Quali sono le origini dell’antisemitismo ?

...bisognava trovare un capro espiatorio...

138

Quali sono le origini dell’antisemitismo ?

Secondo le sacre scritture, Noè ebbe tre figli Cam, Iafet e Sem, ed è appunto da quest’ultimo che deriva il termine antisemitismo (praticamente, “avversione verso la stirpe di Sem”).

Non è come si potrebbe erroneamente pensare una realtà nuova, propria del primo ‘900, anzi, per trovare l’origine di tale odio nato da stereotipi privi di fondamento, bisogna risalire a circa 4500 anni fa, nell’Egitto di Seti I (su questo gli storici si sono scontrati per anni e ancora dubbi permangono sulla natura schiavista o non dell’Egitto), padre di Ramses II. Egli infatti, poco prima di morire, temendo una rivolta degli ebrei che erano schiavi delle dinastie dei faraoni da circa trecentocinquant’anni, (e quindi con il tempo erano diventati molto numerosi) ordinò di sterminare tutti quanti i neonati di quell’anno, fra i quali, secondo il libro dell’Esodo, vi doveva essere anche Mosè.

Quali sono le origini dell’antisemitismo ?

Andando avanti nel tempo, vediamo come anche nel basso medioevo gli ebrei erano oggetto di persecuzioni e pregiudizi, un esempio calzante è la peste nera che colpì l’Europa nel 1347. E’ noto che la popolazione dell’epoca affibbiava la colpa dell’epidemia a due “categorie” di persone: le streghe e persone che erano reietti della società come i gitani, le prostitute, i mendicanti.

Le prime erano per la maggioranza semplicemente delle donne che avevano delle conoscenze nell’utilizzo di erbe o similari, dunque facilmente associabili a produttrici di intrugli magici, abilmente elaborati per un qualche fine satanico, oppure se esercitavano come ostetriche o guaritrici. I secondi semplicemente per il loro modus vivendi molto appartato e nomade, un po’ come accadrà ai protagonisti della novella di Verga “Quelli del colera”. Vi era una terza categoria che era vittima più o meno degli stessi pregiudizi di quest’ultimi (con l’aggiunta del fatto che erano grandi proprietari terrieri/commercianti e quindi possessori di ingenti quantità di denaro) e che forse più delle streghe, pagò il prezzo di questa ricerca di capri espiatori: gli ebrei.

In questo periodo, il fenomeno dell’antisemitismo fu particolarmente cruento nelle aree di lingua tedesca, dove migliaia furono i morti. Fra il 1348 e il 1350 si verificarono circa novantasei sommosse popolari contro le comunità ebraiche presenti nelle città.

A fomentare l’odio verso gli ebrei erano nella maggior parte dei casi gli artigiani o i braccianti, perché temevano la concorrenza delle attività ebree, ma anche i membri di nobile casato, che fortemente in debito con i prestatori di denaro ebrei, speravano in qualche modo di non restituire più le somme ottenute. A Strasburgo nel 1349, gli ebrei furono accusati di provocare il colera nella popolazione avvelenando i pozzi con una qualche strana sostanza di origine demoniaca.

L’accusa fu mossa dai patrizi in alleanza con il vescovo, che oltre ad esser loro come prima detto in debito con gli ebrei, desideravano tornare al governo della città, da cui eran stati estromessi vent’anni prima circa. Nonostante l’assoluzione dall’accusa e nonostante le due bolle di condanna di Clemente VI, in cui il pontefice faceva notare come anche gli ebrei morivano di peste come i loro accusatori, gli eccidi continuarono a verificarsi in gran parte del centro e sud-Europa.

Se la schiavitù in Egitto sta alla base della distinzione razziale fisica a danno degli ebrei, quella teorica, che sfocerà poi nel più grande genocidio del ‘900, comincerà con la pubblicazione di “Le fondamenta del XIX secolo“, saggio scritto da Houston Stewart Chamberlain, scienziato e filosofo inglese. Innamorato e imbevuto della cultura tedesca, (specialmente della musica di Wagner, di cui sposerà una figlia naturale, Eva) la sua opera fu composta nel 1899. Al suo interno troviamo teorie secondo le quali la razza ariana sarebbe superiore a tutte le altre, indi quella semita.

