La corsa degli illusi

Se tutti ci fermassimo a pensare...

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Un giorno mi chiesero perché il mio umore fosse perennemente pessimo e la mia risposta li lasciò perplessi:

“perché penso”.

Che risposta insolita! D’altronde tutti pensiamo, ma raramente ci fermiamo a riflettere su quanta importanza i nostri pensieri abbiano. Parole sospese nella nostra mente, in attesa di conoscere il loro destino, d’altro canto siamo noi a stabilirlo; decidiamo quali di queste rendere note agli altri, quali lasciare in attesa e quali riporre in un baule serrato, lasciato cadere nelle profondità più intime del nostro animo, in balia dell’oblio. Alcune parole riescono a fuggire, attraversando con fatica qualche spiffero e riportandoci alla memoria la riflessione scaturita, in passato, da queste.

I miei interlocutori, dopo una breve esitazione, mi chiesero cosa pensassi e la mia risposta fu confusa, lasciò trapelare i dubbi che mi assalgono e la mia perenne sofferenza.

“Non puoi tormentarti la vita! Non puoi pensare sempre in negativo!”

Questo rimprovero, o suggerimento, interpretatelo come meglio credete, ha stimolato in me una profonda riflessione.

Perché non dovrei tormentarmi?

La vita in sé è un tormento e spesso non ce ne rendiamo conto, rincorrendo speranzosi una felicità illusoria che non riusciremo mai a raggiungere. Ogni uomo, una mattina, con in mano la tazza del latte, dovrebbe fermarsi a riflettere, ignorando il tempo, su cosa di realmente positivo gli offra la vita.

Mai il bene riesce ad essere indipendente dal male, camminano di pari passo, nemici storici, ma compagni fedeli.

Di conseguenza, qualsiasi cosa che ci appaia momentaneamente positiva, rivela, in seguito, le infinite sofferenze che l’accompagnano. Perché, allora, ambire alla felicità? Perché rincorrerla, disperati, consapevoli di non riuscire mai a raggiungerla? L’unica felicità alla quale l’uomo è destinato è breve e questa sua caratteristica le impedisce di essere nominata “felicità”.

Perché?

La risposta non è difficile, anzi, è molto semplice: essa è destinata a non essere e, per quel breve momento in cui è, ci illude, ci lascia credere di aver raggiunto una dimensione di idilliaco benessere, facendoci crollare nella dolorosa delusione che segue il momento in cui smette di essere. Avendo sperimentato quel benessere provvisorio, seguito da tormenti laceranti, smascheratosi per la tortura che in realtà è, come si può non essere infelici?

La felicità assoluta non esiste e, di conseguenza, non esiste alcuna felicità nella vita umana.

Tutto ciò che apparentemente si rivela fonte di benessere, di gioia, tutto ciò che ci hanno insegnato essere bello, cela in realtà insopportabili sacrifici, che, a loro volta, generano infelicità. Basti pensare all’amore, sovrano del mondo e del cuore umano! Mai l’amore non si è divertito nel spargere sofferenza tra i poveri sfortunati colpiti dal suo incantesimo, caduti nel suo tranello. E’ inutile: felici lo si è solo da bambini, perché è quella l’età durante la quale si è irrazionali.

A termine della mia riflessione, se mi dovesse essere posta nuovamente la stessa domanda, la mia risposta non muterebbe.

Se non pensassi, se rinchiudessi severamente questi miei pensieri nel baule, forse anche io potrei illudermi di poter stare meglio, di raggiungere l’irraggiungibile, anche io, indossando il mio completino sportivo, darei inizio a questa corsa, a questa corsa verso il nulla.

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