Apologia di Creonte

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Apologia di Creonte


“Signori Giudici, qui convocato dal tribunale della Storia, invoco il diritto di difendermi dalle accuse che nei millenni -a scanso di eccezioni- sono state mosse contro di me.
Il ruolo da me ricoperto è stato paragonato ad una tirannide.
Si è contrapposta la mia tesi, ritenuta erronea, alla tesi della controparte, Antigone, unico personaggio baluardo dell’umanità, giudicando la nostra tragedia con due pesi e due misure.

Vi si chiede oggi, nel giorno del processo conclusivo, di esaminare con equità e giusta disposizione d’animo le ragioni qui proposte per la mia difesa.
Il principale capo d’accusa riguarda il decreto proibente la sepoltura di Polinice, ritenuto -con razionale giudizio-  derogatorio della legge divina di seppellire i morti.
Dissi di non tenere in alcun conto chi stima più importante della propria patria una persona cara, affermai di non potere e volere tacere nel vedere muovere contro i cittadini la sciagura invece che la salvezza, di non potere mai, in alcun modo, giudicare amico un nemico della patria. Questo criterio fu, ed è tuttora, da me stimato come il migliore atteggiamento adottabile per la salvezza dello Stato.

Le azioni eseguite o volute dal governante devono essere razionali rispetto allo scopo, che è, nell’esempio specifico della caso-Polinice, quello essenziale alla polis: salvaguardarla, anche onorando i buoni cittadini, grazie ai quali questa esiste ed è fiorente.
Rivendico, dunque, con convinzione il carattere di creazione umana della legge che, solo se frutto della volontà e dell’ingegno dell’uomo, può ritenersi tale.
Solo anteponendo allo scopo personale il bene collettivo lo Stato può ritenersi salvo.
Accondiscendere al volere della controparte significava cedere non soltanto ad ogni legame di affetti, ma, soprattutto e cosa più importante, ad ogni rapporto amicale. E questo principio va contro al bene collettivo dello Stato.

Avrei dovuto forse seppellire Polinice in quanto mio nipote e fratello dell’oppositrice?

Mi si potrebbe obiettare l’interrogativo con due affermazioni.
Non in quanto consanguineo, ma in quanto uomo, degno di essere seppellito secondo la legge divina, Polinice avrebbe dovuto essere omaggiato con questo onore. Affermazione più che condivisibile; ma, se non fosse stato imparentato con la controparte, Giudici, credete veramente che qualche parente del morto avrebbe contrastato il decreto? Inequivocabilmente, no. Costei ha presentato le sue ragioni perché la sua posizione glielo permetteva.

E ancora, Polinice rivendicò a sé nei confronti di Eteocle la sovranità di Tebe. La rivendicazione è, quindi, un diritto soggettivo, per la cui realizzazione Polinice promosse una coalizione di re argivi, al fine di conquistare Tebe, cacciare Eteocle e governare la città.
La scelta di Polinice somiglia, per certi aspetti, alla scelta di Antigone. Entrambi anteposero la necessità personale a quella collettiva, non pensando alle conseguenze. Antigone stessa disse che è legge divina ciò che, se non viene rispettato, danneggia il cuore e fa patire l’animo.

Vi chiedo allora, giudici, può essere questo un criterio di governabilità?

Le decisioni da me prese non furono deviate dall’interesse personale, ma ispirate al bene comune. Queste leggi assicurano la possibilità di esistenza di una comunità umana, quelle della controparte non possono costituire nulla di politicamente concreto e strutturato, poiché alla salus rei publicae, contrappongono una iustitia, che è ciò che appare tale al cittadino.
Il criterio di soggettività non è conveniente ad uno Stato.

Ritengo corretto annunciare la colpa da me commessa, che ha macchiato più che la mia persona, ciò che di giusto nel mio governo vi fu: non ho spiegato queste ragioni al popolo, non ne ho ottenuto perciò il consenso.

Sono caduto in fallo, punito per questo con l’appellativo di tiranno. Eppure non fui tiranno nel senso in cui, spesso, si connota tale termine. Spaventato da un criterio sovversivo di governabilità, turbato da un’ulteriore guerra civile, dovetti adottare delle misure necessarie, che né concepissero favoritismi, né esaltassero come eroi coloro che lesero i cittadini, coloro che con la guerra uccisero famiglie e uomini; questi, già puniti con la morte, furono proposti come exempla per i sovversivi, da monito per coloro che alla città recarono rovina.
Il mio animo si è macchiato di superbia, quel difetto che connota i tiranni e l’ybris da me commessa consiste nel non avere tenuto conto dei limiti umani, nel non prestare ascolto a chi, resosi conto della follia che di me si era impossessata, voleva portami aiuto.

