Povertà alle porte del consumo

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Chissà quante volte vi è capitato di vedere indigenti che chiedono l’elemosina davanti l’ingresso dei supermercati, e quante volte avete dato gli spiccioli di resto dopo aver comprato. Un gesto il più delle volte meccanico e distaccato nella fretta. I versi che vi propongo sono la fotografia che si è impressa nelle mie emozioni vedendo una vecchia seduta a terra e piegata davanti ad un piattino di questua all’uscita del supermercato.

Coperta da uno scialle pesante di lana scura, consumato e liso dal tempo, piegata in una postura tale che appena si intravedeva una lato del viso solcato da profonde rughe che ne datavano l’età. Quella postura, il silenzio nella richiesta d’elemosina affidata solo alla presenza del piattino posto davanti, mi ha toccato e fatto riflettere. Forse quella postura e il mutismo difendevano l’identità dalla vergogna di chiedere l’elemosina?

E se fosse stato voluto a tal fine, quanto le pesava quello stato di chiedere?

Da ciò si può comprendere come: scivolare nella povertà, non avere più mezzi di autonomia, decidere di tendere la mano come ultima soluzione di sopravvivenza, sia il superamento di un conflitto interiore terribile. Tu! dico a te che mi stai leggendo, che godi del benessere e sei lontano dal barattare la dignità per la sopravvivenza, magari lo fai per futili motivi di opportunità, pensaci! Quando incroci lo sguardo afflitto e sconfitto di chi ha ceduto ogni difesa della propria dignità pur di continuare a sopravvivere, non nasconderti dietro la fretta del quotidiano, fermati! Non sono i pochi spiccioli che possono risollevare un condizione d’indigenza, quelli servono a farti dormire la notte, ma è molto importante fermarsi e con una atto di umanità offrire una parola di conforto e perché no, di speranza.

Nell’inerzia del tempo sospeso,
sosta piegata dall’amaro peso
nell’indigenza, una mano tesa.

Mostra ai passanti flaccide vesti,
del consumo accarezza le buste
nell’indifferenza di persone leste.

La sua pelle è di nessun colore,
ma il suo gesto sofferto fa pensare
quanto amaro fiele è il sapore.

Fior di mano aperta a chiedere
apri al mondo petali di povertà
ed offri appassiti resti di dignità.