I Picari di ieri e quelli di oggi

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Chi erano i Picari? Chi ama le opere liriche, conosce sicuramente l’argomento che mi accingo a trattare. Infatti gli autori di drammi per musica, a causa della stranezza di questo tipo di letteratura che spesso sconfina nel comico e nel grottesco, hanno preso spesso il filone letterario di cui sto per parlare come ispirazione per le loro opere.

Voglio parlare di “Picari” e di “Picaresca”.

Questo strano tipo di personaggio, denominato appunto “Picaro” ha caratterizzato un ciclo letterario molto fortunato della letteratura Spagnola di quello che è universalmente conosciuto come il “secolo d’oro”, l’epoca in cui la Spagna conobbe il suo periodo più florido, il “Seicento Barocco”.

Qualcuno che non conosce l’opera lirica si chiederà sicuramente:”chi erano i Picari?”

Erano gli emarginati della società che gli autori in questione disegnavano in modo comico, burlesco e anche grottesco. Lo facevano per far riflettere la Spagna delle grandi conquiste geografiche e della Chiesa opulenta sulla povertà e sulla cosiddetta “devianza”:

i comportamenti distorti, i furti, l’alcol, la prostituzione, la vita sregolata, che portava ad un’esistenza senza norme e senza legge.

Far ridere per far riflettere, questo era l’obiettivo degli scrittori di Picaresca.

Siamo nel Terzo Millennio, sono passati quattro secoli da quel periodo storico, così diverso dal nostro ed io voglio dimostrare che i Picari esistono ancora.
Qualcuno asserirà sicuramente che la società del benessere, ha annullato la povertà e l’emarginazione.

Chi sostiene questa tesi, lo fa solo per non vedere queste realtà che sono ancora intorno a noi.

A distanza di quattro secoli, c’è ancora chi vive una vita al margine ed al limite, nel disinteresse di una società che proprio come quella Spagnola dell’epoca, è ancora troppo distratta.

Sarebbe utile aprire un altro filone letterario Picaresco per far ridere riflettendo.

A chi mi sto riferendo quando alludo ai “Picari” di oggi?

La risposta è semplice, basta guardarsi intorno per trovarla. Mi riferisco a quelli che il Vangelo chiama gli “ultimi”, coloro che hanno perso tutto: casa, lavoro, famiglia, dignità, sono loro i nuovi “Picari”.

Come si arriva a questa tragica condizione?

Attraverso una catena di sbagli, nella quale, un errore tira l’altro. L’alcol, la droga, portano spesso a ritrovarsi in condizioni estreme ad avere una famiglia disgregata, dei figli che devono crescere senza la madre che non è ritenuta in grado di pensare alla loro crescita e vengono dati in affidamento a famiglie che cambiano periodicamente.

C’è chi dice che le dipendenze della droga e quelle dell’alcol che miete ancora vittime nell’indifferenza generale, siano volute e cercate.

Non è affatto vero, c’è una fragilità di fondo che mette una persona su questa strada che piano piano porta alla disperazione assoluta.

Le persone che la imboccano sono spesso più fragili di quanto si pensi ed è proprio la loro fragilità a metterle in condizione di non essere in grado di uscire da una situazione difficile. Infatti per lasciare questa condizione, servirebbe una forte personalità e tanta forza di volontà che queste persone non hanno.

Imboccare la strada sbagliata, è facilissimo, è l’uscita che è molto difficile.

Fortunatamente c’è chi da decenni si occupa quotidianamente di loro e fa di tutto per rimettere questi soggetti sulla strada giusta.

Proprio come i Picari, queste persone, spesso vivono di espedienti, affidandosi alla carità, imbastiscono risse con molta facilità, finiscono in tribunale e addirittura in carcere, hanno perso il senso del rispetto, il valore del denaro, della famiglia e della convivenza civile.

Di loro si parla poco, incutono timore, fanno sorgere domande e dilemmi, legati ai loro comportamenti e ai danni che possono arrecare.

Non riescono a trovarsi un lavoro, infatti nessuno si fida di loro. Spesso vivono di espedienti, nelle zone più periferiche delle nostre città, dove gli affitti sono meno cari o addirittura nelle stanze di alberghi dismessi. Una vita al limite ed al margine, dalla quale qualcuno è riuscito ad uscire, grazie alla famiglia ed alla forza di volontà, riuscendo a rientrare nella società.

Questi soggetti dovrebbero servire come esempio e come stimolo a chi sta ancora vivendo una vita senza regole, come quegli ex Picari che avevano lasciato quella vita e che servivano da monito per chi era ancora sulla strada e doveva cercare di cambiarla.

I mezzi d’informazione che oggi formano la coscienza dei popoli delle “società del benessere”, anziché far vedere sempre la parte mezza vuota del bicchiere,alimentando le paure e gli stereotipi che spesso le generano, dovrebbero parlare anche e sopratutto di chi ce l’ha fatta. Di chi è uscito dal gorgo maledetto e si è ricostruito una vita normale, grazie all’aiuto di chi ogni giorno si dedica a salvare queste persone dalle dipendenze ed a riportarle ad una vita normale.

Ritornare alla normalità per questi soggetti è molto difficile, è un po’ come ritornare a scuola. La scuola che devono frequentare non ha: banchi, lavagne, compiti in classe, voti e pagelle. E’ la scuola della vita, dove si tornano ad imparare, piano piano, passo dopo passo i valori fondamentali della convivenza ed è molto più difficile di quella che si frequenta da giovani.

I ragazzi infatti hanno una mente ancora aperta all’apprendimento che assorbe tutto e si adattano ad ogni nuova condizione.

Quando una persona è adulta, è ormai abituata a vivere un certo tipo di vita, il suo cervello è già strutturato, abituato a pensare in un certo modo e per questo è molto difficile uscire da questo vortice perverso e ritornare alla normalità della vita. Una vita in cui la violenza, non è routine ed in cui ci sono delle regole da seguire per convivere in una società basata sul rispetto reciproco.