I missionari

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La luna piena non era quello che sembrava. E Charlie la fissava con lo sguardo vitreo di chi è rimasto sotto all’anfetamina, alla cocaina o a qualche altra droga sintetica. Lui ha detto di essere un fumatore di marijuana ma la marijuana non combina certi scherzi.

– Volete vedere come cambia faccia? Fissatela. La state fissando come me? Fissatela e lei cambia faccia.

Vicino a Charlie un tizio coi calzettini e i sandali, avvolto da una coperta in questa fredda serata di giugno. In piedi, capelli scuri, puzzolente, voleva un maglione. Quando gliel’abbiamo dato quasi si è messo a piangere. E poi i bambini arrivati all’ultimo. La madre ha chiesto “Avete il latte?”, facendoci capire che i figli piccoli non bevevano latte da mesi. Il latte però era agli sgoccioli e abbiamo svuotato il thermos goccia a goccia mentre i pulcini aspettavano speranzosi e infreddoliti.

Charlie ha detto: “Dio ha preparato un posto in cielo solo per i bambini”.

Ed io ho pensato che sì, forse è vero, ma che spesso succede che Dio a certi bambini non gli ha riservato un posto adeguato qui sulla terra.

Il più malandrino, il meglio vestito era Marcello che è passato avanti a tutti, si è subito accalappiato la mia simpatia e mi ha strappato di mano la felpa rossa che il pomeriggio, svogliatamente, avevo infilato in un sacchetto. In realtà ero uscito di casa senza sacchetto ma poi, dietro alla porta, mi sono detto cosa è che Marzia mi aveva detto di portare? E me lo sono detto per Marzia, perché non avevo voglia di deluderla non perché credessi che una delle cinque felpe che non uso da anni potesse essere utile a qualcuno. Anzi, un’ora prima stavo già entrando nella metro da solo e senza felpe quando decisi di telefonare a Marzia e sono tornato a casa solo perché lei non mi ha risposto ed io ho pensato che magari si era dimenticata del nostro appuntamento.

A casa l’ho richiamata, lei di nuovo non ha risposto ed io mi sono detto vado e la richiamo quando arrivo in favela. Ed ecco che, sulla porta di casa di nuovo senza felpe e senza giacche, mi sono ricordato che lei mi aveva chiesto di portare qualcosa.

Uno dei barboni ha preso la mia vecchia giacca blu e se l’è messa addosso come se fosse la cosa più importante della notte. Una notte fredda, inusuale per Rio.

Charlie invece ci ha abbordati dicendo io fumo marijuana. Io gli ho risposto la fumo anch’io ma ho capito che lui non si limita alla marijuana. Senza la gamba sinistra, smilzo, una maglietta da giocatore di calcio, si è seduto sul gradino, i miei colleghi, tutti appassionatamente evangelici (Marzia inclusa), gli hanno disegnato un cerchio intorno e gli hanno letto la Bibbia. Io ho qualche dubbio sulla efficacia di tale approccio ma sono qui per imparare. Gli evangelici più che altro usano una terminologia molto ripetitiva che, secondo me, non lascia molto spazio al pensiero. Tutto è scritto nella Bibbia, bisogna seguire ciò che è scritto. Bisogna fare il bene perché è scritto nella Bibbia o nel Vangelo.

E se io volessi fare il bene a prescindere dalla Bibbia o dal Vangelo?

Se io avessi deciso di fare il bene perché sono un comunista e credo che ci siano troppe persone che non hanno niente, o quasi, o semplicemente perché non sopporto di vedere così tanta gente che soffre? Se io avessi deciso di fare il bene perché non so fare il male?
C’erano dei vecchietti infreddoliti che chiedevano un maglione e un ragazzo, un signore sui trent’anni che ha detto che lunedì avrà un colloquio di lavoro e aveva bisogno di una camicia per risultare presentabile. Gli ho dato la camicia marrone con la quale avevo dato le prime lezioni di italiano qui a Rio.

A un tipo insistente il marito di Marzia ha regalato la giacca che stava vestendo. Se l’è tolta e gliel’ha data, semplicemente.
Ce ne siamo andati dopo aver osservato le tre ragazzine con i quattro figli al seguito che sgattaiolavano nella direzione dell’ospedale Souza Aguiar.
Charlie l’abbiamo lasciato dov’era, a contemplare la luna.

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https://matteogennari.wordpress.com/2017/06/13/i-missionari/