Lettera del mondo globalizzato al liceo classico

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Caro vegliardo anticonformista,

oggi più che mai ho necessità del tuo aiuto, aiuto che, volente o nolente, sarai costretto a offrirmi, pena la delezione della tua presenza sul territorio nostrano.
Ho una grande esigenza di forza lavoro ben addestrata a svolgere determinati compiti e per tale motivo ho stabilito di imporre di lavorare ai tuoi tanto amati adepti.
Non devi allarmarti, non vi sarà alcun bisogno di attuare un percorso di formazione analogo ai tempi arcaici, non mi servono affatto lavoratori perspicaci, pronti a porre domande sulla finalità del loro lavoro, non ho alcun bisogno di clienti esigenti, anzi! Il consumatore esigente, critico e selettivo non è ben accetto.

Dunque, se vuoi che i tuoi pargoli sopravvivano in questo nuovo strabiliante mondo, non spingerli ad acquisire facoltà che a nulla servono.

Siamo onesti per la prima volta tra di noi – ti consiglio bene di bruciare questa lettera una volta assimilati pienamente i concetti -: istruzione e cultura sono superflui e, soprattutto, parliamoci francamente, sono un ostacolo periglioso per me, poiché questi fattori gravano sullo sviluppo del mio progetto.
Sei oramai un’eccezione nel panorama europeo e non sei, e sempre meno lo sarai, facilitato dai governi in carica che, su mio caloroso ed affabile monito, insistono mediaticamente sull’importanza ossessiva delle lingue straniere e, soprattutto, sulle tecnologie, nuovo patrimonio culturale dell’umanità.

Arrenditi, è un dato di fatto. Questa è l’unica richiesta ai miei dipendenti-clienti, questo è lo strabiliante passe-partout per l’inserimento in società.

Sono brillantemente stato capace di banalizzare e livellare il sistema scolastico, ho convinto la politica a soggiogarsi all’economia, alle necessità del mercato. I veri padroni del mondo sono i poteri economici e tu lo sai molto bene, non compiere il grave errore di schierarti contro di loro, soccomberesti repentinamente.
Tu solo, infatti, sembri riemergere dalle ceneri come l’Araba Fenice, tu solo “sforni” ancora ottimi prodotti, per me nocivi, tu solo non hai ceduto; ma cederai, ne siamo entrambi consapevoli.
Avrai notato, infatti, la mia verve convincitiva, l’arte della sofistica acquisita con gli anni da te imparata: ebbene sì, proprio tu hai partorito menti eccelse che, ben comprendendo quanto potere potesse essere acquisito con i giusti mezzi, memori della storia e delle magnifiche e progressive sorti del mondo, ora lo dominano.

La tua istruzione parolaia e retorica non serve più, hai compiuto il tuo dovere.
Ho l’onere di dovermi complimentare con te, non posso farne a meno, essendo io frutto del tuo seno.
I tuoi studenti hanno senso storico –a differenza degli altri-, sono sempre propensi alla riflessione e al ragionevole dubbio, sono creativi, hanno una forma mentis rigorosa ed aperta, sono non convenzionali e anticonformisti, sono la coscienza critica della nostra società. Si tratta certamente di meravigliose qualità, si intenda, ma non servono più. I tuoi studentelli, credendo di somigliare a Ulisse, mi hanno smascherato, hanno intuito il mio progetto e vogliono ardentemente opporsi.

Ti chiedo, dunque, di fermarli. La loro morte intellettuale sarà forse più lenta, ma avverrà.

Non possono sovvertire l’ordine costituito, è un obiettivo troppo arduo, persino per loro. La forza della parola nulla può contro questa società. Questa, a differenza dei tuoi rigogliosi frutti, manca di senso del divenire storico, è caratterizzata dall’immediatezza della domanda e dell’offerta, non è affatto riflessiva, il dubbio è assopito, nascosto nei reconditi meandri della mente del vecchio uomo, non si oppone né critica, poiché non ne sente l’esigenza. Questa è la mia realtà, questa è la nuova realtà.
E’ ora opinione diffusa che tuo sia obsoleto, adatto a pochi specialisti e antiquari, non disposti ad abbandonare il glorioso passato.
Non puoi fare nulla per cambiare la situazione, arrenditi, te lo ripeto.
E’ necessario mettere a tacere le voci fuori dal coro, poiché queste potrebbero incrinare il modello unico sui cui IO nasco.

Con la speranza di un tuo spontaneo pre-pensionamento
Il mondo globalizzato