Dovremmo tutti passare un giorno da clandestini

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In realtà, un giorno da clandestini è poco, ma il titolo ne giova. Sarebbe un esperienza formativa consigliabile a chiunque: proprio come una volta si diceva della Leva. Specialmente consigliabile ai vanesii più arroganti, capricciosi, ai superbi, intolleranti con il prossimo e indulgenti con se stessi, e a tutti quelli che si scandalizzano ad ogni passo, e montano scenate sull’altrui in-decoro. Ecco, per costoro sarebbe d’arricchimento e, in definitiva, per tutta quella porzione d’Italia nauseante che per sport punta il dito e discrimina, forte coi deboli, senza l’ombra d’una benché minima, sincera empatia!

Forse, sentirsi discriminati senza fondatezza, aprirebbe loro la mente, l’anima e magari ne mitigherebbe il poco umano, ma connaturato sgradire.

Un giorno da espatriati inizia in un prato attraversato a passo svelto, come al solito fugace come confine ideale fra la comodità e il disagio. Portando appresso le proprie carabattole da due soldi, di fianco ad altri nuovi sconosciuti dall’aria di turisti, più che profughi. Sguardi insolitamente puliti (?!) e, nonostante i trascorsi disagi, sereni ed invidiabilmente carichi d’un ansia ottimista, quella che hanno tutti i giovani alla prima, autentica avventura da cavalieri erranti.

Il loro futuro è un mondo nuovo, e bianco, su una tela di promesse.

Meraviglie paradossali dell’età che s’affaccia sulla soglia della vita, se si considera che non possiedono nulla, tranne se stessi. Il mito del buon selvaggio forse non era più soltanto una favola. Qui sembra una realtà portata dal cielo di Luglio, tanto per far capire a tutti che il Senso della vita è anche altro. Fuori dal confronto competitivo, continuo e pressante, fra animi dei quali percepisci il sottofondo acido e la minacciosità latente anche quando si parla del più e del meno, soddisfatti da vitamine e carne, ma mai abbastanza dal giudicare e sottomettere, rocamente aggrovigliati e in qualche modo prigionieri (captivi) di bramosie di tutti tipi.

Ma vedendo sti Masai, verrebbe da pensare che la favola sulla purezza primitiva non sia stato solo un vecchio mito illuminista.

Scherzano, con sguardo aperto, senza tracce di malizia, e diversamente da altri gruppi etnici, se li guardi ti salutano senza alcuna preclusione nè velata ostilità, come altri. Questi di oggi sono Masai di villaggi extraurbani.Genti di campagna diremmo noi, solo Iddio sa perché esodati da chissà quale carestia o timore. Hanno portato la savana con sè, e per analogia l’erba s’è seccata. Su di essa, stanno raccolti in due gruppi, seduti a semicerchio, con le membra sinuose elegantemente poggiate alla maniera tipica degli allevatori nomadi, adattabili col niente, in un’estate che a pieno motivo quest’anno, si può proprio chiamare “africana”, la seconda o terza del nuovo corso, si dice che nel 2050 vedrà molte regioni europee inaridirsi, e certe zone depresse del pianeta completamente invase dal deserto.

Per ora, in quest’oasi di città è mutato solo il paesaggio umano: anzichè gli abituali senzatetto balcanici, o Rom, da qualche luna v’è quest’allegra comitiva di pastori-allevatori in gita, che scambieremmo per gli Atlanta Hawks al completo, con tanto di riserve e fidanzate al seguito se non proprio per la particola minore d’un antica società tribale, così nobile e ordinata.

Le donne, facendo le veci d’una municipalità latitante già da mesi, han riempito tre, quattro sacchi di foglie caduche. Nel quartiere adiacente han fatto lo stesso:c’è il consenso dei passanti, di cui qualcuno elargisce anche moneta:”No..no..voi ospitate noi:noi così ringrassiamo..” (A scanso d’equivoci:non gli sta dicendo d’aver messo chili, che fra l’altro è punto di polemica per gli oltranzisti).

Comunque, siccome la fantasia non costa nulla, ma parmi essere il bene più prezioso..non mi va a disciogliere ogni peso del presente, precarietà, angoscia del domani.?Con insieme giustapposto ha creato solo per me questo quadretto coloniale, di fine ottocento inglese, da cui rapida e lieve, giunge un antica serenità dal sapore lontano e indefinibile..seducente, come sono i luoghi dell’anima. Ci voleva.. Un Genio suggerisce che la gioia, come molte afflizioni, è basata soltanto su illusioni prospettiche.. Ora mancano qui lance, bastoni, e la compagnia dei buoi dalle lunghe corna, per sparire tutti insieme dentro il romantico frammento vittoriano.

