Quella notte.

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Quella notte tutto sembrava stanco, strano.

Sentivo un formicolio alle gambe, forse per i tacchi che avevo indossato per tutto il giorno, ero stata a lavoro ma non in una giornata qualsiasi, la giornata in cui si festeggia la vigilia di Natale, prima della vigilia ma dopo il venti dicembre, perciò ero stata tutto il giorno in piedi senza sedermi un secondo. Ero anche felice perché nonostante tutto, quel lavoro ce l’avevo e nel 2020 non era da dare per scontato. Credevo ci fosse qualcosa di speciale quel giorno ma forse ero io, ultimamente risplendevo di una luce diversa, il mio sorriso era migliore, la mia stanchezza felice e la mia vita diversa.

Non so, forse la doccia calda mi aveva fatto bene, è risaputo che in doccia pensi a mille cose, impari ad apprezzare le piccole cose, un semplice sorriso, la voglia di scherzare e di stare insieme, ti senti più sensibile e infatti riuscivo finalmente a capire gli altri, a capire i sentimenti, a capire le parole dette tanto per dire e le parole che sembrano superficiali ma in realtà significano tutto. Finalmente posso sorridere, posso esistere in me, essere felice, scherzare a modo mio, fare ciò che desidero, parlare con chi voglio. All’improvviso un suono, il mio telefono suona, è ora di svegliarsi.

Mi sento confusa, mi fa male la testa, era solo un sogno?

È durato così tanto, ero felice, voglio tornare lì. Qui sono solo un peso, una di quelle persone che ha un sogno ma per qualche strana ragione non si decide ad inseguirlo lasciando fare al destino, una di quelle persone che vorrebbero diventare il cambiamento nel mondo ma diventano nulla, un peso per la famiglia, per gli amici, la sfigata di turno per la città, quella lì per chi non conosce. Voglio tornare nel mio sogno ma forse il sogno può diventare realtà. Se mi sforzo un po’ riesco ad essere felice come lì, riuscirò finalmente ad essere me stessa ed essere contenta di ciò che faccio. Devo solo imparare a sorridere alla vita e la vita mi sorriderà.