Luce

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C’era una volta durante una pandemia una giovane ragazza che ogni giorno, per paura di ritrovarsi in ginocchio di fronte alla sua stessa pigrizia, tentava ostentatamente di riempire le giornate con piccoli obiettivi, che si imponeva di elencare in una lista. La sua paura più grande consisteva nel limitarsi alla semplice sopravvivenza, temeva una vita in cui ci si piega allo spontaneo svolgersi delle cose. Perciò ogni giorno cancellava i traguardi raggiunti, e quelle piccole conquiste quotidiane la riempivano di soddisfazione.

Questo rendeva le sue giornate più leggere, ma anche più monotone, tanto che ormai il tempo era solo più un racconto antico.

Spesso, tuttavia, la sua memoria veniva improvvisamente pervasa da ricordi, che riaffioravano da immagini, parole, profumi, sapori: alcuni la facevano arrossire, altri le regalavano istanti di gioia, altri le inumidivano gli occhi, altri ancora la infervoravano di rabbia.
E i ricordi le davano la forza di affrontare il presente a pugni chiusi, la ragazza si stagliava contro il vento prorompente che cercava di buttarla a terra.

Quei ricordi fugaci, però, avevano il potere di ricordarle che anche gli altri si stavano opponendo a quello stesso vento che minacciava di renderla inesistente: così, sola nella sua camera con sotto il naso la consumata lista, si rendeva conto dell’importanza dei piccoli gesti nella vita, dimenticandosi per un attimo delle sue grandi ambizioni. La mano del nonno nel letto d’ospedale, i fiori regalatele dalla madre, le carezze del padre, lo sguardo affettuoso del cane, le parole dolci della nonna, il sostegno delle amiche, l’appoggio dei fratelli.

Tutto questo le appannava la mente, ma le rischiariva il futuro.

E così la giovane ragazza si accorse che la felicità non stava ad un chilometro più avanti, ma ce l’aveva lì a portata di mano, ed ella non doveva far altro che raccoglierla.

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Luce