Che tristezza, la Befana non c’è più, pure Gesùse n’è andato, lasciando dietro di se, monti, colline e vallate aride.
Le caprebelano, hanno fame, gli uomini e le famiglie tribolano, il paese brucia, lo spread gioca capolino, le ditte chiudono, i Marocchini chiedono la Presidenza, mentre la tribù degli eletti, dopo aver spolpato l’osso alla Nazione, si contendono gli assensi per non perdere i privilegi.
Le elezionisono prossime e gli avvoltoi si preparano, un po’ di sale qui, una bugia la e la mensa si arricchisce.
I miei migliori amici sono i nemici che mi scrivono per contraddire Il mio pensiero di uomo quadro.
Insisto, non avvicinatevi a quel frutto, è Politica acerba, non è da mangiare, poverelli, non mi ascoltano, non conosco un altro modo per spiegare, convincerli, fermarli, farli ragionare.
Non so ne leggere, ne scrivere, quel maledetto linguaggio Politico Nazionale e per complimento a tutti i macachi, aguzzini e sostenitori che sbaffano Governando il nostro Paese, li chiamo randagi, perché passano da un letto all’altro, da un Partito all’altro, senza esitare, sono stravolti dal soldo.
Non so se è offensivo, il mio lessico é elementare, sono ignorante, disinformato, leggo senza capire, per me i testi comuni non hanno senso. Parlo come vedo, sono sordo, quasi cieco, rattristato, porto occhiali a fondo di bottiglia per poter osservare le innumerevoli anime smarrite, accomodate nei posti di comando.
Loro non ci stanno, gonfi di boria, perché si ritengono super uomini, Dottori in Filosofie Politiche dell’arraffare, Scienziati in Economie dello sperpero e del Linguaggio, soltanto gli Aborigeni li possono capire.
Hanno il Potere in mano. Da Corsari dei mari, finiti a terra, han fatto di Roma la Capitale del Regno, con abitudini tramandate per tradizione, fottere il prossimo è tutto ciò che sanno fare, rinnegando Dio, i loro genitori e fratelli.
Hanno creato un mondo alla rovescia e se ne infischiano del prossimo, condizionati da escort, droga e alcolici, che considerano virtù moderne, qualche volta vanno persino in chiesa a controllare se Dio si fosse svegliato.
La crisi non li spaventa perché Essi stessi sono la perversione, Guidati dalla dolce vita Su barche a vela e vetture Tedesche, sempre sbronzi e in dolce compagnia.
Viaggiano di continuo a nostre spese, con abbondanti scorte legate al piede, Vivono senza principi, ne famiglia, Scoreggiano dalla bocca parole insensate Per convincere gli stolti ad applaudire, Soltanto gli Aborigeni li possono capire.
Siedono comodi in poltrone soffici E campano del sudore dei lavoratori, Il Paese ne ha fin troppi, quanti danni, solo Dio sa quanto ci costano.
Per cambiare il nostro destino, bisognerà attendere, quanto tempo non si sa, quel giorno nel quale dietro al feretro con un mazzolino di fiori, e perché no, anche una preghiera, dopo tutto sono stati compagni dei nostri tempi di crisi.
Essi non sanno che vanno a bruciare per rinsaldare le anime che hanno tanto sofferto le loro innumerevoli mascalzonate terrene, mentre noi continueremo a vivere gli effetti di una crisi ereditata da incapaci, con una tazzina di buon caffè all’Italiana.
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