Vedendo l’acqua che scorre

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Primo mattino di un livido giorno di Maggio dellʼanno in corso.

Un pallido sole ha appena fatto capolino sulla cima del monte. E penso sorridendo, non appena esco di casa, che qualcuno molto in alto ha soppresso perfino la primavera!

Non indugio oltre. Tra non molto passerà l’autobus che mi condurrà a Roma, dove spero di sbrogliare un’annosa faccenda di lavoro presso l’Agenzia del Territorio. Viaggiare in macchina, neanche a parlarne. Lo so da mia moglie, che lavora a Roma da anni. E con questo pensiero mi approssimo alla fermata.

È poco distante da casa… e che cosa vedo? Persone che sbraitano e si spintonano per salire sullo sgangherato mezzo in arrivo. Qualcuno molto in alto – sarà lo stesso che ha soppresso la primavera? – lo ha messo gentilmente a disposizione di una folla di povere anime indotte alla violenza, verbale e fisica, nella illusoria speranza di mettersi a sedere.

E a questo pensiero se ne aggiunge subito un altro: mia moglie fa questa vita ogni giorno?

Parliamo spesso dei disagi dovuti al trasporto pubblico. Ma, un conto è sentire le sue lamentele a tavola – spesso la prendo in giro – altro è sperimentarlo di persona. Quindi, questo rientra nel “paradigma del reale”? Sì, purtroppo, malgrado gli ottimisti a oltranza, come il nostro caro Presidente del Consiglio.

L’autobus, intanto, ha raggiunto le porte di Roma – non era della linea “via autostrada” – e sta attraversando il ponte sull’Aniene. Io, guardando di sotto, do un ceffone allegorico ai miei pensieri invadenti e, finalmente, ritorno in me stesso… vedendo l’acqua che scorre.