Giornata internazionale della poesia a Belgrado

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Ieri, primo giorno primaverile, ovvero quando mitologicamente Demetra riesce a liberare Persefona, sua primogenita, dal regno sotterraneo, dall’orribile Ade, dio del regno morti, è anche il giorno in cui si risveglia l’intera natura nonché le nostre anime. A Belgrado, capoluogo della Serbia (odierna) ha avuto luogo una bellissima manifestazione. Il Giorno internazionele della poesia che ha radunato poeti del mondo intero per fare una bellissima gara recitando gli ultimi versi scritti in questi tempi sospettosi.

Perché sospettosi?

Se lo chiederanno senza dubbio in molti. La risposta, però, può essere chiara solo se si analizzano tutti i versi letti durante la manifestazione. Per fortuna che esistono queste possibilità, essere forse presenti spiritualmente, anche se fisicamente lontani, non avendo modo di venirci e personalmente testimoniare lo spirito dei Poeti del mondo intero e ciò che loro al solito desiderano, non solo a se stessi, ma innanzi tutto al genere umano, portare nuove speranze, nuove occasioni di voler di nuovo abbracciare questo Pianeta per salvarlo dai disastri che lo minacciano.

Di tutto ciò che mi stato offerto alle mie orecchie io ho selezionato un bellissimo canto di Duška Vrhovac, poetessa Serbia, fondatatrice e organizzatrice di questa bellissima manifestazione. La voglio presentare dunque ai lettori di BombaGiù. Con un semplice auspicio: sentirsi tutti, almeno per un attimo solo, un pò più elevati per poter sopportare ogni cattiva giornata ed evento che crea dubbi di qualsiasi genere e natura.

IL TUO NOME

Se il desidero ti lascia, cari maturi frutti,
grappoli dei miei versi
non sarebbero raccolti.
Se vai sull’ordinario campo vuoto
chiuderai la finestra da dove vengono i ricordi.
Mia voce non pronuncia le parole, ma canta una nota
che nell’aria scrive il tuo nome
e teneramente lo infigge nel mio sguardo.
Non puoi fermare questa pioggia amorosa
perché la mia risata nasce nel tuo viso
e la mia bellezza regge il tuo occhio.

Nota introduttiva e traduzione dal serbo di Biljana Biljanovska