La fine dei radicali: Emma Bonino salvata da un democristiano

Un democristiano che salva un radicale.

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La fine dei radicali posticipata. Un democristiano che salva un radicale. Roba inimmaginabile nei primi decenni della nostra Repubblica, quando la Dc era sempre al governo e ci imponeva un Medioevo dei diritti civili, in nome di un cattolicesimo bigotto e ipocrita. Mentre il Partito radicale smuoveva le acque a colpi di referendum. Poi sappiamo quanto, con la fine della Prima repubblica, le differenze si siano via via assottigliate e ormai gli italiani non si sorprendono più di nulla.

Neanche del fatto che, un post-democristiano come Bruno Tabacci, leader di Centro democratico, sia andato in soccorso della storia leader dei radicali Emma Bonino. Dc e Radicali insieme, due partiti agli antipodi nella Prima Repubblica, ma ormai fusi nella Seconda o Terza di oggi.

Ecco la dichiarazione di Tabacci:

«Abbiamo maturato la decisione di mettere a disposizione il nostro per recuperare una condizione di libertà. Consideriamola una scelta di servizio nei confronti della democrazia. Se non ci fosse stata la lista Emma Bonino saremmo stati tutti più poveri».

Questo invece il commento della Bonino sul gesto generoso di Tabacci che ha impedito la fine dei radicali:

Siamo profondamente grati a Tabacci. Grazie a questo gesto saremo presenti alle elezioni politiche del 4 marzo, alla pari delle altre forze politiche nei blocchi di partenza. È un servizio grande che ha reso al Paese», commenta l’ex ministro degli Esteri ed esponente di +Europa».

Ma cosa ha fatto Tabacci per permettere alla Bonino di partecipare alle prossime politiche? Ha concesso il proprio simbolo del Centro democratico, esonerando così +Europa dall’obbligo di raccolta delle firme, in quanto il Rosatellum prevede che le liste che fanno riferimento a un gruppo già presente in Parlamento non le debbano raccogliere.

Senza l’intervento di Tabacci, +Europa sarebbe stata infatti obbligata a raccogliere almeno 25mila firme in 63 circoscrizioni in pochi giorni, su liste già complete di tutti i nomi dei candidati, sia per il proporzionale sia per l’uninominale. Una mission impossible, per una formazione politica ormai dissoltasi.

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