E le gazzelle?(Quelle che hanno le zampe, non le ruote..)

Per il resto, i colori degli abiti e le fogge sono piuttosto verosimili. L’unico elemento che non ci azzecca sarei io.. Questo la realtà lo apprezza e infatti..implacabile s’intromette(!)come qui le riesce sempre troppo bene.E a sproposito.. “Pozzenammazzalli tutti quanti sò: tiè, c”è pure n’afghano!..” (E tte pareva!!) Ecco:agli irriducibili estremisti, di più ai picchiatori di tranquilli coniugi africani, basterebbe appunto un solo giorno di questi, per cominciare a comprendere come il trovarsi da una parte, o dall’altra di qualsiasi discriminazione.. “è un attimo”!

Ad ogni buon conto, la spoliazione degli agi alleggerisce la personalità dalle sovrastrutture, e ipocrisie di maniera, di cui ci vestiamo per concordato comune.

Signori politici ed amministratori, delle diverse parti e dei tanti dicasteri: travestitevi da clandestini pure voi, fate sopratutto finta d’essere un pò idioti…e ne scoprirete delle belle!! (Non c’è niente di più efficace d’un ”inconsapevole”, per entrare d’infilata nei complotti e segreti più scomodi, e scoprire gl’inganni d’ogni tipo..) Se vivrete ai margini tre giorni almeno…dopo, avrete idee più chiare su tutto quel che impedisce la soluzione dei piccoli, impellenti problemini sociali che ci affliggono, e che insieme affliggono il popolo degli ospiti vaganti.

Vi s’apriranno gli occhi su possibilità che ora neppure immaginate.

Finché son qui, a loro, e a noi prima di soluzioni drastiche(che neppure arrivano) servono buone idee accorte, ma svincolate dalle convenienze di partito..Serve un nuovo unanime criterio costruttivo, onde utilizzare i mezzi della Cosa Pubblica per l’uso più utile, partendo dalle semplici, minime, esigenze COMUNI. Intanto ci troviamo fra i piedi una grande e giovane forza lavoro, da poter utilizzare.Sottraiamola ai maestri dell’odio..ai plagiatori eversivi, e alla malavita organizzata che cerca sempre di controllare tutto e tutti. Molti sono anche disposti a darsi da fare, per pura riconoscenza(come abbiamo visto..) anche perché gliene abbiamo prospettato i vantaggi, a dire il vero.

Il fatto è che, senza ironia, le genti del terzo mondo, a volte vanno educate come i ragazzini.

Finché saranno in mezzo a noi (posto che dovranno andarsene, prima o poi) trattiamoli paternamente, o “paternalisticamente” se volete (come vi pare) ma secondo un ottica includente e costruttiva, senza viziarli, ma coinvolgendoli…RESPONSABILIZZANDOLI.
Altre volte esposi le ragioni nazionali, specie di chi, dal basso, si trova a competere con genti estere, più forti giovani e determinate a volte anche scorrette promosse da varie istituzioni all’antagonismo coi nostrani. Oggi, per una dicotomia naturale e diffusa, siamo nella mente arrabbiata di chi ha ereditato solo precarietà e incupite speranze. Di chi, nato senza camicia all’inferno o nei sobborghi europei, non ha la sicurezza del presente, cioè la busta paga fissa.

Con cui far fronte alle scadenze, alla benzina altalenante, ai farmaci da banco oltre alla sporta alimentare quotidiana per non dire al ristorante, al localino trendy o alle spesucce per l’amante.

Non gli “appoggi”, o amicizie interessate che siano, e neppure la speranza in un Dio che riserva le proprie allocuzioni solo ai santi, e neanche a tutti. Nel cuore di chi neppure saprebbe più dove andare, per chiedere un’aiuto dove bussare, dove posare il capo in caso di diniego, visto che gli ostelli sono tutti esauriti.
Forse in macchina, o su una panchina(i sindaci le fanno manomettere all’uopo!<–Sarebbe argomento da trattare)o in qualche anfratto pubblico o privato, sperando in questo caso di non essere scoperti, e quindi denunciati. Disgraziatamente liberi, ma per questo braccati all’infinito.

All’erta da chiunque, esattamente come in una guerra che ti precipita ancor più nel pozzo dei reietti:dalla sua sentina, ogni volta che alzi il capo, puoi vederti riflesso nello sguardo degli uomini civili, in cui balugina a volte una certa pietà frettolosa, spenta dagli assilli personali. Quando non serpeggia piuttosto il rifiuto, per qualcosa che mette disagio fino al disprezzo. Quando va bene, se nessuno t’arresta, sarai solo invisibile.

