Kintsugi: l’arte filosofica giapponese di riparare con l’oro

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In un’epoca come la nostra, in cui vigono le regole del consumismo, riuscire a trovare qualcuno capace di riparare ciò che si è rotto, o incrinato, è sempre più difficile. Che si tratti di oggetti o di rapporti interpersonali, nel mondo contemporaneo “buttare via”, piuttosto che riparare, sembra essere diventata la soluzione a tutto, quindi perché cambiare?

La verità è che, troppo presi da una vita frenetica in cui entrambi i genitori di una famiglia lavorano, spesso a tempo pieno, e in cui i bambini vengono sottoposti sempre maggiormente a una pressione sociale non indifferente, forse alcuni di noi preferiscono disfarsi di quelle cose ormai diventate inutili, obsolete, di ostacolo alla corsa quotidiana.

Tuttavia è altresì vero che questo comportamento superficiale sta logorando dall’interno la società, isolando ciascuno di noi, che si ritroverà a dover vivere in un mondo sempre più proiettato verso l’interno, piuttosto che alla comunicazione.

Fortunatamente, però, ci sono ancora delle persone cresciute con valori personali non indifferenti, che stanno tentando in tutti i modi a rimanere in contatto con gli amici di vecchia data o con le persone che ritengono importanti.

Questa pratica di “riparare”, piuttosto che “buttare via”, però, non è certo la scoperta del secolo, per ciò che concerne il mondo occidentale, poiché questo tentativo di conservare dei valori socialmente accettabili e allo stesso tempo personalmente importanti, regna incontrastato nella cultura orientale. Ne ritroviamo un parallelismo nella pratica giapponese del “kintsugi” (chinzughi).

Ebbene sì, i giapponesi hanno avuto da secoli l’idea di trasporre la metafora della riparazione in una pratica oggi considerata non solo una filosofia, ma anche una corrente artistica elegante, piacevole alla vista e allo stesso tempo benefica per l’anima.

Kintsugi” significa infatti “riparare con l’oro” e solitamente viene applicato agli oggetti in ceramica, i cui pezzi rotti vengono riassemblati attentamente, per essere poi saldati nuovamente tramite l’oro liquido o, modernamente, polveri dorate, decisamente più economiche, ma dello stesso impatto emotivo.

L’oro infatti, viene considerato un metallo nobile non solo per la sua lucentezza e il valore economico, ma anche per la sua capacità di rimanere inalterato nel tempo, non subendo ossidazione, come invece accade al rame o al ferro. Esso è quindi simbolo di ricchezza, ma anche di resilienza e di stabilità, lo stesso auspicio che si ha verso un rapporto piacevole, sano e duraturo.

Si può quindi comprendere la metafora che scorre nell’avere una ciotola o un piatto rotto, che forse potrebbe esserci caduto di mano, ma che potremmo anche aver lanciato di proposito durante un litigio, o un brutto momento di nervosismo, e l’atto della sua ricostruzione.

Dopo aver raccolto minuziosamente tutti i pezzi, infatti, è importante cercare di far corrispondere nuovamente ciascuno di essi, ma è altrettanto chiaro che nell’impatto, alcune piccole schegge potrebbero essere andate perdute. Sarebbe quindi impossibile rimettere assieme ogni pezzo esattamente come era prima, quindi, con l’aiuto dell’oro, la nostra ciotola vecchia e logora, potrà tornare al fasto di un tempo, anzi, potrebbe anche diventare più bella di prima, proprio grazie alla preziosità e alla bellezza unica di questo piccolo “extra”.

Chiaramente ogni ciotola si romperà in un modo diverso, cadendo a terra, quindi anche la sua ricostruzione diventerebbe unica e inimitabile, tanto da non avere mai due ciotole identiche.

Non è forse così che si sente ciascuno di noi dopo un brutto litigio con una persona amata? Così come occorre del tempo per raccogliere i pezzi della ciotola, necessitiamo di settimane, mesi o chissà, forse anche anni, per poter ricostruire un rapporto andato a incrinarsi e/o a frantumarsi.

E dopo aver messo a posto ogni pezzo, è altrettanto vero che questi potrebbero non combaciare e il rapporto non essere più “come quello di una volta”.

Si potrebbe quindi pensare che, in fin dei conti, la nostra vita non sia altro che una piccola ciotola fragile fatta di continue smussature, di incrinature più o meno profonde e di vere e proprie rotture che potrebbero portare la nostra anima a perdersi tra i cocci decaduti.

Eppure, seguendo la filosofia giapponese, con pazienza, perseveranza e un po’ di comprensione, potremmo pensare di ricostruire la nostra vita e i nostri rapporti personali, portandoli al loro antico splendore, anzi, impreziosendoli sempre maggiormente.

Quindi, in mezzo a una società fatta di consumatori inconsapevoli, perché non provare a cambiare le cose, salvando il salvabile? Dopotutto è vero che ci vorranno pazienza e dedizione, ma forse la prossima volta che la vita dovesse portarci a una rottura, potremmo pensare di ricostruire e migliorare noi stessi e il nostro vivere con dello splendido oro, piuttosto che semplicemente “buttare via” tutto per dedicarci a qualcosa di nuovo. È anche vero che il nuovo attrae, ma non dobbiamo dimenticarci che è dal vecchio che si impara e ciò che noi stiamo “buttando via” è ciò che in realtà ci ha accompagnato lungo il nostro stesso percorso di vita, formando le persone che siamo.