Dammi cinque minuti

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E per fortuna doveva stare via solo un’ora

L’ equazione integrale, che cercava di risolvere era un po’ più difficile del previsto, era del tipo lineare, le cosiddette di Volterra. Era la terza volta che ci provava, ma il valore della “f(x)” cioè il risultato, non coincideva con quello della traccia. Era una sorta di esercitazione, che la professoressa di analisi due, del corso del secondo anno, della facoltà di Economia gli aveva assegnato in vista dell’imminente esame che i sarebbe tenuto da lì a due giorni. Impostò l’equazione per la quarta volta e sembrava avesse preso il verso giusto quando suonò il campanello.

Quella mattina, erano circa le nove, la sua famiglia era fuori, i genitori a lavoro, i fratello e sorella a scuola e lui, Gigi, chiuso nel suo studio, seduto alo scrittoio, cercava di risolvere quel rompicapo.

Non aveva voglia di andare al citofono, convinto si trattasse dei soliti agenti immobiliari che giravano già dal mattino o di testimoni di Geova in cerca di nuovi adepti. Quindi fece finta di non aver sentito e riprese la sua equazione ma dopo qualche minuto, il campanello suonò di nuovo e più a lungo. Suo malgrado decise di andare e sentire dal citofono chi fosse. Non lo riconobbe subito, il suono della sua voce al citofono sembrò diverso, più grosso e profondo, ma poi si rese conto che altro non era che Cico Zalna, non proprio uno degli amici più stretti, ma uno della comitiva, più grande di circa cinque anni e per quello che sapeva, aveva una ditta di import/export con il Brasile.

Zalna aveva circa ventisette anni, vestiva un po’ classico con giacca e cravatta ed era bello grosso, con un gran bel faccione e un gran bel nasone. Gigi lo fece entrare e accomodare sul divano che era li nello studio. Dopo un po’ di chiacchere, Zalna gli chiese se poteva dedicargli al massimo un oretta e fargli compagnia in macchina, mentre insieme cercavano l’ indirizzo di un suo fornitore. Eravamo nel 1991 e in quegli anni non c’erano già i navigatori GPS e per cercare un indirizzo, dovevi aiutarti o con lo stradario oppure chiedere ai passanti. Gigi fu subito favorevole alla cosa, contento di uscire un po’ e riposare la mente. Al suo ritorno avrebbe sicuramente risolto l’equazione.

Mentre Gigi sistemava i suoi appunti, Zalna prese un quadernone, quello di geometria, di colore nero e lucido nella copertina, poi tiro dalle tasche un po’ di oggetti, tra cui una scheda telefonica (c’erano già i cellulari ma c’erano ancora pure le cabine telefoniche) una banconota da 50.000 lire e una bustina della grandezza di una noce e si fece un tiro di coca. Gigi rimase incredulo, sbalordito, non credeva ai suoi occhi e non sapeva che quel suo amico facesse uso di cocaina e a testa bassae senza dire una sola parola, finì di preparare gli appunti poi fu pronto per uscire. Zalna aveva una Fiat Ritmo 60, di colore bianco, che per quegli anni era una gran bella macchina. Salirono e partirono. Gigi si fece dire il nome della strada e poi si armò di stradario.

Cercò di dimenticare quello che aveva visto poco prima a casa sua. Dopo circa dieci minuti, Zalna invitò Gigi a mettere via per un attimo lo stradario e gli chiese, e solo allora Gigi capì quale doveva essere il suo vero compito, di preparargli un’altra riga. Gli fece tirare fuori dal cruscotto un portadocumenti in plastica nera, rigido, gli diede poi gli attrezzi giusti e gli disse come doveva operare. Gigi per la inesperienza, fece tutto bene ma forse esagerò con la dose. Quando fu tutto pronto Zalna si arrotolò la solita banconota, prese il portadocumenti dalle mani di Gigi, bloccò il manubrio con le ginocchia e portandosi tutto all’altezza del naso, inalò tutto in solo colpo.

Gigi posò tutti gli attrezzi di quella sua nuova scoperta e riprese lo stradario dicendo a Zalna di proseguire sempre dritto fino al prossimo incrocio poi di girare a destra. Dopo circa dieci secondi, vuoi perché Gigi aveva un po’ esagerato o vuoi perché, Zalna, inalò tutto in un colpo solo, Zalna, che all’ improvviso scalò di marcia e in una volta sola sorpasso almeno quattro macchine. Gli occhi gli si spalancarono, si accese una sigaretta, prese il suo cellulare, modello Star-tac 130 della Motorola e chiamò il fornitore oggetto della nostra avventura. Tutto questo avvenne sotto lo sguardo incredulo di Gigi e tutto questo avvenne mentre guidava.

