Divide et Impera, una lezione dei nostri avi

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“Nonno come stai?”
“Come un vecchio di novant’anni! Dimmi tu piuttosto?”
“Io? Come un quarantenne nel paese del cazzeggio! Ho dovuto chiudere la mia attività e non trovo uno straccio di lavoro, ma la salute va bene.”
“Ogni generazione affronta le proprie difficoltà!”
“Tu nonno sei passato anche sotto la dittatura….”

“Perché pensi sia cambiato qualcosa? Ai miei tempi non potevamo parlare, oggi parla, parla e vedi chi ti ascolta!”

“Ora però abbiamo internet! Attraverso la rete le informazioni viaggiano raggiungendo tutti, siamo più informati, coscienti di cosa succede e c’è molta rabbia in giro. Presto o tardi qualcosa dovrà succedere.”

Il vecchio fa una piccola risata sarcastica.

“Io non conosco bene quello di cui tu parli, tuttavia pensi veramente che chi ha creato questa cosa non la sappia sfruttare meglio di chi la usa? Sei veramente sicuro che tutti i leoni che ruggiscono attraverso i computer siano realmente quello che dicono? E anche se lo fossero sarebbero capaci di far seguire azioni concrete alle loro parole? Hanno paura di Mussolini ancora oggi dopo più di 70 anni che è morto. Se non veniva l’occupazione americana….”

“Ma nonno gli americani ci hanno liberato!”

“Nipote mio, non sempre chi ti tira fuori dalla merda lo fa perché ti vuole bene!”

Attimi di silenzio, poi l’anziano:

“I grandi poteri economici sovranazionali dirigono a loro piacimento le politiche dei vari paesi. Nel nostro poi hanno trovato un humus particolare. Grazie all’intera vecchia classe politica, che per generazioni ha distrutto sistematicamente ogni cosa dove ha messo le mani. Manovrati dai suddetti, coscientemente e non, facendo i loro interessi e preoccupandosi solo di allargare il consenso per avere sempre maggiori ritorni personali infischiandosene di una pianificazione seria per il futuro del paese. Buttando di fatto nel cesso il domani delle nuove generazioni. Sapendo benissimo che un popolo unito può essere una brutta bestia, ma diviso diviene mansueto e facilmente controllabile. Hanno applicato magistralmente, in questa bella Repubblica delle banane, una vecchia lezione dei nostri antichi avi:

divide et impera!”

Fa una breve pausa, poi riprende.

“Troppa gente vive comodamente all’ombra di questo sistema in un vasto ed intricato sottobosco di privilegi e prebende. Poi ci sono i ricchi, per nulla attaccati dalla crisi anzi addirittura hanno perfino aumentato il loro benessere. Nessuno di questi ha interesse a cambiare la situazione. Tutto sommato però il grosso della popolazione è concentrato nella classe media, volutamente falcidiata e sistematicamente distrutta perché divisa in mille rivoli. Gli autonomi contro gli operai, i titolari di partite iva calunniati come evasori, mentre gli operai sono sfruttati ed i sindacati ci inzuppano il pane a braccetto con la politica. Gli ordini professionali considerati come centri di privilegi e le piccole produzioni locali visti come nemici della società.

Perfino i pensionati sono divisi: tra i poveri minimi indifesi e continuamente vessati, poi via via salendo la scala su verso i più fortunati fino all’olimpo dei vitalizi!

Una guerra tra poveri e mentre ci fanno scannare si consumano le piccole tragedie quotidiane, gente lasciata sola senza più dignità si suicida piuttosto che sopportare la vergogna. Altri scivolano silenti nella povertà più assoluta divenendo di fatto degli invisibili, barboni che campano alla giornata raccattando un pasto come possono e dormendo in ripari di fortuna. Altra categoria privilegiata sono i disonesti e delinquenti di ogni razza e risma. Le eccelse guide della nazione, oltre ad appartenere ampiamente alla categoria, sanno benissimo che sarebbero i primi a ribellarsi ed allora li tengono buoni rispondendo con la costante ritirata dello stato nel garantire la giustizia agli onesti. Anzi ne stanno importando massicciamente come futuro serbatoio di consensi per rimpiazzare i vuoti creati dalla diserzione dei cittadini. Trascurando però un particolare importante, i nuovi venuti non sono pecoroni ammansiti, ma cani rabbiosi pronti a mordere la mano del padrone non appena ne avranno la possibilità. Hanno sostituito il circo con il calcio ed il pane con i ristoranti ma per il resto la sostanza quella è.”

“Come si potrebbe fermare tutto questo?”

“La gente comune deve rimboccarsi le maniche e riprendere in mano l’amministrazione della cosa pubblica. Portare fuori dalle segrete stanze dei palazzi i loschi inciuci ed esercitare la democrazia, quella vera, nelle pubbliche piazze. Che sia il popolo stesso investito a prendere le importanti decisioni che riguarderanno il proprio futuro. Con le diavolerie moderne non dovrebbe essere poi così difficile, le difficoltà vere stanno nello smuovere gli animi e nello scardinare questo sistema di potere dove i pochi controllano le moltitudini.”

“Nonno, la tua è una soluzione fantastica!”

“No nipote mio, è solo la visione di un vecchio stanco. Ieri come oggi e anche domani sempre il divide et impera dominerà questo popolo.”


Divide et Impera, una lezione dei nostri avi