Lochinvar. Destrieri nel sole.

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Non sempre ci è possibile, ma a volte abbiamo la possibilità di comportarci da Antichi Cavalieri, e quando ciò accade il nostro comportamento non dipende dai soldi o dai parenti che abbiamo o non abbiamo o dalle circostanze che ci fanno sembra migliori o peggiori di altre persone: essere talvolta Cavalieri di Re Artù dipende solo da noi. E da noi soltanto.

Lochinvar. Destrieri nel sole.

Da un poema di Sir Walter Scott e dalle leggende di un onirico mondo di antichi cavalieri e dame dei tempi antichi, ecco una approssimativa traduzione insieme ad ipotesi personali sul mito di Lochinvar, il Laird (nobile e proprietario terriero nonché guerriero) o Lord Splendente.

Di Paolo Nicoletti

Lochinvar. Mito e realtà.

Nel mondo anglosassone, il nome di Lochinvar è molto più famoso che non in un contesto culturale latino anche perché, per le ragioni che vedremo in seguito, ai cattolici sembra non piacere questo nome, tanto da censurarlo e cancellarlo persino nel doppiaggio televisivo di films famosi (ad esempio “Non sei mai stata così bella”, edizione italiana di “You were never lovelier”, film del 1942 diretto da William A. Seiter, in cui il nome di Lochinvar viene sostituito con quello di Parsifal nel doppiaggio televisivo RAI).Lochinvar

Nel Regno Unito e nelle nazioni anglofone, Lochinvar è uno degli antichi cavalieri più noti e ricorrenti, e spesso è l’emblema stesso della Cavalleria dei tempi antichi, quel sogno smaltato di dame e cavalieri, cortesie e audaci imprese che ha contribuito a plasmare la civiltà occidentale. Addirittura, in Britannia ed in Scozia ci sono stati tempi in cui il poema “Lochinvar” veniva fatto imparare a memoria ai giovani allievi di tutte le scuole.

A sua volta, il poema di Lochinvar è inserito in un poema epico e romantico ancora più ampio, intitolato “Marmion”, che immediatamente dopo la sua uscita è stato subito venduto in più di trentaseimila copie: un successo stratosferico, considerando che la pubblicazione del libro è avvenuta nell’anno 1808.

Parliamo infatti di un poema di Walter Scott, il grande scrittore e poeta scozzese autore di “Ivanhoe”, che a sua volta è forse il più famoso romanzo epico-storico in cui il mondo della cavalleria viene elevato ai livelli più alti ed immortali, tanto da aver influenzato le letterature dell’intera Europa (ivi compreso Il nostro Manzoni, che a quanto pare ne avrebbe subito influssi nella composizione de “I promessi Sposi”).

Oltre ad Ivanhoe, Scott ha scritto una generosa messe di libri famosi, tra cui “Rob Roy”, sulle gesta di un leggendario capoclan e uomo d’armi scozzese, famoso in Scozia come Robin Hood in Inghilterra, di recente tornato in auge a seguito di un famoso film del 1995 (diretto da Michael Caton-Jones ed interpretato da un cast eccezionale, di cui hanno fatto parte anche Liam Neeson e Jessica Lange).

Quindi Walter Scott è l’autore di Lochinvar. Ma Lochinvar è anche un personaggio storico, ossia Sir Gordon di Lochinvar, famoso per essere stato uno dei primi avventurosi che si trasferirono nel’America appena scoperta, e per aver scritto un suo libro di consigli ai coloni. Ed il lago di Lochinvar mostra ancora oggi le rovine del maniero dei Lochinvar. E lo stesso nome “Lochinvar” è composto di almeno tre parole, che evocano l’immagine romantica ed onirica di un lago in mezzo ai monti brumosi della Scozia. Riassumendo: Lochinvar, poema di Walter Scott è il simbolo di cio che erano gli antichi cavalieri, ma chi erano i Cavalieri come noi li immaginiamo oggi?

Il Giuramento di Pentecoste.

In un articolo precedente ho parlato di una vecchia saga di telefilms in bianco e nero, la serie “Ivanhoe” con Roger Moore, rinvenibile su Youtube in vari indirizzi web quali:

https://www.youtube.com/watch?v=RswoQJUGI6Q

oppure https://www.youtube.com/watch?v=VEvz-4dbQjE.

