Non è più differibile il management psicologico degli atleti professionisti e non.

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Ho sempre sostenuto l’importanza di garantire il management psicologico degli atleti professionisti e non. Lo sport, alla fine, è una metafora della vita. Si riflettono, sugli atleti, gli stessi disagi psicologici, amplificati, in quanto, aggravati dallo stress della competizione, della vita quotidiana. Riprendo alcune frasi di un mio precedente post articolo, consultabile sulla mia pagina linkedin:

“Rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi”. (Rita Levi Montalcini).

“Io credo che l’unità di mente e corpo sia una realtà oggettiva. Non si tratta solo di parti collegate in qualche modo tra di loro, ma di un tutto che è indivisibile durante il suo funzionamento. Un cervello senza corpo non potrebbe pensare”. (Moshe Feldenkrais).

Dalla lettura di queste parole, si intuisce che per poter raggiungere alti livelli di prestazione, è fondamentale realizzare al meglio questa unità.

Essa, spesso, è predicata negli ambienti sportivi, ma mal praticata. In quei casi in cui si cerca di avvicinarsi a tali aspetti, spesso lo si fa in maniera dilettantistica e poco professionale.

Riprendendo il tema iniziale, riporto solo alcuni esempi, a scopo semplificativo:

Naomi Osaka è una delle migliori tenniste del mondo ed è stata quest’anno anche la prima tennista nella storia olimpica ad accendere la fiamma olimpica. Osaka, di recente, ha portato alla luce le sfide di salute mentale con cui molti atleti come lei devono spesso fare i conti.
Lo scorso maggio ha lasciato l’Open di Francia a causa di una forte ansia. Le reazioni del pubblico, dei funzionari del torneo e della stampa, secondo gli autori, mostrano che il dolore mentale viene ancora percepito come qualcosa di “finto” o come una debolezza, contrariamente a quanto accade con gli infortuni fisici. Allo stesso modo, la ginnasta Simone Biles si è ritirata dalle Olimpiadi a causa dello stress.

Gli atleti professionisti condividono fattori di rischio che sono fortemente collegati alla malattia mentale: avvertono forte stress, sia durante che dopo la gara, fin da adolescenti. Tutto ciò è ribadito, se ce ne fosse stato ancora bisogno, da un editoriale di

The Lancet Psychiatry, i professionisti che lavorano nel campo della salute mentale e le organizzazioni dovrebbero far in modo di garantire che la salute mentale degli atleti diventi prioritaria tanto quanto la loro salute fisica, tenendo conto dello stress che accompagna la competizione, le conferenze stampa obbligatorie e l’esposizione ai media. Non solo, bisognerebbe offrire assistenza psicologica anche agli atleti che possono averne bisogno dopo il ritiro dal mondo dello sport.

Bibliografia:

The Lancet Psychiatry. A sporting chance. Lancet Psychiatry. 2021 Oct;8(10):853. doi: 10.1016/S2215-0366(21)00359-X. PMID: 34537093.

Dott. Sicignano Antonio
Medico di Medicina Generale
Medico Psicoterapeuta
Specialista in Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana

Esperto in Psicologia dello Sport

PNEISYSTEM TRAINER
Presidente Comitato Campania SPOPSAM
Membro Direttivo Nazionale SPOPSAM

Mental Coach