L’ironica storia della vita burlona

Viviamo, a mio avviso, in un mondo che esalta l’autocommiserazione e la falsa modestia, dove le persone riescono a usare frasi come “che vita di merda”, “devo dimagrire” o “voglio morire”, davanti a qualsiasi cosa, a qualsiasi situazione.

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Ma quanto sono bravi tutti intorno a noi? A volte mi capita di pensare che viviamo in un tempo fantastico. Un tempo nel quale tutti sono, o per lo meno si credono, migliori degli altri. Un tempo in cui chiunque riesce a parlare di sé stesso e di quanto sia incredibilmente eccezionale. In realtà spesso noto anche e specialmente quanto alcune persone parlino male. Si lamentano di sé, della loro vita e della loro situazione, riuscendo comunque ad uscire dalla conversazione con un’immagine di loro migliorata (almeno all’apparenza). Viviamo, a mio avviso, in un mondo che esalta l’autocommiserazione e la falsa modestia, dove le persone riescono a usare frasi come “che vita di merda”, “devo dimagrire” o “voglio morire”, davanti a qualsiasi cosa, a qualsiasi situazione.

Ma cosa ottengono? Compassione? Pietà?

Sicuramente non fanno niente di costruttivo, o di realmente autocritico, che li porterebbe forse a migliorarsi.
Quello che voglio dire è che non esiste, secondo me, nessuno che veramente sia convinto di avere una vita di merda, se non appunto per il fatto che egli, producendo una tale cacofonia, nonché una frase utile solamente ad autosuggestionarsi, arrivi a convincersi di essere “depresso”.
Attenzione, non sto dicendo che nessuno stia male, non sto dicendo nemmeno che non lo si possa dire, ci mancherebbe, il dolore e la depressione sono stati d’animo reali quanto legittimi.

Ciò che denuncio è l’abuso che viene fatto richiamandoli continuamente, una sorta di “al lupo, al lupo” della sofferenza.

Ci sono tante situazioni dove non servirebbe altro che un po’ di positività, magari condita con la vera rarità di questi anni ’10: l’ironia. Già, l’ironia, quel magico potere che ti permette di sorridere alla vita anche quando lei ti prende in giro, applicando un po’ di sana arte del non prendersi sul serio riuscendo di solito a stare almeno un po’ meglio. Sicuramente ci sono degli esercizi utili, come sorridere, farsi aiutare dalla musica, uscire, chiedere compagnia a chi abbiamo vicino o con sincera semplicità stare male come punto di (ri)partenza.

Provateci se vi capita, la vita è una cosa meravigliosa, pensate a quante opportunità ci ha dato, quante ce ne sta dando adesso e quante continuerà a darci: non finisce finché non è finita.

Come dice un uomo saggio (mio nonno, che a 83 anni è maestro e campione di ironia): “Voglio morì da vivo!” e allora anche voi, VIVETE! Apprezzate ciò che avete fino in fondo! Soffermatevi a sorridere, fissate il vuoto, o il cielo, o quello che volete e pensate a ciò che vi rende un pelo più felici: il fatto di avere la possibilità di studiare, o di poter comunque arricchire la propria cultura leggendo o andando ad un concerto, ma più semplicemente anche andare a fare una passeggiata per guardare le decorazioni di Natale con il freddo che carezza il viso attraverso la sciarpa.

Non c’è nessuno che non abbia almeno qualcosa per cui essere contento, anche quando le cose vanno male, perché è innegabile che accada (chi vi scrive ha appena lasciato il telefono all’aeroporto di Manchester), il punto sta nel prendere le cose con leggerezza forse, capendo che il valore degli eventi lo attribuiamo noi, che -e ci tengo a ripeterlo- va bene soffrire, va bene stare male, va bene piangere, ma come punto di partenza della risalita: stare male non significa abbandonarsi al dolore, deve essere l’inizio di un percorso che, grazie all’energia positiva che ci metteremo, ci guiderà a metabolizzare l’evento che ci aveva buttato giù. La vita in questo senso è una gran burlona che ama giocare, sta a noi decidere se lo fa ridendo con noi o di noi.

In copertina: 3 foto scattate durante il progetto Re-Naturing, Georgia, 2018. Tutti i diritti sulle foto appartengono a Francesco Pipparelli, la riproduzione è concessa su consenso scritto dell’autore stesso

L’ironica storia della vita burlona – Di Francesco Pipparelli