Nella sigla introduttiva di predetta saga, fedelmente calzante all’immaginario collettivo per quanto riguarda i Cavalieri di Re Artù nonché i Cavalieri dei tempi eroici della Cavalleria (quando si diventava Cavalieri soltanto con l’investitura sul campo per i propri meriti e le proprie azioni), è possibile vedere che quando arriva un Cavaliere del Re è per rimediare a torti od ingiustizie e tutti accorrono come una sola persona alla chiamata, senza distinzione di censo o di condizione sociale. All’inizio, infatti, i Cavalieri erano Cavalieri del Popolo, difensori dei deboli e degli oppressi.

Ed ancora oggi questa impostazione è riportata perfino sugli stemmi della Polizia anglo-sassone di varie nazioni, quando talvolta troviamo il motto “To serve and Protect” (servire e proteggere).

Nel suo libro “Gesta di Re Artù e dei suoi nobili Cavalieri”, lo scrittore americano John Steinbeck (Premio Nobel per la letteratura), riporta il famoso Giuramento di Pentecoste, così come oggi lo conosciamo, che è in definitiva il giuramento dei Cavalieri di Re Artù ed è il vero fondamento morale e laico dell’Europa e di tutte le nazioni che si definiscono“Occidente”:

Giurarono di non compiere mai violenza alcuna senza un giusto scopo, e di non abbassarsi per nessun motivo all’assassinio e al tradimento. Giurarono sul loro onore di non negare mai clemenza e mercé a chiunque ne implorasse, e giurarono di proteggere fanciulle e gentildonne e vedove e di aiutarle a far valere i propri diritti, e giurarono di mai osare imporre ad esse il proprio desiderio con la forza bruta. Promisero di non combattere mai per una causa non giusta o per vantaggi personali. Così giurarono tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, e ad ogni Pentecoste rinnovarono il proprio giuramento”.

Ora, nel pronunciare il loro Giuramento, i Cavalieri di Re Artù (che secondo alcuni era Artorius, l’ufficiale e funzionario romano più alto in grado rimasto al suo posto dopo che le truppe dell’Impero Romano avevano lasciato l’Inghilterra) si inginocchiarono (si dice) dinanzi alla loro Regina, la Regina Ginevra, e non dinanzi al loro Re. Altro indizio di un giuramento particolarmente impegnativo, perché i Cavalieri erano pronti a dare la vita per la loro Regina Ginevra (Queen Guinevere, o addirittura Guanhumara in latino).Ed ecco che improvvisamente arriviamo nel pieno della storia od in mezzo alle cose, come si dice.

Ginevra e Lancillotto come Lochinvar ed Ellen.

Tutti ricorderanno infatti che il ciclo arturiano di storie cavalleresche incentrate sulla Tavola Rotonda e sulla romantica città di Camelot raggiunge il suo apice quando la sfortunata storia di vero amore tra Ginevra e Lancillotto (Lancelot, il capo dei cavalieri arturiani od anche il Primo Cavaliere) viene scoperta precipitando la corte nel caos di una relazione adulterina e provocando una lunga serie di eventi sanguinosi e luttuosi.

Ora, l’iconografia di Ginevra e Lancillotto è sorprendentemente simile a quella che ritrae Lochinvar e la sua fidanzata Ellen: in entrambi i casi, vediamo un prode cavaliere al galoppo sul suo destriero, con la sua dama regalmente situata davanti a lui vicino alle redini.

Una delle immagini proposte insieme al materiale che state leggendo è di Andrew Lang e mostra per l’appunto la coppia di innamorati su un destriero al galoppo, il che nell’immaginario collettivo corrisponde alla storia di Lancillotto e Ginevra: e tuttavia tale illustrazione potrebbe andare benissimo anche per la storia di Lochinvar e della sua bella (nonostante le degenerazioni grafiche onirico-sessual-romantiche caratteristiche in Lang come nella maggior parte degli artisti: Lang comunque era un raffinato illustratore scozzese, oltre che un poeta ed un critico letterario).

E questo è il nocciolo della storia di Lochinvar, perché Lochinvar è prima di tutto un rapitore ed un adultero, anche se per motivi altamente leciti e nobili.

Lochinvar è un guerriero che torna dalla guerra e viene a sapere che la sua amata sta per sposare un altro, e sprona il suo cavallo in una corsa solitaria e disperata, ma arriva poco dopo che le nozze sono avvenute. A nozze avvenute, Lochinvar rapisce la ragazza che ama e che l’ha sempre amato ed insieme fuggono a cavallo, invano inseguiti da numerosi cavalieri.