Avevo paura per Tebe.

Cosa sarebbe successo se non avessi fermato Antigone? Io, garante della legge, non facendola rispettare, come potevo chiedere ai cittadini di rispettarla? Se un capo di governo elude le leggi di Stato per interessi personali, per fare piacere a qualcuno, non è forse lo stesso considerabile un tiranno?
Volli assicurare unicamente l’unità e l’ordine politico-sociale. Che io venga accusato per la mia tracotanza, per la perdita di senno nella paura della rovina dello Stato è accettabile, è giusto; ma, giudici, vi invito a non imputarmi la colpa di non avere agito per il bene dello Stato.
Tutto ciò che ho fatto fu stabilito per il bene di tutti, non per interesse personale, non per qualche legge divina.”


Apologia di Creonte

8 COMMENTS

  1. Finalmente qualcuno rende giustizia a questo personaggio punito per cosa? per il ruolo di responsabilità che ricopriva. Il banalissimo stereotipo del “più grande è più fa rumore quando cade” suona malissimo anche nell’ambito del mito e della narrazione…rende tutto non sense. Felice quindi, di vedere che esiste qualcuno in grado di scindere il ruolo dal caso in oggetto.
    Good good gooooood job BGNGN

    • Montanari nel suo libro “La fragilità del male”, descrive la figura del sovrano, tale finchè è riconosciuto come governante dal popolo, facendo un excursus dei vari tiranni della storia. Con Creonte, dobbiamo operare i dovuti distinguo, perché l’azione pre-moderna da lui compiuta, in un’epoca di civiltà classica, deve essere contestualizzata. Ecco perché, come già Hegel fece, è necessaria una rivisitazione storica di questo personaggio…

      • Necessaria non saprei, giusta sicuramente. Nel rinnovarle i complimenti per la scrittura le lascio una riflessione: il suo ragionamento potrebbe aprirsi a più casi nella storia di ieri e oggi? Secondo me si è spesso nascosta la drasticità di una manovra dietro un principio morale che spazia dal religioso al patriottico. Questa chiave di comunicazione è ancora oggi utilizzata per accaparrarsi la “pancia del popolo” (guardiamo Trump o Salvini), e la lama di esso (penso alla Jihad). Vediamo quindi, come la storia umana compie speculazioni o addirittura atti osceni e distruttivi, velati (e giustificati) da un sentimento (giusto o sbagliato che sia), del tutto astratto e irrazionale. Creonte è stato giustamente rivalutato dal suo scritto come da Hegel in passato…ma la nobile ragione non toglie il sangue dal gesto e di questi esempi la storia ne è piena. Quindi chi definisce nobile una ragione? chi definisce la costituzione morale che può condannare un capo di stato o un elitè governativa? è oggettiva o soggettiva? Questo scritto in sostanza (e mi scuso per essermi dilungato), ha letteralmente scoperto un mio nervo culturale. La ringrazio per quest’esperienza letteraria, e spero di poterla trovare presto in libreria!

      • PS*** io credo che tutte le azioni governative debbano essere contestualizzate. Partendo dalle decisioni dell’Euripontide e dell’Agiade di turno all’alba della lega del Peloponneso, per finire all’attacco Turco in Libia (e via dicendo). Solo attraverso la scissione tra copertina morale e contenuto reale si potrebbe scientificamente analizzare l’operato di un governante, così come di un normale uomo/donna comune

        • Condivido integralmente il suo ragionamento e per risponderle partirò proprio dalle sue parole.
          Se per analizzare la correttezza di un comportamento bisogna operare una “scissione tra copertina morale e contenuto reale”, ebbene, laddove questa divisione non possa essere fatta, le azioni di quel governante non sono giuste. Si veda il caso, appunto, di Antigone in cui il contenuto reale del suo ragionamento prassico è cancellato dalla sola copertina morale.
          Come detto, casi nella storia ve ne sono stati, o forse ve ne saranno di meno, almeno non in forza di un principio religioso superiore.
          Certo è che sentimenti, considerati a torto valori, muovono ancora oggi non solo le scelte dei governanti, quanto ancora di più -e più tristemente- i consensi dei popoli, in luogo di una considerazione di obbiettiva necessità del tempo.
          Basti guardare alla vicenda covid-19 per capire come certi principi abbiamo ostacolato il bene collettivo, per capire la rilevanza fondamentale della scissione di cui hai parlato.
          Grazie per l’ulteriore spunto di riflessione e … ad maiora!
          Al prossimo dibattito.

  2. Ottima riflessione su un’opera capolavoro della tragedia.
    Vedere l’Antigone nell’ottica di Creonte ai tempi di oggi è una rivisitazione non solo ben riuscita, ma piacevolissima alla lettura perché non scontata.
    Good Job