Il termine “ariano” però, secondo Chamberlain aveva un significato molto più ampio di quello che sarà reinterpretato da Hitler, egli faceva rientrare in questa categoria di uomini non solo i tedeschi ma anche il latini, i greci, i celti e finanche gli slavi che erano profondamente odiati da Hitler.

secondaIl filosofo arriverà anche a dire che se Gesù fosse ebreo di religione, di certo non lo era di razza.

prima
Athur De Gobineau

Chamberlain però non fu il precursore della distinzione razziale scientifica, infatti egli fu ispirato a sua volta come egli ispirò Hitler, dal conte francese Arthur De Gobineau. Primo a sostenere il “razzismo scientifico”, De Gobineau teorizzava la superiorità della razza bianca, in quanto l’unica a saper creare culture altamente civilizzate e durature nel tempo. Gli ariani per De Gobineau erano un etnia indoeuropea dalla quale nacque la civiltà greca, latina e anche germanica.

Come Chamberlain, incluse nel ceppo ariano celti e slavi, e teorizzava una crisi profonda e indissolubile qualora la razza ariana si sarebbe mischiata con altre razze. Le Teorie filorazziali, non ebbero gran voce nel periodo pre-grande guerra denominato belle époque (1900-13), stesso si dica per il periodo bellico (1914-18), ma la povertà e la miseria conseguite dopo la fine di quest’ultimo, scaturirono nella popolazione la necessità di un capro espiatorio su cui addossare tutte le colpe dell’accaduto.

terzaIl popolo ebreo era dunque il soggetto perfetto per tale ruolo, da anni infatti come detto in precedenza, il popolo ebraico era oggetto di persecuzioni basate sul nulla, quel che mancava era una teoria scientifica che affermasse come questo popolo non sole fosse colpevole di deicidio (assassini di cristo), ma anche cancro generatore di ogni sorta di male.

Ma come poter convincere un popolo colto e istruito come quello tedesco, a piegarsi a delle nefandezze del genere?

Come convincere la gente a perseguitare ghettizzare e se necessario eliminare fisicamente dalla faccia della terra un intera stirpe ? La soluzione migliore (e che fu a dir poco efficace come ci insegnano i fatti), fu quella di affidarsi a illustri medici e antropologi, che pur di ottenere una cattedra o un posto di prestigio dal Fhürer, si piegarono e venderono la loro cultura e intelligenza per quella causa barbara. Gente come Hans Günther, Karl Georg Khun, Peter-Heinz Seraphim.

É però un uomo molto lontano da questo periodo ad ispirare l’idea del tedesco predominante su tutti gli altri popoli in ogni campo, sia fisico che mentale, se pur comunque mal interpretato, o interpretato “fino alla curva”. Publio Cornelio Tacito, illustre storico, oratore e senatore Romano, nato nelle province galliche all’epoca sotto controllo di Roma tra il 55 e il 58 d.C. scrisse un famoso trattato noto con il nome di Germania o più nello specifico De origine et situ Germanorum. Fu ampiamente studiato dal futuro capo (reichsfhürer) delle SS, Heinrich Himmler. L’opera, scritta nel 98 d.C., esalta i costumi e i valori delle tribù germaniche analizzandole una ad una.

Sfortunatamente però, Himmler non riuscì a comprendere che quell’opera non era una radice antica del razzismo, ma meramente un confronto che Tacito fa con le popolazioni del nord, considerate barbare, e i romani del suo tempo, che ai suoi occhi erano decaduti e quindi posti ancora più in basso dei germanici stessi.

L’opera di per se inoltre, non è attendibile storicamente. Tanti sono i filoni critici sostenenti che il popolo descritto da Tacito fossero i celti e non i germanici. Infatti egli non visitò mai quelle terre. Inoltre tutto lo scritto è una ricopiatura parziale di opere precedenti molto più prestigiose e certe. Come il De bello Gallico di Giulio Cesare o Bella Germanie di Plinio il Vecchio. Questi ultimi invece videro emtrambi quella che è l’attuale Germania con i loro occhi.