Dopo un accesa discussione avvenuta sempre al telefono, con l’altro personaggio, cambio improvvisamente rotta, fregandosene delle indicazioni dello stradario e prendendo la superstrada per Napoli San Giovanni a Teduccio. Con Gigi si scusò dell’ accaduto, gli chiese se potevano perdere ancora qualche oretta perché il suo fornitore si era spostato dal deposito, dove erano diretti, per una destinazione in quel momento ancora sconosciuta. Poi guardo Gigi e gli chiese di preparargli un altro siluro come quello precedente. Gigi sempre per la sua poca esperienza e anche un po’ in preda alla preoccupazione, ne preparò uno ancora più grande. Zalna era sempre più euforico e i suoi occhi sempre un po’ più spalancati.

Dopo circa venti minuti erano in un quartiere di san Giovanni a Teduccio dove tutto si poteva essere, tranne che un luogo per un appuntamento di lavoro. Si accese un’altra sigaretta, poi disse a Gigi di aspettare un attimo in macchina e spari nei meandri di quel quartiere malfamato alle porte di Napoli. Gigi non sapeva di preciso dove fossero, sapeva che era San Giovanni dai cartelli stradali , e sapeva che era malfamato dalle condizione in cuoi erano le strade e le costruzioni e dal tipo di persone che vedeva. L’attimo di Zalna, il quale arrivo quasi saltellando, fu di circa quaranta minuti, e quando risalì in macchina, passo a Gigi, una busta, sempre contenente quella polverina bianca, ma di diametro raddoppiato. Erano le 13.30 (circa 4 ore dalla loro uscita).

Uscimmo da quel quartiere e appena fummo sulla provinciale che ci avrebbe riportato verso il nostro paesello, Zalna guardò Gigi, il quale capi subito il messaggio. Per non avere due bustine addosso, Gigi sempre ignaro su come dosare quella polverina, versò tutto il contenuto della prima bustina sul portadocumenti, la lavoro un po’ con la scheda telefonica e preparò un siluro ancora più grande.

Questa volta Zalna non riuscì a bloccare il volante con le ginocchia e mentre faceva la sua aspirata, che, per questo giro divise in due, tanto era grossa, chiese, con dei gesti delle mani e con delle espressioni del viso, quasi fosse il linguaggio dei segni, a Gigi di tenere il volante. Lui abbassò la testa e tirò tutto su, usando una volta la narice di destra e una volta quella di sinistra. Poi si giro verso Gigi restituendogli il portadocumenti e voleva quasi parlare, dire qualcosa, ma emise solo dei suoni. Aveva la faccia di un rosso paonazzo. Si fermo, scese dall’auto, si accese una sigaretta e poi inizio a girare in circolo intorno all’auto. Gigi lo seguiva con lo sguardo ogni volta che appariva, desiderando sempre più la sua equazione integrale, mentre Zalna a testa bassa ragionava con se stesso.

Dopo circa tre sigarette, tornò in macchina, guardo Gigi e sempre cercando di parlare emise dei suoni che Gigi lì per lì non capi, ma presero significato, quando dopo circa venti minuti, Zalna imbocco l’autostrada direzione Roma. Prese il casello e quando si infilò nel portale d’ingresso dell’ autostrada per ritirare lo scontrino del transito, un poò dovette prendere la mira.

Ritirò il bigletto eripartì, aveva ormai a una velocità da crociera, forse iniziava ad accusare il colpo di tutta quella schifezza. Gigi dal canto suo era immobile e taciturno ,e per paura della risposta, non ebbe nemmeno il coraggio di chiedere quale fosse la loro destinazione finale. A intervalli regolari Zalna faceva segno a Gigi di preparare altra roba e man mano che tirava su, la velocita di crociera diminuiva. Poi riuscendo a trovare le parole e a muovere la mandibola, Zalna riusci ad articolare due parole e prese lui il discorso. Assicuro a Gigi , che erano diretti a Roma , perché quel suo fornitore si era spostato per suoi motivi e che appena sarebbero arrivati, avrebbe preso i soldi da e di corsa sarebbero ritornati a Napoli.

Erano le 16.30 ( erano circa 7 ore dalla loro uscita)

Il viaggio oramai aveva preso la piega che già sapete. Zalna che guidava e inalava e Gigi in silenzio preparava. L’ andatura era sempre quella da crociera, massimo gli 80 all’ ora e venivano sorpassati e insultati anche dai grossi ,lenti camion. I discorsi, o monologhi, perché era solo Zalna che parlava spaziarono ovunque dalla politica agli sbarchi sulla luna, poi Gigi, timidamente chiese di andare in bagno e cosi Zalna dopo almeno tre aree di servizio, trovo il coraggio di fermarsi in area di sosta ,lungo l’autostrada. Il tempo che Gigi, fece la pipì, Zalna resto in macchina super accovacciato al sedile di guida e guardò tutto il tempo dal retrovisore, per vedere se arrivavano volanti della stradale. Erano circa a metà strada.

