Con l’altre donne

Questo sonetto non divido in parti, però che la divisione non si fa se non aprire la sentenzia de la cosa divisa...

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Con l’altre donne mia vista gabbate,
e non pensate, donna, onde si mova
ch’io vi rassembri sì figura nova
quando riguardo la vostra beltate.

Se lo saveste, non poria Pietate
tener pur contra me l’usata prova,
ché Amor, quando sì presso a voi mi trova,
prende baldanza e tanta securtate,
che fere tra ’ miei spiriti paurosi,
e quale ancide, e qual pinge di fore,
sì che solo remane a veder vui:
ond’io mi cangio in figura d’altrui,
ma non sì ch’io non senta bene allore
li guai de li scacciati tormentosi.

Scrive Dante (Vita Nuova, XIV):

“Questo sonetto non divido in parti, però che la divisione non si fa se non aprire la sentenzia de la cosa divisa; onde con ciò sia cosa che per la sua ragionata cagione assai sia manifesto, non ha mestiere di divisione. Vero è che tra le parole dove si manifesta la cagione di questo sonetto, si scrivono dubbiose parole, cioè quando dico che Amore uccide tutti li miei spiriti, e li visivi rimangono in vita, salvo che fuori de li strumenti loro”.

E conclude:

“E questo dubbio è impossibile a solvere a chi non fosse in simile grado fedele dʼAmore; a coloro che vi sono è manifesto ciò che solverebbe le dubitose parole: e però non è bene a me di dichiarare cotale dubitazione, acciò che lo mio parlare dichiarando sarebbe indarno, o vero di soperchio”.

Con l’altre donne – Di Carlo Rocchi