Il reddito di cittadinanza

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Spesso mi capita di sentire gente che non si meraviglia più di nulla.

Ma io personalmente continuo a meravigliarmi vedendo un popolo che si convince che il reddito di cittadinanza sia un segnale di onestà, e ancora più folle il reddito universale proposto con tanta enfasi  da Grillo.

Fa parte di una cultura di furbi e indolenti.

Il reddito di cittadinanza può essere in qualche modo utile quando ci sono delle condizioni di crisi lavorativa, di problematiche di una persona o di una famiglia con seri problemi.

Ma non può essere chiesto a viva voce come un diritto e unica fonte.

Il popolo non si può ridurre a questo, il popolo deve chiedere lavoro, e che le tasse siano più che dimezzate in quanto la tassazione attuale è da suicidio.

Il popolo deve chiedere che le aziende siano incentivate a rimanere nel territorio italiano e non a fuggire per colpa del fisco vampiro. Non può chiedere a gran voce il reddito di cittadinanza, ma purtroppo con il reddito di cittadinanza si è potuto prendersi il voto di un popolo bue.

Forse ci sarebbe da chiedersi se la proposta del reddito di cittadinanza (fine a se stesso) sia un’ allodola per nascondere l’incapacità di chi la propone di rimettere in sesto il paese e rendere il popolo finanziariamente autonomo?

Il paese non recupera la sua capacità produttiva con una regalia che ha un limite di tempo e non risolve.

Il lavoro rimane primario per la dignità e per rialzare il paese,  e in questo momento bisogna investire  sull’agricoltura e far sì che gli agricoltori non siano vittime di speculatori che pretendono il loro raccolto per una manciata di euro, e questo vale anche per famosi supermercati che dettano i prezzi.  Poi rimane il problema della speculazione da parte di agricoltori che sfruttano il personale lavorante, gli ultimi fatti accaduti ne sono la conferma che le coop non funzionano. La cosa difficile è incentivare gli investimenti delle filiere ed avere il giusto compromesso che parte dai fornitori agli acquirenti senza poi caricare l’acquirente finale. Molto difficile ma non impossibile.

Nico Colani: http://nicocolani.altervista.org

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Nico Colani nativo di Genova. Si diploma elettricista e in elettronica ed in seguito la sua passione per il digitale lo vede applicarsi da autodidatta in informatica e sviluppo web, poi è titolare per vari anni di una piccola impresa di trasporti. Nico assiste al fiorire di periodi di grande boom industriale ed economico per l’Italia partecipando anche a varie attività sindacali per la tutela dei diritti lavoratori. Eterno pensatore e provocatore, Nico Colani si è sempre impegnato, attraverso vari mezzi di comunicazione come il suo blog decennale di satira “Guanot” e più recentemente con “Il Macigno” ad individuare i grandi paradossi sociali nella vita contemporanea fino ad estrapolarne le sue dissonanze. Il suo è non solo un invito a meditare, ma a sollecitare pareri al fine di aiutare la propria società a ristabilire gli equilibri sociali, culturali ed economici persi nei cambiamenti generazionali dove si è scelto di crescere e maturare senza consapevolezza storica e culturale del proprio paese di origine. Il suo motto è sempre stato “Ruit Hora”, ovvero “Il Tempo Fugge”. Isabella Montwright