O donna mia, non vedestù colui
che ’n su lo core mi tenea la mano
quando ti respondea fiochetto e piano
per la temenza de li colpi sui?

E’ fu Amore, che, trovando noi,
meco ristette, che venia lontano,
in guisa d’arcier presto sorïano
acconcio sol per uccider altrui.

E’ trasse poi de li occhi tuo’ sospiri,
i qua’ me saettò nel cor sì forte,
ch’i’ mi partì’ sbigotito fuggendo.

Allor m’aparve di sicur la Morte,
acompagnata di quelli martiri
che soglion consumare altru’ piangendo.

– là dove Amore e Morte si alleano, come sempre del resto, a danno degli uomini innamorati come il poeta, il quale, rivolto alla sua amata, le domanda prima se quella volta si accorse della presenza di Amore, quando si fermò da lui come un valente arciere siriano disposto a uccidere, e le ricorda poi che Amore lanciò come dardi nel suo cuore i sospiri tratti dagli occhi della donna, costringendolo a fuggire in preda allʼangoscia, a quel punto apparendogli la Morte insieme ai tormenti che di solito affliggono lʼuomo quando piange.


‘O donna mia, non vedestù colui’

di Guido Cavalcanti