D’anime nude vidi molte gregge

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D’anime nude vidi molte gregge … Vediamo una vasta spianata sabbiosa, sulla quale non cresce alcun tipo di verzura. I due poeti sono fermi sul limite della stessa, lʼultima propaggine della selva dei suicidi e degli scialacquatori. E sono intenti a osservarla con molta attenzione – in modo particolare Dante, con la fronte alquanto corrucciata.

Poco prima, caro lettore, Virgilio ha interrogato un dannato, trasformato nella sua pena infernale in un arbusto orrendo a vedersi. Il poeta non ci dice chi sia, ma sembra trattarsi di Lotto degli Agli, in vita un alto magistrato concittadino di Dante, suicidatosi con una corda al collo nella sua dimora, dopo aver sentenziato a favore di una parte, perché indotto a ciò da un atto corruttivo.

Attorno al cespuglio, un mucchio di ramicelli fa bella mostra di sé. Essi si trovano lì, perché prima dell’interrogatorio di Virgilio, una mezza dozzina di cagne nere, allʼinseguimento di due anime dannate, si era scagliata contro questo cespuglio, provocando la rottura delle frasche e la loro dispersione in terra, al fine di stanare e ridurre a brandelli una delle due, rifugiatasi dietro lo stesso.

Dante, a questo punto, senza chiedere il permesso a Virgilio, si china e raccoglie i rametti sparsi, per sistemarli poi alla base del cespuglio. Ce lo racconta egli stesso nell’esordio del 14^ canto dell’Inferno in tal modo: “Poiché mi stimolò lʼaffetto che lega le persone verso la propria città, raccolsi i ramoscelli dispersi in terra e li restituì a quel suicida, che oramai era distrutto”.

D’anime nude vidi molte gregge – Continua su dantepertutti.com del 20.9.2018