbiamo momenti di gioia, ma anche di pena.

Poco importa il colore della nostra pelle, la nostra età, le nostre origini, ognuno di noi ha punti di forza e di debolezza, paure e spesso preconcetti.

Magloire percepì immediatamente il cambiamento nel mio atteggiamento e scelsi dunque proprio quel momento per affrontare il tema con calma, compassione e fermezza: ”Carissimo Magloire, mi dispiace interrompere le tue parole; in questo momento ti comprendo perfettamente perché ho vissuto io stesso le stesse emozioni alcuni anni fa. Sì, la situazione è difficile, ma non disperata perché io oggi ne sono uscito più forte e determinato. Mia moglie Bianca che tu conosci molto bene, aveva subito gli stessi attacchi dalla mia famiglia. Era traumatizzata, poverina, ed il nostro rapporto era arrivato quasi fino alla separazione.

Eppure lei ed io siamo dello stesso villaggio, e siamo africani, come te, del resto.

I miei genitori ingiustamente la incolparono di una scelta che presi da solo per motivi personali. Aumentai, infatti, la distanza da mio padre che aveva abbandonati me ed i miei fratelli, per impegnarsi in un nuovo matrimonio. Nostra madre da sola aveva avuto molte difficoltà per garantire la nostra educazione, ma con l’aiuto di Dio ci siamo riusciti. Mia madre morì precocemente, senza poter godere dei frutti del suo investimento. Per me fu inaccettabile che il mio padre pretendesse di godere dei nostri successi quando non aveva mai fatto nulla per aiutarci.

Pertanto, il mio atteggiamento verso di lui è molto rigido, anche se gli altri miei fratelli sono sempre stati meno intransigenti.

Improvvisamente, mio ​​padre affermò che visto che tutti noi avevamo sperimentato la stessa miseria ed io più degli altri, mi comportavo con insolenza, secondo lui ero influenzato negativamente da mia moglie, ed ancora peggio da suo padre. Questa è stata l’ultima goccia. Sono passati più di trenta anni, questo è vero, da quando mio suocero mentre lavorava all’estero mandava sempre i soldi a mia moglie ed ai figli lasciati alle sue spalle, affinché costruissero una casa.

Questo denaro fu invece letteralòente sperperato dalla sua stessa famiglia, tra cui anche dal vecchio nonno.

Quando tornò aveva chiesto i resoconti e gli dissero che non avevano mai ricevuto nulla da lui. Dopo aver perso ogni fiducia in suo padre, egli si trasferì con la moglie ed i figli in un’altra città tagliando per sempre i ponti con la sua famiglia. Quando fece la mia conoscenza e venne a sapere che ero del suo stesso villaggio, esitò molto prima di accettare a concedermi la mano di sua figlia. Senza dubbio la mia sincerità ed il grande amore che ho per la figlia giocarono a nostro favore. Egli non poteva quindi in nessun modo influenzarmi, e tanto meno la propria figlia. Eppure, mio ​​padre ostinatamente continuò a pensare che il mio suocero volesse allontanarmi da lui, perché lui stesso si era allontanato da suoi genitori, nonché per l’avversione verso Bianca, mia moglie.

Affinché la situazione non diventasse insopportabile per lei, mia moglie mi incoraggiava sempre a rivedere la mia posizione e di tanto in tanto, inviava regali a mio padre.

Tutto questo non bastava, mio ​​padre voleva separarmi da lei per farmi sposare una cugina. Ogni volta che ne trovava l’occasione, continuava a dirmi che la prole di mio suocero era stata educata ad odiare perché anche lui era pieno del solo odio che seminava dappertutto intorno a se. Bianca, con queste insinuazioni aveva deciso di lasciare a me la mia “libertà”. Se non fosse stato per la saggezza dell’intervento dei nostri due testimoni di nozze, tra cui Andrea, un collega tedesco, la mia famiglia si sarebbe frantumata …

A poco a poco, mentre parlavo, sentivo sempre di più come Magloire si stesse rilassando esprimendo un’aria di stupore. Alla fine, si scusò per aver ceduto alle pressioni di suo padre e promise di venire a patti con Carolina. Gli dissi che fosse la cosa migliore da fare. Immediatamente corse fuori a pendere nell’auto una bottiglia di whisky. Bevemmo un sorso e la nostra discussione proseguì su temi meno gravi. Prima di lasciarci, trovai l’occasione per dirgli che il problema non è la nostra differenza in quanto ognuno di noi nasce unico ed ha una identità unica che è la somma dei nostri geni, l’ambiente in cui operiamo e molte altre cose.

Il problema sono i pregiudizi che abbiamo sulle vicende e le paure che si scatenano. È piuttosto questo lo spirito che dobbiamo ricostruire per poter vivere insieme in modo armonico.

Anthony Horowitz scrisse in The Silk House: ”Avreste potuto mostrare una goccia d’acqua a Holmes, e lui avrebbe dedotto l’esistenza dell’Atlantico. Me l’ avreste mostrata a me, ed io avrei cercato un rubinetto. Tale è la differenza tra noi due.”

Nota biografica: Robert-Hugues Yaovi Nagbe, è originario del Togo, piccolo ma bellissimo paese in Africa occidentale. Ha fatto il 1 ° e 2 ° grado degli studi di master in sociologia presso l’Università di Lomé, e per più di un decennio si è dedicato al mondo associativo. Gli impegni non l’hanno allontanato dalla sua passione, la scrittura, dato che sognava già da bambino di diventare giornalista. Era la professione che avrebbe soddisfatto le sue aspirazioni. Nobile professione che crea la possibilita diventare un creatore di opinioni. Questo sogno verrà purtroppo infranto perché i suoi genitori non hanno avuto abbastanza soldi per pagare i suoi studi di giornalismo fuori dal Togo.

Nonostante questo, ha sempre il piacere di scrivere le sue oppinoni personali e mettere su carta le analisi dei fatti sociali, culturali, tradizionali. Inoltre, è un bravissimo caricaturista, raccontando gli eventi con disegni rappresentativi dei temi attuali. Questa inclinazione naturale tornò a galoppare quando scoprì i social network. Dal 2013 fa parte dalla famiglia di mondoblogueurs RFI .

Scelta e traduzione dal francese a cura di Biljana Biljanovska.