Il reddito di cittadinanza

37

Spesso mi capita di sentire gente che non si meraviglia più di nulla.

Ma io personalmente continuo a meravigliarmi vedendo un popolo che si convince che il reddito di cittadinanza sia un segnale di onestà, e ancora più folle il reddito di nascita.

Fa parte di una cultura di furbi e indolenti.

Il reddito di cittadinanza può essere in qualche modo utile quando ci sono delle condizioni di crisi lavorativa, di problematiche di una persona o di una famiglia con seri problemi.

Ma non può essere chiesto a viva voce come un diritto e unica fonte.

Il popolo non si può ridurre a questo, il popolo deve chiedere lavoro, che le tasse siano più che dimezzate in quanto la tassazione attuale è da suicidio.

Il popolo deve chiedere che le aziende siamo incentivate a rimanere nel territorio italiano e non a fuggire per colpa del fisco vampiro. E ancora, il popolo non può chiedere a gran voce il reddito di cittadinanza, ma purtroppo con il reddito di cittadinanza si è potuto prendersi il voto di un popolo bue.

Forse ci sarebbe da chiedersi se la proposta del reddito di cittadinanza (fine a se stesso) sia un’ allodola per nascondere l’incapacità di chi la propone di rimettere in sesto il paese e rendere il popolo finanziariamente autonomo?

Il paese non recupera la sua capacità produttiva con una regalia che ha un limite di tempo e non risolve.

Le MicroReazioni di Nico Colani

Previous articleLituania. Un viaggio da URL ?
Next articleAlla finestra la speranza – lettere di un vescovo – Antonio Bello
Nico Colani nasce a Genova nel 1957. Si diploma elettricista e in elettronica ed in seguito la sua passione per il digitale lo vede applicarsi da autodidatta in informatica e sviluppo web, poi è titolare per vari anni di una piccola impresa di trasporti. Nico assiste al fiorire di periodi di grande boom industriale ed economico per l’Italia partecipando anche a varie attività sindacali per la tutela dei diritti lavoratori. Eterno pensatore e provocatore, Nico Colani si è sempre impegnato, attraverso vari mezzi di comunicazione come il suo blog decennale di satira “Guanot” e più recentemente con “Il Macigno” ad individuare i grandi paradossi sociali nella vita contemporanea fino ad estrapolarne le sue dissonanze. Il suo è non solo un invito a meditare, ma a sollecitare pareri al fine di aiutare la propria società a ristabilire gli equilibri sociali, culturali ed economici persi nei cambiamenti generazionali dove si è scelto di crescere e maturare senza consapevolezza storica e culturale del proprio paese di origine. Il suo motto è sempre stato “Ruit Hora”, ovvero “Il Tempo Fugge”. Isabella Montwright