Con il 30% della produzione di carciofi italiani il nostro Paese detiene il primato mondiale. E 4 cultivar hanno ottenuto il riconoscimento del marchio di qualità europeo.

Il carciofo è una pianta tipica delle zone mediterranee. Predilige il clima temperato, resiste abbastanza al freddo, ma non al gelo; il terreno ideale è tendente all’argilloso e neutro.

Esistono al mondo più di 90 varietà di carciofo che vengono classificate in base a certi criteri:

  • ci sono le inermi e le spinose, a seconda se le brattee terminano con le spine;
  • in base al colore esistono le verdi e le violette;
  • sono primaverili o unifere le varietà la cui raccolta avviene in aprile-maggio, e autunnali o rifiorenti quelle che producono in anticipo capolini in autunno con la tecnica della forzatura (inizio attività vegetativa in estate anziché in inverno).

Il carciofo viene coltivato soprattutto in Italia, Spagna ed Egitto; negli Usa la produzione si concentra nella California. Da qualche tempo si coltiva (soprattutto per esportazione) anche in Perù, che è diventato il quarto produttore nel mondo.

Quali sono le particolarità dei carciofi italiani?

In Italia il carciofo è definito il prodotto simbolo del centro sud. Infatti, le regioni dove i carciofi italiani vengono maggiormente coltivati sono la Sardegna, la Puglia e la Sicilia (Piane di Catania e di Gela); ma anche il Lazio fa la sua parte.

Sono 4 le cultivar di carciofi italiani ad avere ottenuto il riconoscimento di marchio di qualità di origine dall’Unione Europea, e questo perché sono prodotti agroalimentari rispondenti ai requisiti stabiliti dal Regolamento CEE n. 510/06 e, dunque, devono essere promossi e tutelati. Ecco i 4 carciofi italiani di cui parliamo:

  • il carciofo romanesco del Lazio
  • il carciofo brindisino
  • quello di Paestum
  • il carciofo spinoso di Sardegna

Carciofo romanesco del Lazio

E’ stato il primo prodotto agricolo italiano ad ottenere, nel 2002, un marchio di qualità, quello di origine IGP (Indicazione Geografica Protetta).

Il carciofo romanesco è chiamato anche “mammola” o “cimarola”. Deriva dalle cultivar di Castellammare (carciofo precoce, morbido e con poco scarto di foglie) e di Campagnano (tardivo e più grosso), e si coltiva nelle province di Viterbo, Roma e Latina.

Per quelle zone è il “Re dell’orto”: è di ottima qualità (grosso e senza spine), ha caratteristiche organolettiche eccezionali ed inoltre è molto versatile in cucina. Famosi sono i carciofi alla Giudìa ed alla romana, e poi i carciofi fritti, ripieni ed in brodetto.

Curiosità:
Il fiore del carciofo appena sbocciato è all’origine di un prodotto tipico del Lazio: il caciofiore. Questo formaggio, considerato l’antenato del pecorino romano, è prodotto con il latte di pecora crudo intero attraverso una procedura particolare che vede l’aggiunta nel latte del caglio vegetale ottenuto dai fiori di carciofo.
Il profumo ricorda quello dell’erba e della paglia ed il gusto è intenso e leggermente amaro.

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