Appena mise il piede in macchina, Gigi fu invitato subito a mettersi all’opera e preparare il solito richiamino , che questa volta, un po’ scocciato, ne preparò uno di circa mezzo grammo che Zalna, un po’ per bloccare il volante con le ginocchia e un po’ per guardare nel retrovisore (tutto faceva tranne che guardare la strada) non vide e tiro tutto su in solo colpo. Non parlò più per il tutto il viaggio e arrivati a Roma Sud imbocco il portale con il pagamento in contanti dove trovò l’omino. La scena fu comica perché, per l’ultimo tiro, quello da mezzo grammo, Zalna, non uso i solito biglietto da 50.000 lire che ormai si era un po’ inumidito, ma uso proprio lo scontrino dell’ autostrada il quale una volta appoggiato allo sportello per il pagamento, riprese la posizione arrotolata.

A quella scena Zalna non capì più niente e una volta appoggiata la banconota da 50.000 lire sempre sullo stesso sportello, anche questa si arrotolò. Successe che Zalna preso dall’ imbarazzato ,ma per lo più impaurito, schiaccio il piede sull’acceleratore e scappo via, dimenticandosi addirittura di prendere il resto. Dopo aver girato a zonzo per circa un’ora, Gigi capì che Roma era stato solo uno stratagemma per perdere un po’ più di tempo e che forse la persona della quale Zalna parlava dal mattino, nemmeno esisteva.

Erano le 19.30 (erano 10 ore dalla loro uscita)

La storia del casello aveva turbato cosi tanto Zalna che per riprendersi volle ripetere l’ inalata per tre volte consecutive. Ormai Gigi aveva capito l’ andazzo e preparava le righe in funzione di come desiderava che fosse Zalna, se lo voleva chiacchierone, di compagnia, non doveva esagerare se invece voleva stare un po’ tranquillo e pensare alle sue cose, compreso all’equazione integrale, doveva un po’ esagerare e se lo voleva fuori dalla macchina a girare come un matto allora ci voleva tipo uno spaghetto. In quella bustina come se abvesse avuto un telecomando con il quale muoveva Zalna Qualsiasi era la quantità, Zalna non lasciava mai residui sempre tutto pulito, aspirato. Era successo però che per alcune di quelle situazioni aveva lasciato un residuo, che poi aveva fumato, bagnandoci una sigaretta.

Gigi iniziava a essere preoccupato per tutto quanto. Ormai i suoi erano ritornati dal lavoro e la famiglia era riunita, si fece prestare il telefono da Zalna e chiamò casa. Avviso che era a casa di un amico a studiare e che non sapeva a che ora poteva tornare, c’era la possibilità che rimanesse a dormire fuori. Anche Zalna era tra il preoccupato e infastidito, si era fatta sera e Gigi per preparare la solita riga aveva bisogno almeno di una luce. Questa cosa preoccupava Zalna e quindi diede un occhiata a quanta polverina era rimasta, fece un po’ di esercizi con la mandibola e con l’ energia che gli era rimasta chiamo un suo amico, sempre del nostro paese, ma che viveva e lavorava a Roma.

Erano le 22.00 ( erano 12.5 dalla loro uscita)

Dopo nemmeno un‘ora eravamo a casa di Pica, Lanza si mise seduto a tavola, Pica dello stesso partito gli sedette di fianco e Gigi che ormai era disoccupato finalmente si stese su divano accanto al tavolo. Parlarono per gran parte della nottata. discorsi intervallati da lunghe aspirate e poi di nuovo giù a interloquire. C’erano addirittura momenti che parlavano insieme e di due cose totalmente differenti , ma alla fine annuivano uno con l’altro. Gigi si addormentò , mentre Zalna si mise a torso nudo e mise sulle spalle un asciugamano a mo’ di pugile. L’ altro per lo più assecondava Zalna.

Gigi fu svegliato alle sei e trenta del mattino, Zalna era bello come il sole docciato e rivestito. Salutarono Pica, si misero in macchina e via verso Napoli. La bustina era finita e il viaggio di ritorno fu veloce e di poche parole. Anche al casello filò tutto liscio. Gigi arrivò a casa che i suoi erano andati al lavoro e i fratelli a scuola. Si sedette al suo solito posto, allo scrittoio, nello studio, accese la calcolatrice scientifica e fece per la quarta volta l’equazione integrale. Il risultato questa volta era giusto.
Erano le nove e trenta.

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Dammi cinque minuti

Racconto di Luigi Fabbrocini