Non sono un giocattolo

Purtroppo gli eventi che ci circondano certe volte di punto in bianco ci fanno sprofondare nel sottoscala trasformando la felicità in tristezza.

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Ciao, mi chiamo Orso e voglio raccontarti la mia storia.

Tutto ebbe inizio la vigilia di Natale di 15 anni fa, ero piccolo, faceva freddo e mi trovavo in uno scatolone, sentivo odori, rumori e voci di persone e qualcuno che gridava “cuccioli, chi vuole dei cuccioli?”.

Ebbene si, sono un cane.

Durante le ore passate in quel posto sentivo le mani delle persone che passando e si fermavano per vedermi, accarezzarmi e prendermi in mano ed ero felice ma poco dopo mi ritrovavo nello stesso scatolone dove ero stato messo per essere trasportato.

Ormai si stava iniziando ad avvicinare la sera e quasi anche io come chi mi voleva regalare stavamo perdendo la speranza nel trovarmi una casa e il mio padrone quasi con le lacrime agli occhi già sapeva che non poteva riportarmi indietro e che mi avrebbe dovuto lasciare sulla strada in quel cartone con la speranza che qualcuno si sarebbe accorto di me, di quel cartone dal quale proveniva un timido bau, mentre tutti questi pensieri mi assalivano e il mio padrone stava per andarsene, da lontano una voce “Hey lei, ha ancora cuccioli?” , il mio padrone si girò e gridò verso l’uomo “Si, venga pure”, passarono pochi secondi che questo signore apparve davanti a me e mi prese, ci guardammo negli occhi e finalmente sapevo che avrei avuto una casa.

Quando arrivai a casa di chi mi adottò non potevo credere a cosa vedevo, un enorme ingresso, scale e altre stanze, volevo già andare alla scoperta di questo luogo ma venni fermato e portato in una stanza dove c’era un grosso camino acceso, un albero enorme e due bambini con una signora.

Mi mise dietro di se e disse: “famiglia”, allorché tutti si girarono e proseguì dicendo: ”da oggi farà parte di questa famiglia lui” e mi girò verso queste persone.

Subito i due bambini corsero a vedermi e ad accarezzarmi, mi sentivo amato e al sicuro, già avevo dimenticato lo scatolone e quella brutta sensazione di essere invisibile.

Ero un cucciolo e come tutti i cuccioli vado alla scoperta dei posti purtroppo ogni volta facevo guai. Una volta facevo cadere un vaso importante, un’altra volta addentai una tenda e svariate volte, mangiai le scarpe di queste persone e non ci fu giorno che i padroni litigavano per quello che combinavo.

Fortunatamente i due bambini parlando con i loro genitori, fecero capire che io ero come loro e che avrei dovuto avere degli insegnamenti per capire dove sbagliavo e fu così che tutta la famiglia si mise di impegno nell’insegnarmi tante cose.

Io nel frattempo crescevo e oramai erano già passati 5 anni da quel giorno ed ero felice.

Purtroppo gli eventi che ci circondano certe volte di punto in bianco ci fanno sprofondare nel sottoscala trasformando la felicità in tristezza.

Durante il volo di ritorno del mio padrone, l’aereo per un problema ai motori è precipitato non lasciando scampo ai passeggeri e quando la notizia arrivò, la signora scoppiò in un pianto e i bambini si strinsero attorno a lei, andai pure io perché avevo avvertito che qualcosa di negativo era accaduto.

Purtroppo pochi giorni dopo, si presentò alla porta un signore ben vestito e disse alla signora che veniva da parte della banca e che il marito aveva un debito da pagare e che aveva messo come garanzia la casa. La signora chiese: “di quanto è?” e l’uomo rispose: “100.000 sterline”, la signora quasi svenne e cercò di chiedere se c’era un modo di venirle incontro in quanto pochi giorni prima era successa quella disgrazia.

L’uomo rispose: “Mi spiace signora, se non può pagare, tra una settimana da oggi deve lasciare questa casa”. La signora annuì, l’uomo andò via e lei scoppio a piangere.

