La casta Gay si indigna alle parole di Papa Francesco

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La casta gay s’indigna ascoltando le parole di Papa Francesco secondo il quale  un bambino che non ha una chiara identità sessuale, vive un disagio, un malessere che deve essere affrontato con i genitori già in quel momento. Secondo lui è doveroso intervenire per capire la natura esatta di questa confusione della propria identità.

Purtroppo alla casta non piace pensare che la loro scelta di vivere una vita da omosessuale e di imporla agli altri sia una cosa geneticamente innaturale.

Si può non essere d’accordo con questa veduta ma di certo arrivare ad indignarsi è spropositato e tipico di chi non vuole assumersi la responsabilità delle proprie scelte di vita.

Solo le capre s’indignano, quelle narcisiste che vogliono a tutti i costi e con prepotenza convincere il mondo di essere loro il vero specchio dell’uomo giusto. Qui non si tratta né di giusto né di torto ma semplicemente di persone che fanno delle loro preferenze sessuali, uno stile di vita che, secondo loro, deve essere trattato in modo privilegiato, e che deve essere agevolato a scapito anche dei diritti sociali del mondo eterosessuale. E’ impensabile accettare che questa casta, per esempio metta in testa hai bambini che non sono né  maschi né femmine; questo è assurdo e folle.

Meditare, meditare sempre…

Le MicroReazioni di Nico Colani

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Nico Colani nasce a Genova nel 1957. Si diploma elettricista e in elettronica ed in seguito la sua passione per il digitale lo vede applicarsi da autodidatta in informatica e sviluppo web, poi è titolare per vari anni di una piccola impresa di trasporti. Nico assiste al fiorire di periodi di grande boom industriale ed economico per l’Italia partecipando anche a varie attività sindacali per la tutela dei diritti lavoratori. Eterno pensatore e provocatore, Nico Colani si è sempre impegnato, attraverso vari mezzi di comunicazione come il suo blog decennale di satira “Guanot” e più recentemente con “Il Macigno” ad individuare i grandi paradossi sociali nella vita contemporanea fino ad estrapolarne le sue dissonanze. Il suo è non solo un invito a meditare, ma a sollecitare pareri al fine di aiutare la propria società a ristabilire gli equilibri sociali, culturali ed economici persi nei cambiamenti generazionali dove si è scelto di crescere e maturare senza consapevolezza storica e culturale del proprio paese di origine. Il suo motto è sempre stato “Ruit Hora”, ovvero “Il Tempo Fugge”. Isabella Montwright