Quali traversie!

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Nacqui dopo qualche mese da che c’eravamo trasferiti. Quel confine tracciò un solco profondo.

Cresciuta, compresi i drammi vissuti per il nuovo inserimento in un ambiente totalmente diverso e osservati a vista da chi ci credeva usurpatori…
Erano anni duri, di miseria e non meno di lavoro. Ricordo come mio padre s’adattasse a fare qualunque mestiere pur di avere una minima entrata che ci permettesse di avere da mangiare. Aveva frequentato la scuola con profitto e corsi di musica che gli permettevano di aggregarsi con i suoi strumenti a qualche piccola orchestra.

Oggi viviamo i drammi di coloro che partono sognando un mondo migliore. Quali traversie! Sogni destinati a morire, se hanno la fortuna di sbarcare… per la cruda accoglienza!… O addirittura infranti lungo il percorso… Quali tragedie! E chi lontano attende invano notizie e fors’anche qualche aiuto…! Quanta sofferenza Uomo!

Ma perché ti chiamo Uomo?

Non siamo fratelli… me ne ero dimenticata, questo è grave! Se ci comportassimo come tali, parlandoci, sorridendoci, il sorriso non costa nulla e incoraggia, sprona a superare persino gli ostacoli. Quanto gioiremmo dei risultati e dopo avere diviso ciò che è di tutti… potremmo dire:

“Grazie, finalmente ti ho incontrato, tu mi hai cambiato la vita, mi sento arricchita!!”