In quei giorni la signora telefonò e chiese aiuto ad amici e parenti ma nessuno poteva aiutarla, quindi chiamò i bambini e spiegò loro la situazione ormai erano diventati grandi avevano 12 e 14 anni e loro aiutarono la mamma a fare le valigie.

L’uomo della banca si presentò puntuale allo scadere della settimana chiedendo se poteva riscuotere e la signora disse: “Mi dispiace, non ho i soldi, ecco le chiavi della casa”. L’uomo prese le chiavi.
La signora con i bambini e me si incamminarono lungo la strada verso qualche parente che poteva ospitarci almeno per qualche giorno.

Trovammo tutte le porte “chiuse” ma solo una ci venne incontro ad una condizione, quale, il cane non era ammesso. Ecco, già mi era tornata in mente la scena di quel cartone e di quella vita solitaria.

La signora annuì e malgrado i bambini non volevano che venissi abbandonato fu costretta a portarmi in un canile.

Quando tornò dai bambini, disse: “non preoccupatevi, l’ho portato dove avranno cura di lui”.

Io mi ritrovai in una scatola di ferro con una grata e due ciotole una con acqua ed una con del cibo, era un incubo, non credevo che fosse vero.

L’unica cosa che ho sentito da chi mi ha messo lì dentro è stata: “se questo tra 5 anni non lo prende nessuno toccherà fargli l’iniezione”… Io pensavo: “iniezione, di quale iniezione si tratta???”.

I giorni passavano e di tutti gli altri cani che vedevo lì, ogni tanto ne spariva uno; dopo quasi un anno avevo capito cosa era successo a quei cani che non tornavano, gli facevano l’iniezione, era passato il tempo e dovevano fare spazio.

Mi salì un senso di paura e di sconforto perché non potevo fare nulla e che il mio destino era segnato.

Passò un altro anno e un altro ancora, vedevo i miei amici sparire e sentivo che la mia fine si avvicinava e infatti, passarono quasi due anni e fu proprio in quel momento che in questo canile entrò un signore con una signora anziana chiedendo di un cane portato anni prima ma non si ricordavano di preciso quando fu portato.

L’addetto accompagnò i due in questa stanza piena di gabbie ed iniziarono a guardare tutti i cani, uno per uno soffermandosi parecchio tempo su ognuno.

Arrivarono a me, mi guardarono, li guardai, mi misi seduto come mi avevano insegnato e la signora con fare deciso mi indicò dicendo: “è lui”. Avete capito bene, la mia famiglia mi era venuta a riprendere, dopo 5 anni mi era venuta a riprendere.

Finalmente tornavo a casa e non in una casa qualsiasi, la signora si era riuscita a riprendere la sua casa quella piena di ricordi e di quel giorno speciale e meraviglioso che è stato per me. Salvato due volte dalla stessa famiglia.

Ormai avevo 10 anni ed ero felice di stare in quella casa che dovevo esplorare di nuovo alla ricerca di chissà cosa.

Ricordo che correvo su e giù per i corridoi, le scale, all’arrivo dei miei padroni e di chiunque si presentasse alla porta per capire se poteva essere pericoloso per la mia famiglia.

Passarono così altri 5 anni ma io mi sentivo stanco, era ormai la vigilia di Natale, avevo freddo e mi misi nella stanza dove c’era il camino proprio vicino al fuoco che era acceso.

Rientrarono i miei padroni e non mi videro correre da loro e quindi iniziarono a chiamarmi ma non mi feci vedere.

Mi iniziarono a cercare e mi videro disteso vicino al camino, si avvicinarono e si accorsero che me ne ero andato come ero arrivato, in modo inaspettato.

Forse lui ha protetto me e mi ha fatto ritornare con la sua famiglia. Con loro ho capito che non mi hanno usato come un giocattolo ne tanto meno come peluche ma hanno cercato di darmi amore e affetto anche se combinavo guai e che costretti da una situazione difficile mi hanno dovuto “proteggere” in qualche modo.

Ora ho raggiunto colui che la sera di 15 anni fa mi portò nella sua vita e correrò con lui proteggendo dall’alto chi mi ha voluto bene.