E’ più facile di quanto non si creda, divenire degli estranei, alieni, clandestini. Basta deporre il narcisismo, l’orgoglio, la menzogna esistenziale, e poi posarsi su una panca ad aspettare.

E qualcuno presto arriverà a chieder conto per un motivo, o per l’altro, con il rischio ovunque di finire in cella, o malmenati. (o entrambe in una.) Aspettare che passi chi vi schernirà chi vi denuncerà perché solo a vedere i poveri ha fastidio e chi vi scaccerà perché ne intralciate i “giretti” particolari. O perché, più banalmente, gli occupate la Nazione. Abbandonatevi, lasciate che l’altra parvenza prenda una vita sua propria, e il sopravvento.Come in “Balla coi lupi”, trovarsi da una parte, o da quella opposta della barricata, come si diceva prima:”..è un attimo..” in cui si sta veramente, e non per immaginazione, nei panni e nel soffrire de “l’altro”.

All’alba d’ogni nuovo giorno, in cui avrete sognato sempre meno(solo incubi…) fra dolori invasivi e umiliazioni, vi ritroverete a pensare sempre più spesso ad alta voce, con la mente arsa dalla solitudine e dal sole, e da ogni altra intemperie.

Finché, presto, non odierete diversamente: cioè al verso opposto, di come fate ora. I vostri nemici avranno nuove facce, non più da invasori, ma da persecutori:quelle tirate e lucide da pavoni volubili e sospettosi, aggrappati al forziere e pronti a denunciare qualsiasi estraneo gli passi sotto casa. Gli onesti benpensanti d’ogni età, i vostri compari che furono pronti a far pagare a voi le proprie paure, a voi che chiedete solo di stare in un angolo. Un loro incubo notturno, o solo la giornata andata storta, potrebbero costarvi cari e farvi allontanare con violenza.

Saprete fin troppo bene, allora, in quale stato dell’anima alberghi, e da quali sofferenze può germinare, addirittura quella certa reazione spropositata che riempie le cronache quotidiane, e a noi più fortunati fa logicamente replicare allo scandalo (!) contro i governi indolenti, che portano qua i disperati d’ogni dove. COME NON BASTASSERO QUELLI CHE GIàCI PRODUCONO I TANTI EROI DI CASA NOSTRA, OGNI QUALVOLTA UMILIANO QUALCUNO.

Chi lo fa, ogni volta carica una molla, la cui tensione prima o poi verrà scaricata tutta insieme!

Molta di certa furia improvvisa, ha una storia stratificata, e un proprio senso accumulato in anni d’ingiusti soprusi. Senso comune a molti nostri connazionali tartassati, e ancor di più a molti estranei, non delinquenti inizialmente ma abbrutiti ANCHE dai gesti degli stronzi di casa. Provare, per comprendere dove nasce certa bestialità predatoria che coincide con l’odio di classe, di cui alcuna gente benestante ha così tanta paura, che finisce per suscitarlo essa stessa, goccia dopo goccia, per la cinica ed escludente dominazione a cui è abituata. Saprete la miseria interiore, serbatoio dove la follia estremista potrebbe pescare a piene mani, per confezionarsi centinaia di quei potenziali “martiri” senza patria nè famiglia che tanto cerca.

Apprezziamo per questo, ancor più, la differenza fra una democrazia tutto sommato vera come la nostra, ed una soltanto nominale, perché in effetti “plutocratica”come quella statunitense, verso il cui modello sociale ci stiamo avviando (ci si pensi).

Liberata soltanto dal benessere e poco più acquistato grazie allo sfruttamento, insensibile, delle vastità e risorse ambientali, sul sangue e sudore delle generazioni che ci son rimaste sotto, senza dimenticare il quasi genocidio dei nativi. Epoca di cui rimane triste emblema il porto d’arma, fra noi evoluti sottoposto a molti vincoli, laggiù è invece ancora un caposaldo inoppugnabile dell’apparente libertà.

Sia che penda dal fianco, come una volta, o che sia in tasca, o imbracciato, segna il confine fra gli esasperati nostrani, e quelli che là, sopratutto giovani, all’alba d’un giorno qualsiasi, svanite le ultime speranze di riscatto, possono decidere in un un momento qualunque, di dare un taglio netto all’anonimo morire, portandosi appresso quanti hanno contribuito alla propria sconfitta. Il che avverrà d’ora in avanti anche in nome di Allah’: lo sconosciuto di cui sempre parlano gl’indottrinatori dalle lunghe barbe. Chiunque egli sia, andrà bene, purché conceda il via libera per la prima (..e ultima..) definitiva riscossa in grande stile.

Quella che ogni volta fa comunque scalpore: la riscossa da prima pagina col botto, e coi fuochi artificiali.