Ora, la morale cattolica può perdonare un rapimento di una fanciulla consenziente prima delle nozze: ma sicuramente non perdona il rapimento di una ragazza al legittimo marito dopo le nozze, anche se le nozze in questione sono magari un sordido affare di matrimoni combinati come si faceva usualmente nei secoli passati (per dovere di imparzialità, va riferito storicamente che anche questo sistema di nozze combinate dava luogo talvolta a matrimoni inaspettatamente felici).

Rapire una ragazza (purchè ella fosse felice di essere rapita) prima del matrimonio veniva considerato nei secoli passati un qualcosa che in definitiva si poteva anche perdonare, purchè sfociasse in nozze riparatrici e si concludesse con un ritorno alla legittimità. Mentre, al contrario, rapire una ragazza dopo le nozze ha sempre significato, nei secoli e millenni passati, compiere una serie di azioni bollate come gravissimi reati.

Quindi se nel mondo anglo-sassone Lochinvar è un prode che si ribella ad un’ingiustizia, nel mondo cattolico Lochinvar è un bieco rapitore ed il vero istigatore di un gravissimo adulterio.

Già il rapimento è sempre stato un reato gravissimo, giustamente punito da sempre e dappertutto con pene di eccezionale gravità. Ma in un lontano passato l’adulterio, ossia l’avere una relazione con una persona sposata od anche semplicemente fidanzata, era un reato ancora più grave, per il quale gli antichi Romani prevedevano addirittura la pena di morte (idem nel mondo islamico ; e la Bibbia prevede lapidazione e fustigazione per gli adulteri), e ci volle l’autorità di un Imperatore Augusto per abolirla.

Ecco perché la storia di Lochinvar, pur essendo una romantica fiaba, è vista come il fumo negli occhi nei paesi a dominante religione cattolica.

Lochinvar nel poema di Scott.

L’autore del modesto ed artigianale materiale che state leggendo non è uno specialista in lingue arcaiche, e pertanto i versi in lingua originale verranno riportati senza la completezza dei simboli grafici, e ad ogni strofa seguirà non una traduzione ma una spiegazione ed interpretazione alquanto libera e tendente all’indulgenza del lettore.

Ecco quindi la leggenda di Lochinvar nell’immortale poema dello scozzese Walter Scott .

Oh! Young Lochinvar is come out of the west,

Trough all the wide Border his steed was the best:

And save his good broadsword he weapons had none.

He rode all unarmed and he rode all alone.

So faithful in love and so dauntless in war.

There never was knight like the young Lochinvar.

(Il veloce destriero del giovane Lochinvar ha portato il Laird splendente attraverso i confini dei regni di Scozia ed Inghilterra, senza scorta di nessuno perché al laird basta la sua spada di ottima fattura. Fedele in amore ed intrepido in guerra, mai ci fu un cavaliere come il giovane Lochinvar)

He stayed not for brake and he stopped not for stone,

He swam the Eske river where ford there was none,

But ere he alighted at Netherby gate

The bride had consented, the gallant came late

For a laggard in love and a dastard in war

Was to wed the fair Ellen of brave Lochinvar.

(Nulla ha fermato il suo cammino e nessun sentiero scosceso ha potuto frenarlo, ha attraversato fiumi privi di guado come il fiume Eske. Ma prima del suo arrivo al Ponte di Netherby, la sposa aveva ceduto alle costrizioni ed aveva ormai acconsentito alle nozze, e l’intrepida corsa del galante cavaliere è stata vanificata da uno spietato ritardo. Ed una persona indegna di ogni confronto con Lochinvar, sia in amore che in guerra, è diventata il marito di Ellen. Solo un indegno poteva pensare di poter sposare l’orgogliosa Ellen, di cui il prode Lochinvar era innamorato.)

So boldly he entered the Netherby Hall,

Among bridesmen, and kinsmen, and brothers, and all.

Then spoke the bride’s father, his hand on his sword,

For the poor craven bridgegroom said never a word,

Oh! Come ye in peace here, or come ye in war,

Or to dance at our bridal, young Lord Lochinvar?

(Così egli entrò audacemente nella granda Sala Comune di Netherby, tra i paggi ed i parenti ed i fratelli e tutti gli invitati. Il padre della sposa, temendo che il Laird volesse compiere uno spargimento di sangue, si avvicinò con la mano sull’elsa della sua spada. Il padre di Ellen aveva sempre amato Lochinvar come un figlio, ed aveva sempre disprezzato l’innominabile neo-marito della figlia, che mai aveva degnato di una parola. Con voce sinceramente cordiale, il padre della sposa chiese: “Oh giovane Lord Lochinvar, venite voi in pace o venite in guerra, e per ballare da gradito ospite al nostro ballo nuziale?”. Tale atteggiamento del padre della sposa, evidentemente, incoraggiò Lochinvar a tentare un colpo di audacia, tanto evidente era il suggerimento affettuoso proveniente dal padre di lei.)

