Francesca Paolucci Vampira

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Quando si pensa a un possibile collegamento fra la fumettista/poetessa/scrittrice Francesca Paolucci e i vampiri, la prima cosa che viene in mente è la sua versione a fumetti, molto libera, della lesbo-vampira Carmilla creata da Sheridan Le Fanu, ma lei stessa ha interpretato il ruolo di vampira in tre piccoli cortometraggi amatoriali che, sebbene girati da registi diversi, per la sua sola presenza potrebbero costituire una sorta di ideale “trilogia vampirica”.

Il primo fu “Italian Lares Massacre”, del 1997, progetto sconclusionato di un gruppo di ragazzi (soggetto, sceneggiatura e regia erano di un giovanissimo Andrea Cavaletto, poi divenuto sceneggiatore cinematografico, oltre che di fumetti importanti come Dylan Dog, Martin Mystere e Tex). Avevano bisogno di qualcuna che interpretasse la Regina dei Vampiri, e non avevano trovato fra le loro amiche qualcuna disposta a farlo. Questa “Vampira Madre”, che nel corto rimaneva incatenata quasi tutto il tempo, veniva schiavizzata da un vampiro che, durante un rito satanico con i suoi seguaci, doveva violentarla e fecondarla per farle dare alla luce un potente e letale Lare malvagio, uno spirito etrusco dei morti.

L’anno successivo arrivò la prima collaborazione col regista Federico Casadei (che poi la dirigerà in altri corti), che le chiese di interpretare una vampira in “Vampire”, un breve cortometraggio senza dialoghi. Recensendo “Vampire” sulla fanzine “Ultratumba”, avevo scritto:

“Vampire”, girato nel 1998, pur nella sua brevità, contiene alcuni dei momenti estetici più affascinanti della filmografia del regista Federico Casadei: inquadrature sghembe, giochi di specchi, scenografia irreale, onirica. A livello visivo il corto si apre con una scena di grande magnetismo, in cui Francesca Paolucci, avvolta in un mantello, guardando direttamente verso la macchina da presa, sembra voler ipnotizzare lo spettatore. Francesca ci guarda in una ripresa dal basso, quasi verticale, espressionista, tramite quale Casadei rende evidente chi è la dominatrice e che siamo noi i dominati.

Il magnetismo è così potente che è impossibile distogliere lo sguardo dallo schermo.

Francesca ci ha ormai in suo potere, proprio come sarà per Deborah Venturini, vittima predestinata, che aspetta, stesa su un letto, la misteriosa donna. Francesca, il cui viso è pietrificato in un’espressione distante, apre il mantello e cammina verso la macchina da presa. Viene verso di noi poco a poco, senza fretta, così come è giusto che accada in una dimensione onirica. All’ultimo momento, quando Francesca sta per raggiungerci, Casadei decide di mostrarne il corpo attraverso una carrellata di primissimi piani che inizia dallo sguardo, passa al seno, per poi riportarci di nuovo davanti ai suoi occhi. Lo sguardo del regista scende, risale, si sofferma sull’anatomia della donna, cogliendola in tutta la sua bellezza erotica: sembra già volerci suggerire che l’esaltante femminilità di quella che scopriremo essere una vampira può portare alla rovina chi ne rimane soggiogato.

Francesca Paolucci tornò infine a recitare il ruolo della Regina dei Vampiri nel 2002 in “Alla luce del sole”, un cortometraggio horror di ambientazione storica diretto da Francesco G. Iervolino, scritto in collaborazione con Manuel Crispo.