Il mistero dei bambini suicida in Giappone.

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Il 1 Settembre per molti di noi è una giornata nera. Il rientro dalle vacanze e conseguentemente il ritorno al lavoro. Per i nostri bambini coincide più o meno con il rientro a scuola. In Giappone, purtroppo, rappresenta una data funesta. Un giorno in cui si registra un tasso elevatissimo di suicidi tra i bambini.

Uno studio pubblicato dal Japan’s Cabinet Office rileva un numero di 18.048 bambini suicidati dal 1972 al 2013. 131 di questi sono avvenuti il 1 Settembre. In dettaglio il numero di suicidi si concentra intorno alla fine di Agosto e agli inizi di Aprile. La prima data, come detto, è vicina alla fine delle lunghe vacanze estive mentre la seconda è il rientro a scuola dopo lo Spring Break.

Questi numeri, se allargati a tutte le fasce d’età, sono allarmanti. Il numero dei suicidi in Giappone ha un tasso del 60% più elevato rispetto alla media di tutti gli altri paesi. Nel 2014 si sono registrati circa 25.000 suicidi in Giappone, ovvero 70 suicidi al giorno. Il fenomeno assume rilevanza particolare per gli uomini di un età compresa tra i 20 ed i 44 anni.

L’anno scorso, il suicidio è stata la principale causa di morte per i bambini giapponesi di età compresa tra 10 e 19.

Tra gli adolescenti e giovani adulti di età compresa tra 10-24, ci sono stati circa 4.600 morti suicidi ogni anno, e altri 157.000 casi di ospedalizzazione per ferite autoinflitte.

Il suicidio ha un ruolo diverso nel patrimonio culturale del Giappone. Per secoli, il Seppuku, una forma di suicidio rituale, è stato sancito nel codice dei Samurai nipponici come un modo per evitare la cattura e mantenere una parvenza di cavalleria, nel caso i famosi guerrieri nipponici fossero sopraffatti dal senso della vergogna o dalla colpa.

Seppuku
Immagine rappresentante il Seppuku – il rituale dei Samurai giapponesi

Differentemente dalle nazioni occidentali, dove la dottrina cristiana ha dichiarato il suicidio un peccato, in Giappone esso è visto “come un modo di assunzione di responsabilità“, secondo le parole di Wataru Nishida, psicologo dell’University Temple of Tokyo.

Secondo una ricerca del professor Kenzo Denda, dell’università di Hokkaido, 1 bambino su 12 nell’età della scuola elementare ed 1 su 4 studenti della scuola media soffrono di depressione clinica.

Alcuni funzionari teorizzano che i problemi legati alla scuola, come il bullismo, spingono i giovani al suicidio . Per le vittime di bullismo, infatti, il ritorno a scuola dopo una lunga pausa di vacanza può essere straziante.

Inoltre, la dinamica del pensiero collettivo – la forza centripeta della società giapponese, dove l’identità individuale viene sacrificata a beneficio di quella collettiva – ha come effetto la stigmatizzazione del concetto di unicità e mettono effettivamente in crisi gli studenti che non si trovano a proprio agio all’interno della collettività stessa.

L’ansia e l’insicurezza finanziaria, inoltre, si amplificano in virtù della cultura giapponese di non lamentarsi.

Non ci sono molti modi per esprimere rabbia o frustrazione in Giappone“, dice il signor Nishida.”Questa è una società orientata alle regole. I giovani sono modellati per adattarsi ad una piccola scatola. Non hanno modo di esprimere i loro veri sentimenti.” “Se si sentono sotto pressione da parte del loro capo e diventano depressi, alcuni ritengono che l’unica via d’uscita sia quella di morire.

Proprio la tecnologia sta peggiorando le cose, aumentando l’isolamento dei giovani. Il Giappone, infatti, è famoso per l’Hikikomori, ovvero la pratica di coloro i quali si rifiutano di lasciare la propria casa e si isolano dalla società per periodi che superano anche i sei mesi. Secondo il governo, nel 2010 c’erano 700.000 individui, con un età media di 31 anni, che vivevano come Hikikomori.

hikikomori
Hikikomori – migliaia di giovani giapponesi si rinchiudono nella propria stanza per lunghi periodi, senza mai uscire.

Anche se il fenomeno dell’Hikikomori è soprattutto giapponese, casi analoghi sono stati registrati in Stati Uniti, Oman, Spagna, Italia, Sud Corea e Francia.

In Giappone, cosi come nelle altre nazioni, non esiste ancora una risposta concreta per ridurre i suicidi. Il governo giapponese si è impegnato a ridurre il tasso di suicidi del paese del 20% entro il 2025, ma non è ancora chiaro come esattamente prevede di realizzare questo obiettivo.

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