I long wooed your daughter, my suit you denied;

Love swells like the Solway, but ebbs like its tide

And now am I come, with this lost love of mine,

To lead but one measure, drink one cup of wine.

There are maidens in Scotland more lovely by far,

That would gladly be bride to the young Lochinvar.

(Fingendosi grossolano e volgare, Lochinvar finge di essere diverso da come è, e dice cose che non sono degne di lui: “A lungo ho corteggiato tua figlia, ma la mia offerta di matrimonio è stata negata, è l’amore che prima era poderoso come le acque del fiume Solway ora è rifluito come le sue maree. Ci sono ancora ragazze in Scozia che sarebbero liete di sposare il giovane Lochinvar”. Queste parole così ostili e di bassa lega provocano il pianto negli occhi della sua ragazza, ora moglie di un indegno ed innominabile)

The bride kissed the goblet, the knight took it up,

He quaffed off the wine, and he threw down the cup

She looked down to blush, and she looked up to sigh,

With a smile on her lips and a tear in her eye.

He took her soft hand ere her mother could bar

Now tread we a measure!” said young Lochinvar.

(La sposa baciò il calice di vino offrendolo al Laird, ed il cavaliere lo prese e continuando nella sua finzione bevve tutto il vino grossolanamente e buttò a terra la coppa. Lei guardò sospirando questo violento e sconosciuto individuo che non si comportava come il suo dolce Lochinvar, ed una lacrima calò dagli occhi di lei in mezzo ad un tremulo sorriso. Ellen aveva appena subito la violenza di un matrimonio combinato per colpa di sua madre, che era il vero capo della occulta congiura che aveva portato ad un matrimonio spregevole: ed ora, anche il suo amato Lochinvar si comportava con modi spietati e volgari che non erano i suoi. Ma improvvisamente il giovane Lochinvar disse: “Ora noi passeremo il confine”, sia in senso lato che in senso geografico, e prese la mano morbida di lei prima che la infame madre potesse fermarli.)

So stately his form, and so lovely her face,

That never a hall such a galliard did grace

While her mother did fret, and her father did fume,

And the bridgegroom stood dangling his bonnet and plume;

And the bride-maidens whispered: “Twere better by far

To have matched our fair cousin with young Lochinvar”

(Mai una sala è stata abbellita dalla grazia di una dama come Ellen, che in verità non era mai stata così bella, e mai il suo viso così adorabile. Mentre sua madre cercava di incitare le guardie ed i cavalieri contro gli adulteri, ed il suo buon padre faceva la stessa cosa senza risultati e convinzione, le damigelle della sposa sussurravano: “Aver sostituito il nostro imbelle cugino con il giovane Lochinvar è stata di gran lunga la soluzione migliore“)

One touch to her hand and no one word in her ear,

When they reached the hall-door, and the charger stood near;

So light to the croupe the fair lady he swung,

So light to the saddle before her he sprung!

She is won ! We are gone, over bank, bush, and scaur,

They’ll have fleet steeds that follow”, quoth young Lochinvar.

(Stringendole la mano, e mormorandole all’orecchio dolci parole da innamorato, Lochinvar raggiunse con Ellen la porta di uscita dalla Sala Comune di Netherby, salì in sella al suo destriero e con una grazia priva di peso lei salì davanti a lui. Lochinvar disse saggiamente: “Abbiamo vinto la malvagità di tua madre, ma sicuramente lei manderà interi eserciti di cavalieri a cercarci per mari e per monti”)

There was mounting ‘mong Graemes of the Netherby clan:

Fosters, Fenwicks and Musgraves, they rode and they ran:

There was racing and chasing on Cannobie Lee,

But the lost bride of Netherby ne’er did they see.

So daring in love and so dauntless in war,

Have ye e’er heard of gallant like young Lochinvar?

(I più famosi clan di cavalieri di Netherby si gettarono all’inseguimento, famiglie come i Fosters ed i Musgraves etc etc, ed essi cavalcarono e rincorsero, e molti di loro erano amici di Lochinvar ed avevano combattuto con il Laird. Interi eserciti inseguirono i fuggitivi, ma la sposa perduta di Netherby non venne mai ritrovata. Così audace in amore, e così intrepido in guerra, avete mai avuto notizia di un cavaliere cosi splendente e galante come il giovane Lochinvar?).