Amelia Rosselli: la poetessa “esule” che volò dal balcone

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Roma via del Corallo numero 25 si sale su una scala piena di storia conduce all’appartamento minuscolo, una mansardina dove abitava la poetessa Amelia Rosselli.

L’11 febbraio 1996 aprì la finestra di quell’appartamento e dal quinto piano si gettò, concluse così la sua vita, che solo attraverso la poesia placava a tratti. Un accento inglese, una erre un po’ francese, una padronanza sicura dell’italiano, una star della poesia, che riusciva a camuffare i suoi soggiorni nelle cliniche, dove cercava di placare il suo mal di vivere, la sua schizofrenia. Musicista e poetessa, che ha inventato una lingua nuova per narrare il suo dolore. Un’esule sin dalla nascita, la madre attivista del partito laburista inglese, il padre assassinato, un trauma che si porterà dietro per tutta la vita. “Tutto il mondo è vedovo”. Da allora Amelia Rosselli si sente osservata, seguita dai servizi segreti, un ‘ossessione, che la spinge a vivere una vita da “rifugiata”, mentre parla di questa ossessione, del travaglio più intimo lo cela.

“Non sono un’apolide, sono di padre italiano, nata a Parigi dove lui era fuggito dal confino a Lipari”.

Nell’isola del confino il suo concepimento. una vita in movimento in Inghilterra, in Canada, negli Stati Uniti, ma non come figlia del mondo, come cosmopolita, ma in fuga come un’esule. La musica è la sua prima passione, nel 1962 recita con Carmelo Bene. Nel 1948 inizia a lavorare come traduttrice e grazie a Rocco SCOTELLARO si avvicina al gruppo 63, pur senza riconoscersi nella loro poetica. Anni 60 si iscrive al Pci, le sue poesie attirano Zanzotto e Pasolini sarà proprio lui a presentarla al mondo letterario. Comincia a scrivere per L’Unità e Paese Sera, Raccontare la sua innovazione poetica diventa un ‘operazione affascinante, una lingua plastica con prestiti linguistici e neologismi, una lingua particolare per una poesia vertiginosa, dove il suono ha un ruolo importante per raccontare i suoi drammi personali dalle perdite, prima del padre, poi della madre, dalla persecuzione politica ai drammi intimi.

Amelia Rosselli

Esaurita dirà qualche biografia, subisce anche l’elettroshock, la diagnosi di schizofrenica paranoide. A 39 anni si manifestano anche i primi sintomi del morbo di Parkinson. 11 Febbraio 1996 da poco uscita dall’ennesima casa di cura sceglie la stessa data della poetessa Silvia Plath, poetessa che amava ed aveva tradotto. Scrivere è chiedersi come è fatto il mondo, per questo tanti poeti muoiono giovani o suicidi, dirà in un’intervista a Sandra Pertignani. In questo tempo così slabbrato, rinchiusa nel mio eremo della solitudine, vado esplorando le parole della poesia, della scrittura. E’ l’unica strada in questo tempo imprigionato Amelia Rosselli, una poetessa da riscoprire con il suo albero genealogico intenso, intrecciato dalla parentela tra i Rosselli e Pincherle.